“L’Italia è il Paese che respinge meno immigrati”: la verità nel Rapporto Ires

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 Nel rapporto Ires, pubblicato da Cadoinpiedi, emerge la verità sul rapporto tra immigrazione clandestina e istituzioni italiane: e viene fuori che il nostro Paese è quello che in Europa respinge meno immigrati.

 

Secondo dati Eurostat l’Italia non è un Paese nemico dell’immigrazione. Anzi, è il Paese che respinge meno immigrati. Il rapporto che è aggiornato al 2013 ma è appena stato pubblicato vede l’Italia al quarto posto in Europa per numero di richieste di asilo pendenti: 27.930. Il Paese europeo con più richieste pendenti è invece la Germania, con 125.705 seguita dalla Svezia con 54.270 e dalla Gran Bretagna con 29.875. Chi arriva in Europa è alla ricerca di un lavoro. Ma come vivono davvero? E quanto è vero il luogo comune secondo cui gli immigrati rubano il lavoro agli italiani? Cadoinpiedi.it pubblica un’analisi Francesca Carrera ed Emanuele Galossi autori di Immigrazione e sindacato – Lavoro, cittadinanza e rappresentanza – VII Rapporto Ires (Ediesse, 2014). 

Quello delle migrazioni è un fenomeno estremamente complesso che comporta molteplici cambiamenti sia nelle società ospitanti che in quelle di origine. In questa ottica l’Italia può essere definita come territorio di partenza, transito e accoglienza di percorsi migratori internazionali e pertanto appare indispensabile affrontare il tema nella sua eterogeneità. Il dibattito politico su come affrontare la questione e la stessa attenzione della società civile si concentrano, purtroppo, esclusivamente sulle emergenze umanitarie, sugli sbarchi e su eventi di cronaca che poco hanno a che fare con la condizione che vivono la maggioranza dei quasi 5 milioni di immigrati che residenti nel nostro paese. Tutto ciò, nonostante ci sia da tempo una vasta produzione di studi e analisi che descrivono il fenomeno nelle sue principali caratteristiche. All’interno di questa importante produzione analitica, si posiziona anche il volume “Immigrazione e Sindacato” giunto ormai alla sua settima edizione.

I temi chiave affrontati nel volume – lavoro, cittadinanza e rappresentanza – oltre ad essere principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, sono anche tre importanti nodi da sciogliere per affrontare il fenomeno dell’immigrazione in modo compiuto. Rispetto al lavoro, i dati contenuti nel libro evidenziano come la crisi abbia colpito duramente la componente immigrata precarizzando ulteriormente i rapporti di lavoro e aumentando il numero dei disoccupati. Contemporaneamente continua ad aumentare il divario tra le retribuzioni degli stranieri rispetto a quelle degli italiani, si rafforzano e si enfatizzano le distorsioni già esistenti nel mercato del lavoro come la segregazione occupazionale, la dequalificazione, la ricattabilità e il ricorso al lavoro nero. Il tutto si aggrava con il passare dei mesi, in cui si intensificano i segnali della crisi economica proprio in quei settori che vedono una maggiore incidenza del lavoro straniero (l’industria, il settore delle costruzioni, il mondo delle piccole imprese artigiane e l’attività di cura in ambito domestico che sconta la complessiva riduzione dei redditi e la maggiore difficoltà economica delle famiglie). Come viene evidenziato all’interno del volume, ciò ha prodotto un forte impatto sui progetti migratori: da un lato aumenta il numero delle persone che sono costrette a rinunciare ai ricongiungimenti o ad inviare le rimesse alle famiglie nei paesi d’origine, dall’altro cresce il numero di coloro che sono pronti ad affrontare una nuova emigrazione.

Oggi, in Italia, essere immigrato è di per sé un elemento di freno alla mobilità sociale. E ciò non vale solo sul mercato del lavoro, ma nell’accesso più generale alla parità dei diritti. Lavoro e diritti sono ancora una volta le due facce della stessa medaglia. Non è possibile avere un accesso dignitoso al primo se non viene garantita una piena maturazione e portabilità dei diritti di cittadinanza. A fronte di ciò, il sindacato diventa sempre più un attore centrale nelle azioni di difesa e tutela del lavoro e non solo. Ciò emerge chiaramente dai dati e dalle analisi sulla partecipazione dei lavoratori stranieri e sulle azioni delle OO. SS. realizzate a livello nazionale, territoriale (in particolare attraverso la contrattazione sociale) e di categoria per la tutela dei diritti. Oltre al lavoro, il tema della cittadinanza rappresenta un altro elemento chiave analizzato nel volume sia sotto il profilo giuridico (internazionale, comunitario e nazionale) sia sotto il profilo sociale in senso più ampio, ovvero attraverso approfondimenti specifici sulle forme di partecipazione culturale e politica delle cosiddette seconde generazioni, ovvero i nuovi italiani.

Appare sempre più evidente che la complessità del fenomeno migratorio abbia bisogno di azioni comuni e politiche di intervento a livello globale o quanto meno continentale. Per questo l’ultima parte del volume si è concentrata su un’analisi del sistema europeo sia per quanto riguarda le politiche di cittadinanza sia per quanto riguarda le politiche sindacali e di dialogo sociale messe in capo dall’Europa e dagli Stati membri.

Francesca Carrera è ricercatrice dell’IRES nazionale, dal 2007 coordina l’Osservatorio sull’Immigrazione.

Emanuele Galossi è ricercatore dell’IRES nazionale nell’area Sviluppo locale.

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