Ludopatia, una piaga che miete vittime nel silenzio generale. E lo Stato non ci guadagna nemmeno…

ludopatia piaga che miete vittime in silenzio

Un dossier di Confesercenti denuncia il dilagare della ludopatia tra gli  over 65. Che sperperano 5,5 miliardi di euro, 3.200 euro all’anno, 266 euro al mese. Ma di questa valanga di denaro lo Stato incassa appena il 10 per cento.

 

Chiudono le fabbriche, gli operai chiedono la cassa integrazione, la tensione sociale è alle stelle. Ma il gioco d’azzardo non conosce crisi. Anzi. Il 2012 ha segnato un nuovo record: 87 miliardi giocati dagli italiani. Sette in più rispetto all’anno precedente. Dei quasi 90 miliardi spesi in slot, bingo, gratta e vinci, scommesse e giochi online, solo 16 sono stati distribuiti in vincite. Ogni italiano, inclusi i neonati, ha speso 1.300 euro in un anno nell’azzardo di Stato. Chi ci guadagna sono i signori del gioco. Imprenditori e società che gestiscono per conto dei Monopoli la rete telematica attraverso la quale affluiscono i denari degli italiani.

«Sono luoghi dove trovi di tutto, dalla gente bene, lì per giocare e farsi una chiacchierata, fino all’usuraio di professione. Lo riconosci subito, sta lì come un avvoltoio, e aspetta che qualcuno perda per poi intervenire con prestiti dalle percentuali usuraie. A volte non riesco a riprendermi dallo stato di torpore in cui mi porta il gioco. Vivi come in un continuo stato di shock, perdendo il senso della misura. Mi alzo all’ora di pranzo, non mangio più, non curo il mio abbigliamento, né le relazioni sociali che non siano quelle del gioco. Credo di avere perso anche il senso dell’affetto». Rita, 73 anni. Pensionata.

 «Era sempre nervoso, aveva sempre bisogno di soldi, e alla fine era riuscito a derubare nostro figlio di dieci anni. Gli diceva di farsi dare i soldi dal salvadanaio e che poi li avrebbe restituiti maggiorati. Le uscite domenicali tra padre e figlio, inoltre, avevano un solo scopo: giocare alle macchinette. Mio figlio veniva seduto in un angolo del bar e lasciato, a soli 10 anni, alle macchinette». Marie che ha denunciato il marito alla polizia.

E poi c’è Giuseppe: «Ricordo, come fosse ieri, che quel giorno, appena finito di lavorare mi sono chiuso dentro un bar, ho iniziato a bere e giocare. Una sorta di azione simultanea e compulsiva, durata poi per più 10 anni. È assurdo, a pensarci oggi, avevo uno stipendio buono, guadagnavo circa 4 milioni al mese, e in breve tempo ho perso tutto. I primi periodi, in cui avevo scoperto questa forma di sfogo, non vedevo l’ora di smettere di lavorare per poi scappare e rinchiudermi dentro il bar e giocare. Era come staccare da tutto quello che passava dalla mia testa, e trascorrere tutto il pomerig- gio, fino a notte, in uno stato di shock».

Sono solo alcune delle storie raccolte nel dossier sulla ludopatia tra gli anziani realizzato della Fipac, la federazione dei pensionati di Confesercenti. Molti dei giocatori incalliti sono anziani. La Fipac-Confesercenti stima in 1 milione e 700 mila gli anziani coinvolti nel gioco d’azzardo legale. Soprattuto over 65 che in Italia sono oltre 7 milioni. Attenzione però: «bisogna distinguere tra problematici e patologici», segnalano gli analisti dell’associazione dei commercianti. La prima categoria rappresenta la maggioranza, più della metà. I casi di giocatori anziani patologici sono invece circa 500 mila. «Complessivamente gli anziani giocano 5,5 miliardi di euro, circa 3.200 euro all’anno e 266 euro al mese. Questo dato medio oscilla tra i 100 euro spesi dai giocatori anziani non patologici e i 400 di chi è ormai è malato», si legge nel rapporto dal titolo “Il gioco non ha età. Ludopatia all’epoca della crisi”. Insomma, un pensionato su quattro gioca forte sul tavolo verde virtuale. C’è chi mette sul piatto l’intera pensione che in molti casi non supera i 600 euro.

