“La ‘ndrangheta sfida Bergoglio: ora può succedere di tutto”: le parole di Gratteri infiammano il web

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Secondo Nicola Gratteri, procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Reggio Calabria, la scomunica di Papa Francesco alla ‘ndrangheta non resterà senza conseguenza. E l’inchino della Madonna davanti casa del boss è solo l’inizio della sfida lanciata dai mafiosi a Bergoglio: “Ora può succedere di tutto.”

 

La scelta di campo deve essere netta, senza se e senza ma. E deve riguardare tutti, anche i vescovi e i preti calabresi. La ‘ndrangheta ha sfidato ufficialmente il Papa e si va allo scontro o si cerca la mediazione. Può succedere di tutto.”

Parole fortissime, quelle di Gratteri, riportate dall’Ansa questa mattina.

“I mafiosi – continua il magistrato – sono molto generosi coi prelati e grandi donazioni comprano appoggi importanti. Non dico che abbiamo una Chiesa collusa, ma che ci sono preti collusi e preti coraggiosi. Ma finalmente dopo un secolo e mezzo abbiamo un Papa che ha avuto il coraggio di scomunicare i mafiosi. La ‘ndrangheta si nutre di consenso popolare. Il mafioso ama farsi vedere vicino al prete e al vescovo perchè questa è una forma di esternazione del potere. Il Papa è venuto e ha posto un diktat. Non solo per i mafiosi. Mi auguro che tutti, a questo punto, siano coerenti con l’ordine“.

In questo contesto esplosivo si inserisce la battuta contro il Ministro degli Interni Alfano, che lo scorso aprile aveva promesso “800 uomini” delle forze dell’ordine da inviare in Calabria per contrastare le ‘ndrine: “Io non li ho visti. Sono in Calabria da 29 anni e ho sentito tante promesse e proclami. E invece le forze dell’ordine hanno macchine fatiscenti e senza benzina“.Argomento su cui era già intervenuto la settimana scorsa durante una rassegna tenuta in Calabria. “Dove prende tutto questo personale di cui parla? Se qui non manda persone qualificate, per raggiungere il numero che fa? Trasferisce i ragazzi freschi di scuola perché imparino il mestiere? La ‘ndrangheta è una cosa seria, noi abbiamo bisogno di investigatori in grado di lavorare ad una informativa, ci servono le auto che non abbiamo e non grandi numeri. Non posso consentire a nessuno, chiunque sia, di raccontare storielle ai calabresi“.

E ora può succedere di tutto. Persino che lo Stato scenda a patti con la ‘ndrangheta. Ma questa non sarebbe una novità.

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