L’ex magistrato Imposimato, dal Quirinale al sabotaggio su Facebook: “Vogliono censurarmi.”

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Il tutto avviene in concomitanza con la richiesta di parlamentari di tutte le forze politiche di istituire una commissione d’inchiesta sul caso Moro, di cui Imposimato è esperto, tanto da aver scritto diversi libri a riguardo. Nell’ultima fatica letteraria dell’ex magistrato, “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia. Perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera” emergono dettagli inquietanti sull’assassinio di Moro. Strane coincidenze. Denunciate da Imposimato con una lettera ad Agenparl.

 

Ha inviato una lettera all’Agenzia Agenparl.it. A dichiararsi “sotto attacco” è il giudice Fernando Imposimato. In questa missiva ha spiegato che il suo account facebook è stato bloccato da ignoti da tre giorni. “Un sabotaggio- spiega- che servirebbe a farmi tacere”.

Tra i tanti processi che ha istruito nella sua lunghissima carriera di magistrato anche quello sul rapimento di Aldo Moro e sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Occupandosi di terrorismo e mafia più volte è stato fatto oggetto di attacchi dolorosi da parte di chi è intenzionato esclusivamente a farlo tacere.

“Ma io continuerò a parlare – ha spiegato – e dialogare con giovani e lavoratori ai quali va il mio pensiero solidale e amichevole. Mi scuso  con i miei amici di facebook, oltre 22.000, poiché  sono nella impossibilità  di comunicare con  loro, e di formulare le mie valutazioni sull’azione del Governo, sulle priorità  da rispettare e sul pericolo gravissimo di stravolgimento della Costituzione, che sta avvenendo nella  indifferenza  generale, come oggi ha ricordato il costituzionalista Alessandro Pace”.

E su questi temi caldi aggiunge: “Avevo cominciato a creare allarme, ma è quello che mi è stato impedito di fare. Avrei anche voluto esprimere il mio consenso alla iniziativa di istituire  una commissione di inchiesta sul caso Moro, che ha come primi firmatari gli onorevoli Giuseppe Fioroni e Gero Grassi, e porta anche la firma dei capigruppo del Pd Speranza, Pdl Brunetta, Sel Migliore, Scelta Civica Dellai, Fratelli d’Italia Meloni, Centro Democratico Pisicchio, del vicecapogruppo della Lega nord Pini, e poi di Bersani, Bindi, Fitto, Cesa, Tabacci, Cecconi e da altri novanta deputati in rappresentanza di tutti i gruppi.”

Legato in particolar modo a questa inchiesta aggiunge: “Si tratta di indagare sulle gravi omissioni denunziate da parte di militari che avrebbero dovuto partecipare all’intervento in via Montalcini previsto per il giorno 8 maggio 1978, alla  presenza nell’appartamento sovrastante la prigione di uomini di Gladio e dei servizi segreti inglesi (SAS) e tedeschi”. In quel giorno, però, venne dato ordine di “annullare il blitz, fortemente voluto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa”. Per Imposimato, inoltre, si tratta di trovare la verità anche in merito “il comitato di crisi di cui faceva parte anche un uomo del dipartimento di Stato USA, Steve Pieczenik”, “sul ruolo della P2  e dei generali Santovito, Maletti e Musumeci che ne facevano parte, tutte circostanze tenute nascoste ai magistrati che indagavano sulla strage di via Fani, che vide il sacrificio dei Carabinieri  Oreste Leonardi e Domenico Ricci e degli agenti Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino” e “sulla scoperta, da parte di agenti dell’UCIGOS, della prigione di Moro in via Montalcini, tenuta segreta ai magistrati che indagavano, come vennero tenuto nascosti anche i documenti dei componenti del comitato di crisi.”

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