Mafia, una piaga che da Nord a Sud tiene le amministrazioni locali sotto scacco

 

mafia una piaga che da nord a sud tiene le amministrazioni locali sotto scacco

Il preoccupante rapporto dell’Associazione Avviso Pubblico: nel 2013, come riportato da L’Espresso, registrato un caso al giorno tra intimidazioni, minacce e atti di violenza ai danni di sindaci e i consiglieri comunali che cercano di fermare gli interessi dei clan.

 

Sono gli amministratori locali sotto tiro. Sindaci e i consiglieri comunali che cercano di fermare gli interessi dei clan, svelano affari inconfessabili, lavorano per la legalità o si permettono di inaugurare beni confiscati alla mafia e per queste ragioni finiscono nel mirino.

Per fermarli si ricorre ad ogni mezzo: lettere minacciose, proiettili, auto incendiate, spari alle abitazioni, aggressioni verbali e fisiche. Un escalation che non esclude l’uso di esplosivi, i colpi di arma da fuoco fino al sequestro di persona e l’omicidio. Come nel caso di Laura Prati, primo cittadino di Cardano al Campo (Varese), uccisa da un ex agente della Polizia locale sospeso dal servizio dopo una condanna per truffa e peculato. Una sporca guerra combattuta con ogni mezzo, sotto gli occhi inconsapevoli di chi crede che la mafia sia solo al Sud.

Non è infatti solo una questione meridionale. Anche al Centro-Nord i primi cittadini sono costretti a vivere sotto scorta. Rinunciano alla loro libertà perché hanno sfidato gli interessi di chi voleva farli tacere. La paura è il filo rosso delle intimidazioni. Alcuni mollano, pensano «chi me lo fa fare» avvertendo un profondo senso di solitudine e la lontananza delle istituzioni. Così si dimettono per non correre rischi. Lasciando un vuoto e facendo vincere chi voleva farli tacere.

Avviso pubblico , il network di enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie, ogni anno stila questo triste elenco: nel 2013 son stati registrati 351 atti di intimidazione e di minaccia nei confronti di amministratori locali e funzionari pubblici. Un numero impressionante. Quasi ogni giorno qualcuno riceve minacce di vario genere o trova l’auto bruciata.

Dal 2010, anno in cui è stato scritto il primo rapporto, c’è stata una crescita impetuosa con un aumento del 66 per cento dei casi. Nessun territorio si senta escluso: monitorate 18 regioni, 67 province e 200 comuni.

Il triste primato spetta alla Puglia con 75 casi, seguita da Sicilia e Calabria. A livello provinciale il maggior numero di atti intimidatori e di minacce è stato registrato a Palermo (25 casi), Cosenza (23 casi), Taranto e Messina (18 casi), Foggia (17 casi). I più colpiti sono i politici locali (71 per cento dei casi) con sindaci, consiglieri comunali e presidenti di consigli comunali in prima fila, seguiti dai responsabili degli uffici tecnici, comandanti e agenti di Polizia municipale, fino ai dirigenti del settore rifiuti e sanità.

«In Italia esistono ancora persone che praticano la politica come servizio per il bene comune, affrontando giornate difficili, scandite da tagli alle risorse, scelte impopolari compiute spesso in grande solitudine, ricevendo in cambio minacce e intimidazioni», spiega Roberto Montà presidente di Avviso Pubblico: «E nonostante tutto questo, vanno avanti. Non devono essere lasciati soli. Vanno protetti e tutelati. Un ente locale che fa della trasparenza e della legalità i fari della sua condotta rappresenta un presidio».

LA CRIMINALITA’ MINACCIA SOPRATTUTTO D’ESTATE
La bella stagione fa segnare il picco di atti intimidatori, con il record di giugno (42 casi) e agosto (46 casi), mentre il dato più basso è stato rilevato nel mese di marzo (19 casi). La mafia uccide ma prima intimidisce soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno dove è stato censito l’80 dei casi. In crescita le regioni del Centro Italia e in particolare nel Lazio, dove si passati dai 5 casi del 2010 ai 15 casi del 2013, facendo registrare un aumento superiore al 60 per cento e ponendo la regione al sesto posto a livello nazionale.

