Legge di stabilità, arriva il finanziamento all’orchestra che non esiste. “Mai visto nulla di simile”

legge stavilità arriva il finanziamento allorchestra che non cè

Grazie a due emendamenti, il parlamento ha devoluto un contributo straordinario di un milione di euro a un’orchestra esistente solo sulla carta senza nessuna valutazione tecnica preliminare. “Mai visto niente di simile neanche nella prima Repubblica” ha commentato Paolo Cirino Pomicino.

 

“Dire che siamo indignati, è dire poco: è un’indecenza”. Marco Parri, direttore generale della fondazione Orchestra della Toscana, una delle più prestigiose in Italia, testimonia la rabbia che sembra pervadere, in questi giorni, tutto il comparto della musica classica.

E d’altro canto, la vicenda è di quelle che dimostrano come alcuni dei princìpi sanciti dai padri costituenti – l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge (articolo 3), o il dovere di imparzialità della pubblica amministrazione (articolo 97) – nel Belpaese contino ancora poco o nulla rispetto alla regola aurea canonizzata dal vecchio George Orwell: “Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Questi i fatti. Con due distinti emendamenti alla legge di stabilità approvata lo scorso 27 dicembre, il parlamento ha devoluto un contributo straordinario a favore di altrettante orchestre: 300 mila euro, per I virtuosi italiani di Verona; e 1 milione di euro per l’Orchestra del Mediterraneo presso il San Carlo, che per inciso non esiste ancora (dovrebbe essere costituita nei prossimi mesi con un bando rivolto ai “giovani musicisti del bacino del Mediterraneo”).

A guardarla con gli occhi del profano, l’iniziativa potrebbe apparire addirittura meritevole, visto che si parla sempre dell’esigenza di sostenere maggiormente la cultura. In realtà, per scoprire le magagne, basta andare appena sotto la superficie.

In primo luogo, una considerazione preliminare. La legge di stabilità serve a regolare la vita economica del Paese: è lo strumento di attuazione degli obiettivi programmatici, non certo il bilancio di un piccolo Comune, con cui si assegnano finanziamenti straordinari a bande musicali o sagre di paese.

Inoltre, come evidenziano molti autorevoli rappresentanti del settore che abbiamo interpellato, aggirando le leggi vigenti, si crea una situazione di privilegio che penalizza i diritti di altre orchestre, mortificando il merito e la trasparenza.

Da circa 20 anni, infatti – e cioè da quando è stato istituito il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), per “fornire sostegno finanziario a enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante” – ogni contributo viene erogato dal ministero esclusivamente previa valutazione dei progetti da parte di un’apposita commissione consultiva, che giudica sulla base di parametri oggettivi.

Criteri che, a seguito delle polemiche degli anni scorsi sulla gestione clientelare dei fondi, a partire dal 2007 (decreto Rutelli), si sono fatti sempre più stringenti e selettivi.

E nel caso di specie, i contributi destinati a I virtuosi italiani e all’Orchestra del Mediterraneo non scaturiscono da alcuna valutazione tecnica di un progetto: rappresentano un riconoscimento dovuto alla “benevolenza” di singoli parlamentari.

In particolare, a perorare la causa dell’orchestra veronese sarebbe stata la senatrice di Forza Italia, Cinzia Bonfrisco (anche se la firma sull’emendamento è del deputato del Nuovo Centro Destra, Antonio Leone). Mentre, a dar credito alle voci di corridoio, per il milione di euro a favore di quella del Mediterraneo, si sarebbe speso direttamente il ministro della Difesa Mario Mauro, amico personale della soprintendente del San Carlo, Rosanna Purchia (che ha lavorato per trent’anni al Piccolo di Milano).

Ed oltretutto, la copertura finanziaria non è avvenuta con risorse aggiuntive: bensì, tagliando al Fus i soldi necessari.

