“Le banche non rinnovano il contratto”. L’expo 2015 rischia di essere un fallimento

ecco come le banche stanno facendo fallire lexpo

Marzio Agnoloni, avvocato, presidente di Serravalle e ad di Pedemontana, in una videointervista esclusiva al direttore di Affaritaliani.it lancia un’accusa pesantissima contro le banche che frenano le due nuove autostrade di Milano: “Se Unicredit, Banca Intesa, Popolare di Milano, Ubi e Mps non rinnovano il contratto di finanziamento scaduto, Expo rischia di fallire. Il commissario può iniziare a comprare televisori perché lo vedremo in tv”.

 

E ancora: “Letta è informato, il presidente della Regione e della Provincia sono con me, tutto l’arco istituzionale è con me. Le banche tornino a fare le banche. Queste opere hanno una redditività altissima, sono un ottimo investimento, meglio del lusso, con Ebitda anche del 50 per cento. Eppure i denari già stanziati non arrivano. E io rischio di dover chiudere i cantieri e mandare a casa duemila persone”. Poi dà una stoccata alla nuova città metropolitana di Milano: “Io sono favorevole, ma mi sembra una pazzia vararla nell’anno dell’Expo…” 

Avvocato Agnoloni, a che punto siamo con Serravalle e Pedemontana, due infrastrutture fondamentali anche per Expo?

Stiamo lavorando tanto ma siamo al limite. Dipende tutto dal Cipe e dalle banche. La nostra concedente CAL sta facendo di tutto, le imprese sono nei limiti e nei programmi. Mancano le banche, come al solito. Il contratto di finanziamento ponte di 200 milioni che continuano a prorogare di 3 mesi in tre mesi è scaduto a dicembre.

Quali sono gli istituti interessati?

Il finanziamento è ad opera di cinque banche: Unicredit, Intesa San Paolo, Popolare di Milano, Ubi e Mps. Tutte le volte, invece di rinnovarlo prima della scadenza, si arriva al limite.

Le manca la liquidità?

Serravalle ce l’ha, la liquidità. Cal, la concedente regionale, è disponibile a versare il contributo pubblico, ma purché ci sia una proroga del contratto di finanziamento. Il fatto che ad ora non ci sia una proroga costringe Cal a non darci 30 milioni. Tutto questo perché le banche ancora non hanno deciso: avevano detto a giugno, adesso a marzo. Ma sono ridicole, siamo già al 20 gennaio. E ora arriva una lettera nella quale chiedono di cose già discusse, nella quale dicono che la proroga la possono dare solo entro il 30 marzo.

Ma perché opere necessarie, battezzate dalle istituzioni, hanno queste riserve da parte delle banche? Boicottaggio?

Le opere infrastrutturali nel nord Italia sono altamente remunerative. Le società concessionarie hanno un Ebitda, se va male, vicino al 50 per cento. Gavio va oltre il 60 per cento. Non ci sono aziende che hanno questi margini: neppure quelle del lusso. Se non finanziano le nostre opere, chi devono finanziare? Visto quello che accade a noi, ci si rende conto del perché l’economia è così in crisi. Devono decidersi a tornare a fare le banche.

La politica non c’entra?

La politica è schierata con noi, dalla Regione alla Provincia ai sindaci al Ministro. Tutto l’arco politico è schierato per fare questi lavori. Sapete che se le banche non arrivano a deliberare io devo sospendere tutti i cantieri e mandare a casa oltre duemila persone? Si rendono conto di che cosa significa?

Ha informato Letta?

E’ informato. Ma il problema non è informarsi, è decidere. Le banche conoscono perfettamente il problema. Conoscono i tempi e sanno che se noi non facciamo queste opere il rischio è che l’Expo se la possono guardare in televisione: saranno tutti in coda. Bisogna che il commissario (Giuseppe Sala, ndr) cominci a regalare un po’ di tv… Perché non ci arriviamo ad Expo se non facciamo queste opere. La crisi oggi è data in buona parte da queste banche che prendono i soldi all’1 per cento e non lo riversano sul mercato. Bisogna che i dg e gli ad delle banche stiano sul pezzo.

Assolombarda la segue in questa battaglia?

Diciamo che lo fa pian pianino. Le racconto una cosa: qualche giorno fa in Assolombarda si continuava a parlare di città metropolitana. Ma dopo 60 anni che è prevista nella costituzione, decidiamo di farla a Milano nell’anno dell’Expo? Decidiamo di modificare il modello e i termini e i poteri nell’anno prima dell’Expo? Parigi ci ha messo 5 o 6 anni… Io ci credo nella città metropolitana, ma mi sembra pazzia farla nel 2015. E poi chi se ne deve occupare? Pisapia che è pieno di lavoro con Milano? Il presidente della Provincia? La Regione? Chi la fa?

Pare di sentire discorsi da Salerno-Reggio Calabria. Invece siamo in Lombardia.

Nel sud si dà la colpa alla politica e alla burocrazia. Qui no: la politica e la burocrazia sono dalla nostra parte. Se i soci privati non fossero intervenuti in Tangenziale Esterna, non si sarebbe fatta. Ma sono intervenuti perché erano costretti dal termine del closing finanziario del 31 dicembre. Ora a noi manca un mese. Cal non ci può dare i denari perché il finanziamento è scaduto.

Con i sindaci il rapporto com’è?

Io devo dire che ho incontrato i sindaci e abbiamo discusso i problemi. Se ci si vede e si parla si raggiunge sempre il risultato. Per esempio, sulla Rho-Monza, in consiglio provinciale c’erano persone di Paderno Dugnano che contestavano. Io mi sono detto disponibile a spiegare l’opera. Mi hanno fissato un incontro con i famosi comitati. Ma l’hanno annullato: perché? Non hanno voluto il confronto: è grave. Io metto la mia faccia sempre. Paderno Dugnano non vuol sapere qual è il progetto. Siamo pronti da mesi a dire qual è il progetto. Li abbiamo spiegati per spiegare, ma non son venuti.

Perché questa posizione?

Io credo che siano questioni politiche. L’ex sindaco è uno di quelli che è contrario, ma era anche consigliere provinciale quando è stato approvato il progetto. Mi piacerebbe sapere se ha votato contro la sua giunta.

Eppure l’opera ha importanti qualità dal punto di vista ambientale…

Davanti a tre condomini addirittura facciamo un’opera enorme: una galleria fonica. Faremo zone verdi. Su Pedemontana sono previsti 114 chilometri di pista ciclabile. Abbiamo dato incarico di vedere qual è l’impatto di questa pista ciclabile. Sapete che nessuno la vuol gestire? Noi la facciamo ma bisogna che qualcuno se ne occupi. Faccio un altro esempio: abbiamo dovuto disboscare un’area di una società che aveva 7-800mila euro di alberi di alto fusto. Io dissi: perché dobbiamo tagliarle? Regaliamole. E invece nessuno li ha voluti. Abbiamo dovuto tagliare e vendere legna.

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