Meno sanità per tutti, con la “riforma strisciante” tagli per 30 miliardi: per crepare in corsia

corsi ospedale gente in mezzo

Aumentano i costi, diminuiscono i servizi ma soprattutto esistono ancora lunghe liste di attesa ed errori/orrori diagnostici. Ma a pesare più di tutto sarà il taglio di trenta miliardi di euro nei prossimi tre anni. Ecco con quali conseguenze.

 

Meno sanità per tutti : è questo lo slogan del XVI rapporto Pit Salute 2013 presentato oggi a Roma al Ministero della Salute da Cittadinanza Attiva. Al titolo è aggiunto anche “la riforma strisciante”.

Numerose le preoccupazioni dei cittadini che vanno dagli errori dei medici all’accesso alle prestazioni e in particolar modo ai costi che saranno sempre più a carico dei cittadini; che saranno sempre meno in grado di pagare e sempre di più non vi potranno accedere.  

Se ieri il cittadino si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio carente – si legge nel rapporto- sospeso o intempestivo, oggi vi rinuncia”.

LE SEGNALAZIONI DEI CITTADINI – Al 25,7% dei cittadini spaventa l’eccessivo peso per la spesa dei farmaci: quelli della fascia A in particolari modo costringono a corrispondere una differenza che separa il generico da quello di marca.

Poi ci sono i malati cronici o affetti da patologie rare: dovranno pagare di tasca propria i farmaci in fascia C con spese di 1.127 euro per medicinali che sono indispensabili. Il 24,4% lamenta le prestazioni intramoenia mentre il 16,3% quello dei ticket per esami diagnostici o per le visite specialistiche.

La fotografia che emerge evidenzia che il Servizio Sanitario Nazionale pubblico così come dovrebbe essere, cioè universale, equo e solidale, oggi più che mai non esiste”.

GRAVE DANNO LE LISTE DI ATTESA – Le lunghe liste di attesa peggiorano ancora di più l’efficacia e l’efficienza del sistema sanitario. Spesso i pazienti devono aspettare mesi e mesi prima di essere visitati o di subire interventi chirurgici.

Tre pazienti su quattro ne sono preoccupato mentre il 15,4% ovvia rivolgendosi a strutture private ma costose. Il 10,3% dice addirittura di non riuscire a sostenere le spese dei ticket. Il 37,2% dichiara di dover attendere troppo per le segnalazioni diagnostiche mentre il 29,8% per le visite specialistiche. Il 28,1% segnala invece problemi nell’accedere a ricoveri necessari per gli interventi chirurgici mentre il 5% per le terapia oncologiche. 

 

Le attese diagnostiche sono molto lunghe più dell’anno precedente:  tredici mesi per una mammografia, di dodici per la Moc, nove per l’ecodoppler e per la colonscopia, otto per l’ecografia, la risonanza magnetica e la radiografia, ‘soli’ sei mesi per una Tac, per un elettrocardiogramma o per un ecocardiogramma.

Non vanno meglio le visite specialistiche: dodici mesi per un urologo, dieci per uno pneumologo, nove e mezzo per un oculista o un cardiologo, sette per un oncologo.

TAGLI PER 30 MILIARDI DI EURO – Trenta miliardi di euro. A tanto ammonta il taglio del Fondo Sanitario Nazionale nel triennio 2013-2015.

Un definanziamento pagato direttamente con i soldi dei cittadini, obbligati a farsi carico delle cure a costi sempre maggiori o a rinunciarvi, e sostituito dall’assistenza prestata dalle famiglie”. Che potrebbe portare in futuro a un aumento degli errori che per ora sono diminuiti.

Se tutto questo non bastasse, ci sono anche molte preoccupazioni per le condizioni delle strutture sanitarie, che versano troppo spesso in cattive condizioni igieniche e che potrebbero per questo facilitare un possibile insorgere di malattie infettive.

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