L’Inquinamento in Italia lo pagano i cittadini. “Le bonifiche sono solo truffe e finzioni”

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Il traffico illecito di rifiuti nato intorno alle discariche dell’ex area chimica di Pioltello Rodano è un caso emblematico. E purtroppo frequente. “Perché da noi l’inquinamento lo pagano solo i cittadini: con le tasse, e con la vita”. Parla un attivista europeo di Greenpeace.

 

L’ ex Sisas di Pioltello Rodano ? L’esempio per eccellenza «di come tutti i governi italiani dagli anni ’80 in poi abbiano trattato le bonifiche dei luoghi inquinati», ovvero di come abbiano sottovalutato, tergiversato, rimandato a domani, finendo per far pagare tutti i conti ai cittadini: «con le tasse, perché a risanare non è mai chi ha avvelenato, ma paga lo Stato.

E con la vita. Perché parliamo di aree contaminate per colpa delle quali, secondo l’Istituto Superiore della Sanità, sono morte almeno 10mila persone in più del dovuto».

Roberto Ferrigno segue le campagne di Greenpeace e di molte altre associazioni da Bruxelles. A parlamentari e commissari europei perora le cause di chi si batte per l’ambiente. Ed è dal Belgio che ricorda: «L’Italia, in materia di rifiuti, è una generazione in ritardo rispetto alla media Ue. Siamo sorvegliati speciali. E il caso di Pioltello racconta bene perché da noi le cose non funzionano».

L’inizio della vicenda va cercato ancora negli anni ’80: «Nel 1986 nasce in Italia il ministero dell’Ambiente. E proprio in quel momento arriva anche il primo richiamo delle istituzioni europee sui rischi legati al polo chimico e industriale della periferia Est di Milano», spiega Ferrigno: «La storia è la stessa di centinaia di altri impianti: le società falliscono, gli stabilimenti vengono abbandonati, e solo quando ormai i privati hanno le casse vuote qualcuno si mette a controllare cos’è rimasto nel terreno».

Già nel 1986 la notizia che le discariche dell’area industriale di Pioltello Rodano siano piene di scorie e materiali inquinante arriva fino a Bruxelles. Ma niente cambia, in Lombardia.

Vent’anni passano senza che i rifiuti si muovano da lì. «Poi arrivano due sentenze della Corte di Giustizia europea. L’ultima minaccia gravi sanzioni pecuniarie, si parla di una multa da 200 milioni, se l’Italia non chiude la faccenda, svuotando le discariche. Ed è l’ìche inizia il crimine ambientale», racconta l’attivista: «A me non interessano i guai giudiziari dei protagonisti di questa vicenda.

Sono un sostenitore della presunzione d’innocenza. Ma al di là dei tribunali, le responsabilità civili e politiche queste persone le hanno già tutte sulle loro spalle.Perché per non contravvenire all’Europa si è chiusa in fretta e furia una bonifica sommaria che non ha fatto altro che trasportare le scorie velenose altrove, facendole passare per rifiuti normali».

È“ la truffa” per cui sono stati arrestati mercoledì un funzionario del ministero, due imprenditori, e altri tecnici e ingegneri pubblici e privati : l’accusa è di aver messo in piedi mazzette, cambi bolla e raggiri per velocizzare la bonifica. Contravvenendo alle regole. «Noi di Greenpeace abbiamo seguito alcuni di quei carichi.

Scoprendo, nel 2011, che 50mila tonnellate di scorie erano state buttate così com’erano , senza trattamenti chimici o meccanici, in una cava spagnola. E quei 50mila pacchi sono solo una piccola parte delle 280mila tonnellate che sono partite da Pioltello Rodano. E che probabilmente saranno state sparpagliate qui e là anche in Italia. Aumentando, anziché riducendo, il rischio per la salute di migliaia di persone».

Le manovre sono veloci. Il Governo dichiara vittoria: la multa non arriverà. Nonostante non solo si sappia poco della fine che hanno fatto i rifiuti, ma anche «sia noto che molte scorie sono rimaste sul posto. Non dentro le discariche, è vero, ma in mezzo. Però sono ancora lì.

Lasciando che i veleni passino al terreno» Ecco perché Pioltello è un esempio della “bonifica all’italiana”: «Perché anziché prendere la necessità come occasione per innovare, creare lavoro, magari, nello smaltimento efficiente delle scorie, la soluzione è sempre quella di far finta di niente: di chiudere, tombare, dimenticare. Tanto paga Roma, pagano i cittadini, anche con la vita».

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