Marò, India shock: liberi ma a una condizione. Ecco qual è

I Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Grone in India

I Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Grone in India

Il caso Marò continua a regalare colpi di scena: secondo uno 007 inglese l’India sarebbe pronta a liberarli ma a una sola condizione. Ecco quale, come denuncia Chiara Giannini per Liberoquotidiano.

Si tinge di giallo la vicenda dei marò.

Secondo il Telegraph un agente britannico, Christian Michel, avrebbe rivelato particolari salienti sulla trattativa tra governi italiano e indiano per liberare i due fucilieri di Marina.

Il primo ministro Narendra Modi avrebbe chiesto all’Italia informazioni che collegassero la presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi, e la sua famiglia, alle presunte tangenti pagate per la fornitura a New Delhi, nel 2010, di 12 elicotteri Agusta Westland, in cambio della liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Il primo Ministro indiano Narendra Modi

Il primo Ministro indiano Narendra Modi

Uno scenario che il ministero degli Esteri indiano ha smentito riferendo, attraverso il suo portavoce, che le «illazioni di Michel sono troppo ridicole per essere commentate», malgrado abbia ammesso che vi sia stato un incontro tra Modi e Renzi a margine dell’ultima assemblea generale dell’Onu a New York, lo scorso settembre. L’agente segreto britannico pare abbia scritto una lettera al tribunale del mare di Amburgo e alla corte permanente di arbitrato dell’Aja: «So che sono accuse gravi, ma so quel che dico».

Nessun giornale ha mai riportato l’ipotetico incontro tra Renzi e Modi, ma per l’agente segreto fu «brush-by», organizzato sul momento. Nessun commento da Palazzo Chigi. D’altronde il premier italiano parla raramente del caso della Lexie e dei suoi fucilieri di Marina. Tempo fa avrebbe riferito ad alcuni rappresentanti delle Forze armate che si deciderà a rilasciare dichiarazioni solo a questione risolta. Un dato di fatto, però, è che lui stesso ha tentato più volte la via diplomatica. A dicembre 2014 inviò in India un rappresentante dell’Aise (l’ex Sismi), ovvero i servizi segreti italiani all’estero. Chi andò a New Delhi per conto di Renzi ottenne un canale di dialogo attraverso i contatti ad alto livello di un imprenditore. Fallito il primo tentativo, si procedette con l’invio di una delegazione di fiducia composta sempre da membri dell’Aise e collaboratori del premier. Anche in questo caso si fece un buco nell’acqua. Da lì la decisione (tardiva) di ricominciare con l’arbitrato internazionale, forse l’unica via per venire a capo della vicenda.

Sonia Ghandi

Sonia Ghandi

Intanto a New Delhi qualche dubbio su quanto rivelato dal 54enne Michel inizia a farsi strada. Il portavoce del congresso nazionale indiano, Digvijay Singh, ha chiesto a Modi se «le accuse siano reali», mentre il politico Randeep Surjewala ha intimato al primo ministro indiano di dare risposte sulla questione. La parte politica legata a Sonia Gandhi parrebbe aver deciso di dare battaglia all’attuale premier indiano, anche alla luce delle recenti indiscrezioni.

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