“Prima dell’approvazione della legge di stabilità – racconta Parri – abbiamo provato a spiegare, attraverso la mediazione di qualche deputato amico, che si trattava di uno schiaffo dato a tutte le altre orchestre italiane, che rispettano le norme vigenti e che hanno regolarmente partecipato al bando. Ci hanno risposto che, essendo stata posta la questione di fiducia, non si poteva fare più nulla. Certo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il ministro Bray, considerato che la vicenda vanifica tutti i suoi sforzi, concretizzati col cosiddetto ‘decreto Valore’, per porre fine ad un utilizzo del Fus improntato alla logica della sovvenzione, vincolando i finanziamenti alle reali esigenze produttive. Alla base di tutto dovrebbe esserci il valore effettivo degli artisti, non le logiche clientelari. Ma sarebbe interessante anche capire in che modo saranno utilizzati i fondi destinati all’orchestra del San Carlo, sulla quale non si possiede alcun elemento di valutazione: anche perché nella maggior parte dei casi la creazione di nuove orchestre serve solo a finanziare contratti integrativi”.

Paolo Maluberti, presidente delle Ico (Istituzioni concertistico-orchestrali), ricorda che “da anni il Fus è oggetto di continui tagli. E quest’anno – sottolinea – alle Ico sono stati sottratti ulteriori 500 mila euro. Ma, paradossalmente, si spendono 1 milione e 300 mila per finanziare extra-budget un’orchestra privata ed un’altra che non esiste ”.

Per Franco Petracchi, uno dei più grandi musicisti italiani viventi (accademico di Santa Cecilia, caposcuola del contrabbasso, cofondatore con Accardo, Giuranna e Filippini dell’Accademia per archi “Walter Stauffer”), il problema è alla radice: “Il settore vive una fase difficilissima. Anche orchestre e kermesse che possono vantare una storia e un prestigio consolidati da anni, e universalmente riconosciuti, rischiano di scomparire per le difficoltà finanziarie. Si sa già, ad esempio, che quest’anno chiuderà i battenti l’attività concertistica Chigiana: resteranno solo i corsi. E forse anche il Maggio Musicale Fiorentino, che probabilmente, se si fosse visto riconosciuto il milione di euro concesso all’orchestra del Mediterraneo, sarebbe riuscito a salvarsi. In questa situazione già drammatica, è evidente che la politica dovrebbe evitare le ingerenze indebite, che ci riportano a 40 anni indietro”.

Ma è davvero così? Accadevano cose del genere nella Prima Repubblica? Abbiamo provato a chiederlo a un esperto come Paolo Cirino Pomicino: “Ma scherza? Ai miei tempi non s’è mai visto nulla di simile: un contributo a un’associazione o ad una manifestazione stanziato direttamente in Finanziaria, come spesa corrente. Certo, poteva capitare di dover sostenere un progetto, un’iniziativa: ma lo si faceva in conto capitale, stanziando i fondi nel bilancio del ministero di riferimento, che poi provvedeva a girarli a chi di dovere. Mi domando perché abbiano commesso un errore così marchiano: forse non si fidano del ministero?”.

In realtà, la ragione è più semplice: in base ai criteri stabiliti dalla normativa vigente, le due orchestre di cui sopra non avrebbero potuto beneficiare del sostegno ministeriale. Non solo, infatti, “nessun soggetto può essere ammesso a contributo se non ha svolto almeno tre anni di attività nel settore musicale”. Ma una delle precondizioni dell’ammissibilità dei progetti è rappresentata dall’avere entrate proprie “non inferiori al 50 per cento del contributo richiesto”.

In pratica, come si diceva, si finanzia solo chi è in grado di stare davvero sul mercato. Ma Pomicino va oltre: “Quello della ‘legge mancia’, cioè dell’obolo concesso a fine anno ai singoli parlamentari, che poi lo gestiscono a piacimento, è un malcostume introdotto da Tremonti. L’ho scoperto quando sono rientrato in parlamento, nel 2006. Ma oltre ad essere eticamente discutibile, un vero segno di degrado, è economicamente insostenibile coi tempi che corrono. E credo che la responsabilità di quanto avvenuto vada attribuita anche e soprattutto ai presidenti delle commissioni Bilancio delle due Camere, che avrebbero dovuto garantire un filtro alle proposte insensate: così, almeno, accadeva ai miei tempi”.

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