La Diocesi di Bolzano e Bressanone costretta al risarcimento per abusi su minori

chiesa condannata per abusi

Clamorosa sentenza che condanna due parrocchie al risarcimento danni alle famiglie dei bambini vittime di abusi da parte di uomini appartenenti alla Chiesa.

 

La diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia bolzanina San Pio X sono state condannate per responsabilità «oggettiva» a risarcire (700 mila euro più le spese legali) la vittima di abusi pedofili commessi – ma il caso è controverso – da un loro sacerdote.

Ai legali della vittima e alla stessa Cei non risultano precedenti del genere in Italia: la sentenza, contro la quale peraltro si annuncia il ricorso della Curia, diventa un precedente ed evoca piuttosto le cause che negli Usa hanno mandato in fallimento diverse diocesi. La decisione della prima sezione civile del tribunale di Bolzano riguarda il caso di don Giorgio Carli, assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», condannato a sette anni e mezzo in appello e infine protagonista di una sentenza che fece discutere: la Cassazione nel 2009 lo prosciolse perché era intervenuta la prescrizione del reato e insieme lo condannò al risarcimento delle parti lese.

Tecnicamente innocente ma anche colpevole e viceversa, secondo le interpretazioni. Un caso divenuto famoso perché la vittima, una donna che denunciò di essere stata violentata tra i 9 e i 14 anni, aveva ricostruito le violenze da adulta, nel corso di 350 sedute di psicanalisi con un metodo chiamato «distensione meditativa» simile all’ipnosi. Don Carli venne arrestato nel 2003, quattordici anni dopo i fatti denunciati. La diocesi ha sempre difeso l’innocenza del sacerdote. Della vicenda si occupò anche il Vaticano: il processo canonico della Congregazione per la dottrina della fede si è concluso l’8 gennaio 2010 con il proscioglimento di don Carli. Al di là dell’entità del risarcimento (500 mila euro alla donna, 200 mila ai genitori), l’essenziale sono le motivazioni della sentenza. Per il tribunale civile diocesi e parrocchia sono responsabili in base all’articolo 2049 del codice civile, quello che riguarda la «responsabilità dei padroni e dei committenti».

Si chiama «rapporto di preposizione» e non è solo «di tipo aziendale», scrivono i giudici: i sacerdoti «agiscono in esecuzione del mandato canonico loro affidato». Il parroco aveva affidato a don Carli il catechismo dei ragazzini. Così diocesi e parrocchia hanno una responsabilità «di tipo oggettivo» perché «a capo degli enti ecclesiastici» in questione «vi sono il parroco e il vescovo, ai quali il diritto canonico attribuisce determinati poteri-doveri di direzione, vigilanza e controllo». E per questo vengono condannate al risarcimento, assieme a don Carli. Per i legali della donna la sentenza «consente, almeno in parte, una forma di risarcimento morale». La diocesi si dice invece «sorpresa e delusa» e ribatte: «Risulta incomprensibile il motivo per cui si venga chiamati al risarcimento civile dei danni, dopo che nessuno è stato condannato». In tutto questo, il paradosso è che proprio la diocesi di Bolzano è all’avanguardia nella lotta contro la pedofilia nel clero: dal 2010, unica in Italia, ha nominato un «responsabile diocesano per le molestie» con tanto di sezione nel sito internet e mail (molestie@bz-bx.net) per inviare le denunce.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.