Nelle regioni del Nord Italia, si registrano il 12 per cento del totale dei casi censiti e si segnalano atti di intimidazione e di minaccia nella ex isola felice Emilia Romagna e in Veneto e poi in Lombardia e Piemonte, entrambe con otto casi. Territori che si pensava immuni al contagio e che non comparivano nel rapporto “Amministratori sotto tiro” fino a tre anni fa. La «palma» degli scandali e della criminalità idealizzata da Leonardo Sciascia ha risalito l’intera Penisola.

DA NORD A SUD: SOTTO SCORTA 
A giugno arriva nell’ufficio del sindaco di Livorno uno strano pacco contenente una lettera firmata con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse. Il destinatario delle folli minacce di morte è Alessandro Cosimi che insieme riceve un ritaglio di un articolo sulla realizzazione del nuovo ospedale cittadino. È la prima minaccia. Dopo tre mesi a settembre la voce di un uomo si inserisce nelle frequenze utilizzate dalle pattuglie dalla polizia municipale con un macabro avvertimento: «Sparo al Sindaco». Dopo pochi minuti un’altra delirante previsione: «Domani è morto» e poi «Ve la siete cercata». Non c’è più da aspettare e scattano le misure di sicurezza per «parole non possono essere sottovalutate», dicono dagli uffici comunali. Cosimi scosso ha commentato: «Siamo arrivati al punto che qualcuno mi minaccia di morte»

Storie con copioni simili, con protagoniste anche le donne appassionate di politica. In provincia di Ferrara è il primo cittadino di Jolanda di Savoia, Elisa Trombin, la vittima: nega un alloggio comunale ad uno sfrattato (perché già destinato alla vendita) e per tutta risposta riceve un avvertimento: «Stai attenta. Ti farò male con l’acido».

Battaglie di legalità che danno fastidio, come quella di Milvia Monachesi alla guida Castel Gandolfo, sede della residenza estiva del Papa ad una manciata di chilometri dalla Capitale. Lo scorso giugno le arriva un proiettile e un messaggio con la scritta “I saluti della Magliana”. Una settimana prima aveva inaugurato un bene confiscato a Enrico Nicoletti, l’ex cassiere della banda, l’organizzazione che seminò sangue e terrore nella Roma degli anni Settanta e Ottanta. A trovare la busta, all’interno della quale c’era un proiettile calibro 22 ed un cartoncino con la scritta, è stato un religioso vicino al convento di Castel Gandolfo.«Non mi faccio intimidire, anzi vuol dire che sono sulla strada giusta», ha dichiarato a caldo la Monachesi: «Potrebbe trattarsi di un’intimidazione politica, visto che a qualcuno dà fastidio la mia politica della trasparenza.

Oppure di qualcosa di connesso all’inaugurazione del Castelletto, il bene confiscato alla banda della Magliana nel 1996 e affidato a noi nell’ottobre 2012. Vogliamo farne un luogo di formazione per i giovani o una casa famiglia».

Non va meglio nel Pontino, ad Aprilia, dove dieci proiettili vengono recapitati in una busta a casa dell’assessore comunale Antonio Pio Chiusolo. Dopo l’auto incendiata a lui e al cognato (coordinatore locale dell’associazione Libera) getta la spugna e dopo la denuncia contro ignoti rassegna le dimissioni.

Anche Rosario Rocca del comune di Benestare (Reggio Calabria) dopo le ennesime fiamme si sfoga: «Lo stato di abbandono in cui versa il nostro territorio non mi consente più di rappresentare dignitosamente la mia gente.

Né ritengo di averne più la forza dopo anni di resistenza isolata al malaffare, alla criminalità e alla burocrazia autoreferenziale». Lui però ci ripensa e ritira le dimissioni. Per continuare la sua battaglia quotidiana.

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