«Non è difficile fare due conti», spiega il presidente di Fipac Confesercenti Massimo Vivolim che ha annunciato anche l’apertura di diversi sportelli nelle principali sedi dell’organizzazione, dove un’equipe di esperti risponderà alle richieste di aiuto degli anziani vittime del gioco. «Guardando gli ultimi dati Inps, se metà degli anziani arriva a mille euro al mese, è perché la media viene alzata dal calcolo delle pensioni dei dipendenti pubblici, tolta questa categoria, il dato si abbassa a 791 euro e per le donne a 589 euro mensili». E il decreto sulla stabilità, osservano dalla Fipac, inciderà per il 2014 negativamente sui pensionati: è prevista una riduzione di circa 300 euro per i livelli di pensione più diffusi. «Se rapportiamo questo dato (300 euro in meno nelle tasche dei pensionati, con l’aggiunta delle spese dovuta all’aumento dell’iva) alla spesa media per i giochi (266 euro al mese), è possibile stabilire che i pensionati si stanno giocando la Manovra».

Una provocazione lanciata da Vivoli ma che serve a puntare i riflettori sul disagio sociale fatto di solitudine e povertà in cui si trovano gli anziani malati di gioco. Le regioni con la più alta presenza di macchine e giochi sono la Lombardia (1.211), il Lazio (761), la Campania (661), l’ Emilia Romagna (533), il Piemonte (454). E anche analizzando le città dove si gioca di più, la bussola indica sempre il Nord del Paese. Il gioco al tempo della crisi diventa la pillola della speranza. Per questo giovani e anziani stritolati dalla crisi economica non si staccano dalle macchinette mangiasoldi. Secondo gli esperti l’obiettivo di chi spende stipendi e pensioni nelle slot-che rappresentano gli strumenti più utilizzati dagli italiani- o nei Bingo, lo fa per cercare di migliorare la propria condizione di vita. «La relazione tra crisi economia e crescita del gioco d’azzardo sta tutta dietro i numeri», scrivono nel dossier. E mentre l’Italia è il Paese europeo dove si gioca di più, «lo Stato ne incassa solo il 10 per cento, quando va bene, dai giochi on line il guadagno è 0,16 per cento».

Senza contare che molti siti di gioco online hanno i server nei paesi esteri e non versano un soldo al nostro fisco. Il paradosso italiano è che del marchio gioco legale si fregiano personaggi discutibili e impresentabili che saldano interessi mafiosi e di lobby. E in più c’è una diffusa evasione fiscale che drena altre risorse alla collettività. Il dato che deve far riflettere è quello sulle entrate nel 2011. A fronte di 80 miliardi giocati, nelle casse dello Stato sono arrivati soltanto 7,9 miliardi. In molti, associazioni e alcuni parlamentari, chiedono l’aumento della tassazione sul gioco. Denari in più da utilizzare per i affrontare con più risorse i costi sociali del gioco e per la cura della ludopatia.

«Da una parte la ludopatia viene riconosciuta come un disturbo del comportamento, una sorta di tossicodipendenza, fino a trasformarsi in un vero e proprio problema di salute pubblica, dall’altra incrementano il numero delle slot», denunciano da Confesercenti. «Come se lo Stato avesse una doppia faccia: ne riconosce la gravità, ma non riesce a garantire una buona regolamentazione del fenomeno». Il giro d’affari del gioco legale rappresenta la terza economia del Paese. Tutti quei miliardi di fatturato fanno gola a molti. Lobby e mafie in prima fila. Interessi privati che sfruttano i vizi degli italiani. Delle fasce più deboli. I clan mafiosi hanno investito da ormai un decennio nel settore. Presenti tutte le organizzazioni, nessuna esclusa: Camorra, ‘ndrangheta, Cosa nostra e mafia pugliese. Gestiscono società nel noleggio delle video slot e di poker online. Ma anche sale bingo e sale casinò, quelle che spuntano come funghi nelle città italiane, da Nord a Sud. Le stesse sale dove i pensionati corrono a dilapidare l’intera pensione.

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