L’Unione Europea dominata dalle lobby. “Il fenomeno ha dimensioni preoccupanti”

unione europea dominata dalle lobby il fenomeno ha dimensioni preoccupanti

“La rappresentanza degli interessi è un elemento fisiologico della democrazia e non va demonizzato. Certo nelle istituzioni europee il fenomeno delle lobby ha assunto proporzioni preoccupanti”. Il Parlamento europeo ha approvato un giro di vite per le lobby. L’intervista di Affaritaliani.it a Roberto Gualtieri, eurodeputato Pd e relatore del rapporto sulla revisione del registro delle lobby.

 

Onorevole Gualtieri, la commissione per gli Affari costituzionali ha approvato il suo rapporto sulla revisione del registro delle lobby, di che cosa si tratta?
“Abbiamo rivisto le norme che regolano il lavoro delle lobby a Bruxelles. Attualmente esiste un registro, ma l’iscrizione è facoltativa. Noi crediamo che dovrebbe essere obbligatoria perché ci sia maggiore trasparenza a livello legislativo. Il problema è che manca una base giuridica adeguata per imporre questo obbligo. Abbiamo perciò chiesto alla Commissione di adottare una ‘clausola di flessibilità’ entro il 2016 per decidere su questo frangente. Nel frattempo però abbiamo aumentato gli incentivi e i disincentivi per le lobby ad iscriversi al registro”.

Quali disincentivi avete previsto?
“Ad esempio una minore di libertà di accesso al Parlamento europeo per chi non è iscritto. Nessun patronato per eventi e una limitazione nell’accesso ad un dialogo diretto con i deputati”.

Quante società sono iscritte nel registro?
“Anche se è facoltativo si sono iscritti moltissimi lobbisti: 6.458 soggetti”.

Quali informazioni sono contenute nel registro?
“Fino ad oggi le informazioni erano limitate, ora i lobbisti dovranno indicare non solo le loro generalità, ma anche i soggetti per cui lavorano e in che modo lo fanno. Siamo anche intervenuti sugli studi legali degli avvocati che fino ad oggi si erano trincerati dietro il segreto professionale. Abbiamo distinto il lavoro di avvocatura vero e proprio, per cui viene mantenuto il segreto, con quello di lobby, nel qual caso è doveroso rispettare le regole generali”.

C’è un codice di condotta per i lobbisti?
“Sì, ad esempio i lobbisti non possono fare doni e non possono interferire nella sfera privata dei parlamentari”.

Tutti i parlamentari europei condividono la necessità di regolare questo settore?
“Assolutamente sì, tanto è vero che il rapporto è stato votato all’unanimità. Anche i più intransigenti hanno convenuto che si trattava di un buon testo”.

A livello europeo le lobby sono riconosciute come soggetti legittimi con i quali interloquire. In Italia c’è più la percezione che i lobbisti agiscano per interessi particolari contro quelli generali, anche con mezzi non leciti. Lei che idea si è fatto dei lobbisti?
“La rappresentanza degli interessi è un elemento fisiologico della democrazia e non va demonizzato, piuttosto regolato in modo rigoroso. Certo nelle istituzioni europee il fenomeno delle lobby ha assunto proporzioni preoccupanti. E c’è un’asimmetria tra i gruppi di interesse organizzati e i cittadini. I lobbisti seguono il processo legislativo, sanno con chi interloquire e sono molto attenti. I cittadini lo sono meno e il nostro obiettivo è quello di aiutarli. La vera strada per evitare interferenze troppo pesanti dei lobbisti è che tutti i cittadini siano messi nelle condizioni di seguire i lavori del parlamento”.

Ma i cittadini non avranno mai il tempo e le risorse per seguire il lavoro legislativo del Parlamento…
“Per questo bisogna favorire al massimo la trasparenza. Il voto elettronico ad esempio evidenzia come un deputato ha votato. I cittadini possono così vedere come i loro rappresentanti si sono espressi”.

Nella sua esperienza da parlamentare ha mai avuto a che fare con i lobbisti?
“Nella Commissione Affari economici e monetari stiamo discutendo di Unione bancaria e ho trovato proficuo il confronto con i rappresentanti  delle banche. I parlamentari devono ascoltare tutti, ma non devono essere condizionati D’altra parte quando abbiamo discusso della possibilità di mettere un tetto ai bonus dei banchieri, da Londra c’è stata una forte spinta lobbistica per impedire il voto”.

Come è andata a finire?
“La proposta è stata approvata.

Ma ci sono casi in cui i deputati si fanno portatori di interessi specifici e presentano emendamenti scritti all’esterno: questi casi sono assolutamente gravi e vanno contrastati”.

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