VIVISEZIONE/ Animali torturati in nome della “scienza” e delle lobby farmaceutiche

Topi costretti ad inalare polveri sottili per valutare i danni ai polmoni, maiali bruciati vivi per studiarne le ustioni, cani beagle uccisi da batteri intestinali, gas lacrimogeni iniettati negli occhi dei conigli, acido cianidrico velenoso somministrato ai cani e tante altre sono le pratiche della sperimentazione animale. Il dibattito sulla vivisezione da sempre crea una frattura tra i sostenitori, in prima linea il dottor Silvio Garattini e i contrari, come il dottor Stefano Cagno da noi intervistato. Gli animali diventano cavie di sperimentazioni che, per la maggior parte delle volte, portano alla morte o ad una necessaria soppressione per mettere fine alle loro sofferenze. Dietro la vivisezione si nascondono le lobby che guadagnano sulla ricerca, sugli animali geneticamente modificati e sui finanziamenti.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Il 20 novembre 2012, trasmesso su Radio Radicale, si è svolto il convegno sulla    sperimentazione animale promosso dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ ribadendo l’importanza e le necessità di questa pratica per poter testare medicine che non siano pericolose per l’uomo. Sostenitore da sempre di questa linea è stato il dottor Silvio Garattini, ricercatore e direttore dell’Istituto Negri. Ad avvalorare l’idea che la vivisezione sia  indispensabile è stata un’indagine condotta su mille persone dall’istituto Ipsos che si è dichiarato “indipendente” e non fazioso. Nando Pagnoncelli, direttore dell’Ipsos, illustra i risultati del sondaggio: emerge che quel 80 percento di contrari alla vivisezione in realtà, se ben informati, appoggiano la sperimentazione. Un dissenso che, a detta del Garattini, non è così diffuso come gli ‘animalisti’ hanno sempre detto: oppositori che lo minacciano, lo insultano ed «usano violenza come al tempo del fascismo perché si fanno troppo coinvolgere emotivamente» afferma.

Il convegno può essere riassunto in alcuni punti più importanti:

C’è differenza, secondo Garattini, tra ‘sperimentazione animale e vivisezione’: «Usare il termine vivisezione è un falso e non fa parte della nostra realtà perché è sperimentazione animale e non sezionare su vivi».

Beagle-vivisezione_intervistaLa dichiarazione del Garattini ci appare poco chiara soprattutto perché le pratiche sperimentali avvengono su animali vivi e molto spesso non anestetizzati. Per  capire meglio il suo punto di vista, lo abbiamo contattato senza successo perché impegnato in altri convegni in Germania. Continuando ad ascoltare quanto detto durante il convegno, Garattini ammette apertamente di sperimentazioni su animali spesso non anestetizzati «In alcuni casi non possiamo anestetizzare gli animali se sperimentiamo medicine antidolorifiche». E allora se gli animali non sono morti e neanche anestetizzati perché non possiamo parlare di sezione su animali vivi?

La sperimentazione animale è l’unica via percorribile per non mettere a rischio gli uomini. Lo stesso Garattini dichiara «Perché necessaria? Perché non ci sono altri metodi alternativi. Molti vaccini e trapianti sono stati possibili proprio grazie alla sperimentazione animale».

In realtà metodi alternativi ci sono anche perché la sperimentazione animale non garantisce l’incolumità per gli uomini. Molti sono i prodotti testati su animali, anche cosmetici, che poi hanno avuto effetti collaterali diversi. Ma allora perché si continua solo con la vivisezione?

Garattini smentisce i guadagni che ruotano attorno alla sperimentazione. «E’ errato parlare di lobby farmaceutiche perché la sperimentazione costa ed impegna risorse. Noi –ricercatori- anche siamo contrari ma non possiamo non farlo».

Chiarito il non guadagno delle case farmaceutiche, nel dossier del marzo 2011 ‘Dalla parte dei randagi e non solo’ si specifica come  ben il 70 percento dei fondi stanzianti dalla FSN – Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica– per la ricerca sperimentale, diventa in realtà lo ‘stipendio’ dei ricercatori. E visto il cospicuo introito ecco spiegato il perché la sperimentazione animale diventa necessaria e insostituibile.

Come ultimo punto il convegno si conclude con l’auspicio di Garattini e dei suoi di veder passare, con la prossima legislatura, la legge sulla direttiva europea.

Di che si tratta? Con il DECRETO LEGISLATIVO N.116 DEL 1992 si prevede che gli scienziati prima di compiere sperimentazioni su cani, gatti ed altri animali devono chiedere l’autorizzazione. L’8 settembre del 2010 il Parlamento Europeo ha approvato una DIRETTIVA (2010/63/EU) che se verrà approvata dai Paesi Membri lascerà grande libertà alla sperimentazione anche su animali in via d’estinzione, su scimmie allo stato selvatico e sui randagi. Oggi grazie ALLA LEGGE 281/91sul randagismo è severamente vietato utilizzare randagi per la vivisezione.

Attraverso l’OIPA –Organizzazione Internazionale Protezione Animali– abbiamo intervistato il dottor Stefano Cagno, da anni membro del Comitato Scientifico Antivivisezionista e della Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione.

 

Il dottor Silvio Garattini durante il convegno sulla vivisezione ha detto che è importante distinguere tra vivisezione –una pratica che porta alla sezione dell’animale da vivo– e sperimentazione animale –usata dai ricercatori e che tutt’altro, ma non ha ben chiarito quest’ultima definizione. Che differenza c’è tra i due termini?

