Renzi ha rifiutato l’aiuto della Croce Rossa per liberare i Marò: accusa shock di Dagospia

Caso Marò, Latorre e Girone presto potranno essere liberi

Caso Marò, Latorre e Girone

Più passa il tempo e più vengono a galla le responsabilità del Governo italiano nel caso Marò: qualche mese fa si è scoperto chi ha deciso di rimandarli in India, dove c’è la pena di morte, oggi viene fuori che Renzi ha rifiutato l’aiuto della Croce Rossa per liberare Latorre e Girone. Ecco il documento esclusivo pubblicato da Maria Giovanna Maglie per Dagospia.

I giudici cattivoni di Amburgo non ci hanno risolto in due settimane il casino che tre governi hanno combinato in tre anni e mezzo rifiutando di rivolgersi a loro, e noi siamo tanto arrabbiati, perché sarà pur vero che hanno accolto le nostre richieste e bloccato i finti processi indiani, ma non ci hanno restituito i nostri ragazzi. Ma allora per quale misteriosa ragione l’Italia ha rifiutato giusto un anno fa l’offerta prestigiosa e fondata del presidente della Croce Rossa Internazionale di occuparsi di Massimiliano LaTorre e di Salvatore Girone con gli strumenti eccezionali dei quali l’organizzazione dispone, e addirittura la lettera è stata tenuta nascosta?

La lettera del presidente della croce rossa internazionale al presidente italiano

La lettera del presidente della croce rossa internazionale al presidente italiano, pagina 2

Fra i tanti misteri tutti svelabili della vicenda, questo – vedere lettera acclusa – è forse il più fesso; facciamo finta che sia stata distrazione e superficialità, non armi, amianto e annuncite in un mix micidiale, e mostriamo di nuovo oggi quella lettera al ministro Gentiloni e compagni. Magari potrebbero cospargersi il capo di cenere e chiedere aiuto per risolvere il problema del ritorno di Girone e della permanenza definitiva di LaTorre.

Carta canta, questa è la terza serie che pubblichiamo dopo il carteggio Severino e Napolitano, dimostrano che solo in nome degli affari tre anni fa i due furono rispediti a forza di minacce e ricatti in India, dove vige la pena di morte, in spregio alla nostra tanto di solito ostentata Costituzione. Allora era pronta la richiesta di un arbitrato internazionale, che fu scartato e dileggiato, come fu calunniato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che aveva risolto il rebus giuridico diplomatico e che ebbe la forza di dimettersi in Parlamento. La storia sarebbe finita da tempo, i militari protetti da un processo italiano e militare, e non solo i due finiti in trappola, ma anche gli altri seicento in servizio sulle petroliere.

Giulio Terzi

Giulio Terzi

Ieri però dopo la sentenza di Amburgo, il massimo ottenibile dall’Italia visto che abbiamo usato quel tribunale come ultima carta invece che come prima, è partita la febbre della dichiarazione.

Fermi tutti che c’è da dire qualcosa a ogni costo sui due marò. Del Rio è deluso, Gentiloni mezzo contento, farli incontrare, come se stessero nello stesso governo; Salvini decreta la fine della politica estera, con almeno tre anni di ritardo, e giura che col Cav il caso sarebbe già stato risolto, ricordargli che il Cav non ha speso mezza parola, e avrebbe potuto; Tatiana Basilio, deputata 5stelle della Commissione Difesa, dice che l’Italia non sa farsi rispettare, e che è sconcertante che non si riesca a fare qualcosa per i nostri due dopo tanti anni, mostrarle sul blog di Grillo un post che proclama “avremmo dovuto rispettare giustizia indiana e famiglie vittime, la questione dei Marò è stata condotta dai governi italiani in modo assurdo come se l’Italia fosse uno Stato imperialista”.

La Russa lamenta l’inerzia dell’Italia, insinuare che è proprio lui il ministro della Difesa che, in combutta col suo successore e allora capo della Marina, Di Paola, ha fatto una legge sbagliata che non tutelava i militari in servizio anti pirateria sulle petroliere, legge mai cambiata dai tre governi successivi. 

Cicchitto, presidente della Commissione Esteri della Camera, si inventa che i giudici di Amburgo abbiano dato “un colpo al cerchio e uno alla botte”, termine molto in voga assieme a “hanno fatto come Ponzio Pilato”, e a “l’altra faccia della medaglia”, suggerirgli che da presidente del gruppo Pdl prima, quando cantava “Meno male che Silvio c’è”, da presidente commissione Esteri ora, che canta “Menomale che Renzi c’è”, non ha fatto altro che una gitarella a Delhi. PittiBullo zitto, dev’essere ai Caraibi con Marino, capace di aver creduto sul serio che i giudici di Amburgo gli risolvessero il problema dopo un anno e mezzo di annunci, chiacchiere e incontri inutili di spioni dei due Paesi.

Il Premier Renzi

Il Premier Renzi

Ai politici sotto il sole agostano si affiancano i giornali, e allora leggiamo che l’India gongola perché ci ha fregati, no, l’India è stizzita perché è un punto a favore dell’Italia; che LaTorre resta in Italia perché qualsiasi procedura è bloccata, no, che deve tornare a Delhi appena sarà guarito. E tutti, politici, giornali e vacanzieri aggiungono sospirando che ci vorranno almeno due anni perché la Corte che dovrà entrare nel merito della storiaccia, quella internazionale di giustizia dell’Aja, arrivi a una decisione.

Sommessamente ricordare ancora una volta fino alla nausea che che di anni ne sono passati tre anni e mezzo inutilmente, che abbiamo perso tempo e forza e qualsiasi rivendicazione di urgenza proprio agli occhi dei giudici di Amburgo. Lo spiega benissimo la professoressa Angela Del Vecchio, docente alla Luiss di Diritto del mare, che avrebbe dovuto per competenze e meriti essere nel team inviato ad Amburgo: “La vittoria a metà dell’Italia è dettata dall’errore di non rivolgersi al Tribunale del mare due anni e mezzo fa quando i marò erano in Italia per le licenze elettorali. L’esito sarebbe stato diverso. E sul rilascio di Girone il nostro Paese avrebbe dovuto proporre e una misura subordinata: l’affidamento a uno Stato terzo”.

Adesso che è evidente che i tempi sono lunghi, ma almeno sono scongiurati altri mezzucci come scambi di prigionieri e processi in India, la lettera del presidente della Croce Rossa Internazionale sarà bene che gli uomini di Renzi la tolgano dal cassetto, dev’essere lo stesso in cui avevano nascosto la pratica di arbitrato internazionale preparata da Terzi.

Peter Maurer

Peter Maurer

Peter Maurer, presidente della Cri, che è una ong, organizzazione non governativa, di Prima Classe all’Onu, assicura al presidente italiano dell’organizzazione e alle autorità italiane nonché alle famiglie dei due marò, l’impegno, cita l’illegalità palese di trattenere persone per (allora) più di due anni senza formulare un’accusa, il codice militare altrettanto palesemente violato, le ragioni umanitarie, termine chiave per l’organizzazione. Ecco, modesto suggerimento, in attesa che torni una politica estera.

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