Lobby gay in Vaticano, che fine ha fatto?

lobby gay in vaticano che fine ha fatto

Prima delle dimissioni di papa Benedetto XVI per settimane si dibatté su una presunta e potente lobby gay capace di influenzare i destini della Chiesa. Sembrava quasi che una cupola di preti omosessuali brigasse alle spalle di Joseph Ratzinger. Nella relazione dei cardinali 007 Juliàn Herranz Casado, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko sul cosiddetto Vatileaks la parte più sconvolgente, secondo i ben informati, riguardava proprio i prelati gay.

 

Dopo la decisione di Benedetto XVI di lasciare il soglio papale quelle carte sono finite nelle mani di Jorge Mario Bergoglio. Il quale sembra averle accantonate, in nome del perdono evangelico.

Quando nominò monsignor Battista Ricca nuovo prelato dell’Istituto per le opere di Religione (Ior), contro di lui l’Espresso tirò fuori dal cassetto vecchie accuse di omosessualità. Il Papa, di ritorno dal suo viaggio in Brasile, rispose che aveva fatto fare un’indagine su Ricca e che non era emerso nulla. Ma aggiunse pure: «Se una persona, laica, prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona, il Signore dimentica ». Sulle lobby ammise che «non tutte sono buone», ma aggiunse pure: «Se una persona è gay e cerca il Signore chi sono io per giudicarla?».

Eppure tra le prime decisioni di Francesco c’è stato l’accantonamento di uno dei cerimonieri del Papa, assai chiacchierato, tanto da essere soprannominato su Internet «monsignor Jessica». L’interessato, contattato da Libero, nega di essere stato «giubilato»: «Quella della lobby gay è stata tutta una montatura. Anche i tre cardinali 007 avevano detto che nelle loro carte non c’era nulla di clamoroso, ma i giornalisti hanno preferito dedicarsi al gossip».

E il suo soprannome? «Ho pagato la vicinanza alla famiglia Savoia. Un loro nemico mi ha appioppato quel nome su un sito online e non me ne sono più liberato ». A dicembre il monsignore è stato ricevuto dal Santo padre in udienza privata:«È stato come essere in Paradiso». Sembrano lontani i tempi in cui, era il 2007, un altro monsignore, T. S., all’epoca psicoterapeuta di decine di prelati, depositò in Commissione disciplina, presieduta proprio dal cardinal Herranz, un documento sconvolgente di cui Libero ha letto diversi passaggi.

«Mi procurava sofferenza ascoltare da diversi parroci di essere ricattati da giovanissimi e giovani adulti i quali minacciavano di raccontare tutto ai parrocchiani se i sacerdoti non avessero ceduto alle loro richieste», scriveva il prelato. Gli estorsori erano spesso studenti universitari fuori sede che avevano avuto rapporti sessuali con i preti. Ragazzi che si presentavano in chiesa durante la messa della domenica per terrorizzare i partner in tonaca.

«Guidato e orientato da alcuni sacerdoti venni a sapere in quale modo avveniva il contatto: mi fecero conoscere i luoghi degli incontri virtuali ossia le chat online». Il passo dal sesso virtuale a quello reale in quasi tutti i casi si è rivelato breve.

«Ho assistito in trent’anni quasi duecento pazienti senza tradire alcun segreto deontologico sacramentale. Posso dire di essermi preso cura di sacerdoti che hanno costretto la loro convivente ad abortire o lasciare il bambino appena nato in ospedale, sacerdoti colpiti da hiv dei quali nessuno si è mai curato, sacerdoti omosessuali ricattati per essere costretti alle peggiori forme di sesso, sacerdoti abbandonati a sé stessi dai rispettivi vescovi e allontanati dalle diocesi di appartenenza solo perché sospettati di omosessualità e mai più ricercati (una sera sono corso in piena notte ad aiutare un prete depresso che voleva farla finita perché nella sua piccola parrocchia avevano sospettato che fosse gay)».

Il racconto toglie il respiro: «Era inaudito per me ascoltare in terapia confratelli che erano ricercati e richiesti per fornire il loro sperma per la consacrazione nel corso di celebrazioni e messe nere; inimmaginabile sentire in terapia di amplessi in confessionale o addirittura sulla mensa dell’altare del sacrificio; allucinante udire confidenze fattemi da preti invitati a riti al buio in saune romane dove si verificano le forme peggiori di sodomia». Saune di cui si è molto parlato durante la caccia alla lobby gay.

Ma anche quel documento sembra passato in cavalleria e T. S. attende ora un incontro con Bergoglio, di cui è un grande fan: «La questione gay? Il papa ha messo al primo posto l'”evangelii gaudium”, l’amore per Dio. La morale viene dopo il Vangelo, la priorità è innamorarsi del Signore». Una linea che ha portato papa Bergoglio sulla copertina della storica rivista musicale Rolling Stone.

«Finalmente siamo alla moda! Non siamo più la cittadella assediata», ha commentato con ironia sul suo blog l’anonimo e temuto «Vaticanista », ratzingeriano doc.

Di certo Francesco un miracolo l’ha realizzato: far dimenticare la lobby gay.

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