Nel linguaggio comune i due termini sono considerati sinonimi (in realtà anche per alcuni vocabolari), ma chi sperimenta sugli animali si offende se lo chiami vivisettore. Loro preferiscono dire che “vivisezione” sono gli esperimenti sugli animali dove si sezionano (operano) da vivi senza anestesia, cosa ovviamente impossibile. Se vediamo il problema da un punto di vista “fisico e del dolore”, ad esempio in molti esperimenti psicologici agli animali si somministrano scariche elettriche attraverso il pavimento della gabbia . In questo caso non si usa il bisturi eppure l’animale soffre. Ultimamente comunque preferisco anch’io parlare solo di sperimentazione animale, perché così non offro la via di fuga a qualche ricercatore che dice: “anch’io sono contro la vivisezione, infatti io faccio sperimentazione animale”.

Durante il convegno è stata presentata un’ indagine dell’Ipsos in cui si arriva alla conclusione che in Italia solo il 20% delle persone è nettamente contro la vivisezione. Il Garattini sottolinea questo numero e dice che è in diminuzione rispetto all’80 % dei contrari professati dalle associazioni animali. E’ un dato attendibile ?

L’indagine dell’Ipsos è stata commissionata dall’Istituto Mario Negri e come tutti i sondaggi sono pilotabili a patto che si facciano le domande nella maniera giusta per ottenere ciò che si vuole, ossia che faccia “felice” il commissionante, quindi chi paga la parcella. Il dato dell’Ipsos dice che per il 39% degli intervistati la sperimentazione animale è inaccettabile, per il 27% poco accettabile, per il 15% abbastanza accettabile, per il 18% lo ritiene del tutto accettabile.

Interessante leggere che emergeva dalla ricerca che “gli intervistati, se informati adeguatamente su come viene svolta e a cosa serve la sperimentazione animale, cambiano idea”. In altre parole prima informo il campione su cos’è la sperimentazione animale, naturalmente in base alle opinioni e ai dati di chi la compie (si è mai visto qualcuno che parla male di ciò che fa). In pratica vuol dire: condiziono il campione e poi gli faccio la domanda. Il sondaggio è stato commissionato per contrastare quello dell’ Eurispes che ha dimostrato che il 86,35 degli italiani sarebbe contraria alla sperimentazione animale. In tutta sincerità ritengo poco credibile anche questo dato.

Inoltre il ricercatore prosegue dicendo che la sperimentazione animale –pur volendola evitare– è una pratica necessaria e fondamentale perché l’unica possibile e non esistono metodi alternativi. Specifica che alcune analisi su animali devono per forza essere compiute senza anestesia perché si studiano medicinali antidolorifici per cui l’anestesia sarebbe un controsenso. Ma davvero è insostituibile la sperimentazione animale?

In nessun esperimento di farmacologia viene somministrato alcun antidolorifico, ad eccezione proprio delle ricerche che studiano il dolore nelle quali prima si provoca dolore nell’animale e poi si somministra l’antidolorifico. In tutte le altre ricerche l’antidolorifico non viene somministrato perché interferirebbe con l’azione del farmaco oggetto di studio. Ricordo che per studiare la tossicologia dei farmaci si somministrano le sostanze oggetto di studio a dosaggi tali da provocare la morte per intossicazione di un certo numero di animali (un tempo era il 50%). La sperimentazione animale è sostituibile nella misura in cui i legislatori lo vogliono. Nessun modello animale è mai stato validato ossia dimostrato scientificamente valido e quindi continuare ad usare un modello che non è dimostrato scientificamente valido significa prendere in giro la gente.

I ricercatori dicono che non si possono non utilizzare gli animali come si fa a sperimentare una sostanza in un organismo intero se non lo si fa sugli animali?

Ciò è vero, ma poiché ogni specie fornisce risultati diversi perché ogni specie ha una propria genetica e propri meccanismi metabolici, dovrò poi sperimentare sugli esserti umani (è obbligatorio per legge!) e queste persone diventano le vere “cavie” sulle quali si capisce come una sostanza agisce e viene metabolizzata. Se la sperimentazione animali poggiasse su criteri scientifici, perché poi sperimentare anche nella nostra specie?

Ci fornisce alcuni esempi di metodi che si possono sostituire alla sperimentazione animale?

Esistono metodi “antichi” come le colture cellulari e tessutali che forniscono risultati parziali, ma specie specifici, ma poi ci sono tutte le tecniche più recenti come la clonazione cellulare, la RMN dinamica, metodologie QSAR, i simulatori metabolici, la farmacogenomica eccetera. Certamente che se non si finanziano questi metodi e non si crea una cultura alternativa, si continuerà con la sperimentazione animale che è un metodo ottocentesco.

In ultimo: Garattini parla anche delle lobby e smentisce qualsiasi tipo di guadagno per le industrie farmaceutiche o per gli Istituti di ricerca: questi studi sono compiuti per ‘etica medica’ e dice che più che guadagni per i ricercatori, gli istituti e case farmaceutiche ci sono solo investimenti e spese. Quali sono i costi e i guadagni che ruotano attorno alla vivisezione?

Un’ industria farmaceutica non è un istituto di carità e quindi, se è vero che tutta la ricerca (animale o non animale) è un investimento, è altrettanto vero che ciò è compiuto per commercializzare in seguito i farmaci che compenseranno (in abbondanza!) gli investimenti. Se fosse come dice Garattini, perché le industrie farmaceutiche non regalano i farmaci? La vendita di farmaci nel mondo è come business secondario solo all’industria delle armi. Ogni ricercatore può prendere bassi compensi all’inizio della carriera, ma ciò spiana la strada alle cattedre universitarie e ai posti di ricercatore per le industrie che invece pagano profumatamente.

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