La crisi colpisce anche le Forze Armate: 28 mila persone in mobilità

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La profonda depressione del paese costringe a riformare la difesa, che prevede la messa in mobilità forzata o il prepensionamento per 18 mila militari e 10 mila civili considerati in esubero. Eppure il Premier Letta si ostina a voler restare in Afghanistan anche oltre il 2014 (a far cosa?), con evidenti sprechi di risorse economiche, e a spendere miliardi per gli inutili F35. Nell’epoca del non-sense succede anche questo.

 

La riforma della Difesa, iniziata sotto il Governo Monti, continua la sua marcia inarrestabile. L’obiettivo è quello di ricostruire nel giro di 10 anni una nuova struttura che sia in grado di ripartire equamente, tra spese del personale e spese per gli investimenti, le risorse destinate alla difesa. Attualmente gli stipendi rappresentano il 70% dei costi complessivi, mentre il restante 30% viene destinato agli armamenti.

L’intenzione di questa riforma è quella di riportare in perfetto equilibrio (50 e 50) queste due voci. Soprattutto perché la spesa per gli investimenti, almeno per il momento, non può essere incrementata vista la situazione finanziaria del Paese e quindi, se le forze armate intendono restare al passo coi tempi da un punto di vista degli armamenti, sono costretti a cercare al proprio interno un modo per risolvere il problema.

Il piano prevede, dunque, un taglio agli esuberi che riguardano 18 mila soldati e 10 mila civili. Per questo personale si prevede la mobilità forzata e cioè i “prescelti” dovranno accettare il trasferimento in un ente pubblico o in un ministero. Per chi rifiuta lo spostamento è previsto il pensionamento anticipato obbligatorio con lo stato che versa però l’85% dello stipendio, ma in compenso viene offerta la possibilità di guadagnare con lavori extra. Questo per quanto riguarda i militari. 

Per i civili invece, la possibilità di andare in pensione anticipatamente non c’è e qualora ci sia il rifiuto scatta la “messa in disponibilità”, una sorta di cassa integrazione. Ma come si procede alla scelta? Per individuare i “candidati” saranno elaborate delle graduatorie, all’interno delle quali sarà inserito soprattutto del personale con età compresa tra i 45 e i 55 anni che non svolgono più missioni operative e che sarebbero più prolifiche in qualche amministrazione.

Proposta questa che fa discutere come dimostrano le parole del maresciallo Antonio Ciavarelli: Che vuol dire mobilità per un militare? Le Forze armate hanno una loro specifica identità. Non vorremmo ritrovarci ad assistere al fenomeno di qualche maresciallo o capitano o colonnello che si tramuti in un bidello o in un usciere, senza voler nulla togliere ai bidelli e agli uscieri. E che se poi rinunciasse a farlo, fosse spedito in pre-pensionamento senza tanti complimenti”.

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