Ladri di Stato, ennesimo regalo ai partiti: 35 milioni di rimborsi elettorali. Ecco chi ha preso di più

governo renzi regalo ai partiti

Non c’è niente da fare. Appena si abbassa un po’ la guardia la Casta ti azzanna. Distratti dal bailamme sul Senaticidio non ci siamo accorti, come invece ha fatto Wired che ha pubblicato questa inchiesta, dell’ennesima porcata della Politica italiana: i presidenti di Camera e Senato hanno regalato 35 milioni di euro di rimborsi elettorali ai partiti. Ecco la classifica di chi ha preso di più.

 

Eccoli, sono tornati. I decreti per i rimborsi elettorali 2014 sono uno degli ultimi atti prima delle ferie estive. I presidenti di Camera e Senato hanno staccato virtualmente l’assegno da 35 milioni di euro con due decreti pubblicati in Gazzetta ufficiale pochi giorni fa. È il terzultimo prima della definitiva scomparsa dei contributi diretti, dopodiché – dal 2017 in poi – i partiti saranno finanziati esclusivamente dai privati, tramite le libere donazioni o la destinazione del 2×1000 dell’Irpef. Lo Stato si limiterà solo a coprire le mancate entrate dovute ad agevolazioni fiscali per chi trasferisce denaro alla politica.

Il 24 luglio il presidente della Camera Laura Boldrini e il 29 luglio il suo omologo al Senato Piero Grasso hanno firmato i due decreti che attribuiscono i rimborsi elettorali per le elezioni Politiche del 2013, per le regionali del 2010, del 2012 e del 2013 e per le elezioni provinciali di Trento e Bolzano. Complessivamente si tratta di 35 milioni e 400mila euro, la cifra più bassa di sempre, un decimo rispetto al record del 2008, quando i partiti si regalarono più di 320 milioni di euro. 

Lo Stato ha risparmiato quasi 7 milioni di euro dalla “rinuncia” del Movimento 5 stelle. Rinuncia tra virgolette perché agli atti parlamentari risulta che il movimento di Grillo e Casaleggio sia decaduto per l’assenza di requisiti, tra cui trasparenza e statuto. Inoltre ai partiti che non hanno rispettato la quota di genere di almeno 1/3 dei candidati è stato rosicchiato un altro 5% dell’importo.

L’abolizione del contributo diretto ai partiti, varato con decreto dal governo Letta a fine dicembre 2013, prevedeva di ridurre al 75% nel 2014, al 50% nel 2015 e al 25% nel 2016 il budget da destinare alle forze politiche. Il risparmio è andato oltre le aspettative. Per le Politiche, Camera e Senato 2013, vengono trasferiti ai partiti 17,2 milioni di euro come rimborso e altri 5,3 milioni a titolo di cofinanziamento, calcolato in base alle donazioni private ricevute nell’arco dell’anno precedente. Per ogni euro privato arriva un euro pubblico: ciò ha spinto le forze politiche ad aumentare la raccolta fondi da persone fisiche e persone giuridiche. Per le Regionali l’assegno è di circa 12 milioni di euro. Già da quest’anno sono rimasti a bocca asciutta i partiti del Piemonte, regione in cui si è votato a maggio scorso. Dall’anno prossimo anche per la Campania, la Puglia e la Calabria – solo per citarne alcune – non ci saranno più contributi pubblici. La fine anticipata della consiliatura in Lombardia e Lazio e le elezioni svolte prima dell’entrata in vigore del decreto legge 149/2013, hanno consentito di salvare le ultime rate del finanziamento. Quest’anno per la prima volta manca il contributo per le Europee. E il Pd, forte del 40% raccolto alle urne, avrebbe portato a casa una cifra consistente.

Il primo partito è il Pd, che tra Camera, Senato, Regionali e Provinciali incassa 14 milioni di euro.Dieci milioni per il Popolo della libertà, che in Parlamento e nei Consigli regionali è stato sostituito da Forza Italia: è molto probabile un nuovo trasferimento di risorse tra i due partiti fondati da Silvio Berlusconi. La Lega Nord scende a 2,6 milioni di euro, Scelta civica + Con Monti per l’Italia supera di poco i due milioni di euro. Infine, poco più di un milione di euro per Sel e Udc.

Nel confronto tra 2013 e 2014 in termini assoluti è il Pdl ad aver perso più fondi: -16,9 milioni di euro. Lo scorso anno il partito di Berlusconi aveva incassato l’ultima parte dei contributi per le Europee, pari a circa dieci milioni di euro. I tagli e i risultati elettorali peggiori rispetto al passato hanno determinato il gap.

In termini percentuali, tuttavia, è la Lega nord a soffrire di più. Negli ultimi dodici mesi ha perso il 78,5% di risorse pubbliche (5 milioni di euro). I partiti di nuova formazione, come Scelta civica e Fratelli d’Italia, già nati in periodo di spending review, accusano meno il colpo e non perdono quasi nulla da un anno e l’altro. Il futuro resta il crowdsourcing anche per i partiti, visto che dal governo Monti in poi si è cominciato sul serio a chiudere i rubinetti dei soldi pubblici.

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