Vieni a “sprecare” in Puglia: 14 miliardi per lo sviluppo bloccati. Ma Vendola ha uno stipendio d’oro

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L’impietosa fotografia è stata fatta dal quotidiano economico “Sole 24 ore”. In Puglia ci sono 10 miliardi e 116 milioni di euro di spese impegnate per investimenti mai portati a termine. Uno spreco che diventa ancora più grave se si pensa che può essere messo a confronto con i privilegi che i consiglieri regionali della seconda legislatura Vendola hanno accumulato negli anni. Tra i quali il 100mila euro all’anno di trasferte gratis in autostrada per tutti coloro che devono raggiungere Bari “per motivi di servizio”. Che valgono anche per coloro che vivono nelle zone dove la A 14 finisce naturalmente. Con il presidente della Giunta Nichi Vendola che, nonostante i recenti “tagli alla casta”, continua a percepire uno stipendio di 13.800 euro al mese: il doppio rispetto al Presidente della Toscana.

 

Una Puglia a due velocità quindi: da una parte fondi inutilizzati e imprese non pagate, dall’altra gli stipendi d’oro della casta superiori di quelli delle regioni rosse a guida Pd come Umbria e Toscana. 

 PUGLIA INCATENATA – Cosa sta accadendo durante l’amministrazione guidata dal presidente Nichi Vendola? Succede che  10 miliardi e 116 milioni di euro destinati ai fornitori della pubblica amministrazione, alle imprese e alla stessa pubblica amministrazione non vengono effettivamente erogati rimanendo di fatto impigliati nelle maglie della burocrazia.

I dati portati alla luce da “Sole 24 ore” si riferiscono a quanto accumulato sino al 2010 sulla base dei certificati della pubblica amministrazione. Ma che per vincoli burocratici e soprattutto a causa del patto di Stabilità da rispettare, impedisce alla Regione di sforare il tetto della spesa e di erogare denaro per lo sviluppo.

Il leader di Sel ha minacciato ben due volte di sforare il patto di stabilità. Una dichiarazione che però gli ha provocato più disastri che conseguenze positive. Tra queste la più grave è stata l’imposizione del piano di rientro dal debito sanitario in via di chiusura.

Tutto questo come si traduce nella vita economica dei pugliesi? La situazione è negativa perché la Puglia primeggia nella speciale classifica della pubblica amministrazione che non paga le imprese. Soldi che non arrivano quando dovrebbero e che provocano un impoverimento generale delle condizioni di vita di chi lavora nelle imprese che attendono i fondi.

I dati consuntivi del 2010 raccontano anche altro. Le rilevazioni Aida PA Bureau van Dijk e Corte dei Conti parlano di un residuo di spesa di 4 miliardi e 43 milioni di euro che andranno a perire e quindi a disintegrarsi e di quello più alto già citato che potrebbe dare una boccata d’ossigeno al sistema economico complessivo mettendo in moto cantieri che i Comuni vorrebbero ma non possono pagare.

Per la Puglia c’è di più: le spese correnti accumulate da Comuni ammontano a 1 miliardo e 332 euro mentre quelle delle province arrivano a 407 milioni di euro nelle spese correnti e 889 milioni per investimenti.

Quanto viene bloccato dalle Regione? Oltre 4 miliardi di spese che sarebbero dovute andare ai fornitori e sono rimaste in cassa, vi sono ben 10 miliardi di euro progettati per investimenti che, causa quei vincoli sulla spesa, non sono mai partiti.

Certo è che programmando meglio le uscite l’amministrazione pugliese avrebbe potuto trovare il modo di non bloccare 14 miliardi di euro che in una regione come quella governata da Vendola significa ricchezza e lavoro. E invece no.  Sono bastati calcoli errati nelle spese a bloccare la crescita di un territorio che ne avrebbe bisogno. Un settore da tagliare per sbloccare i fondi? Sicuramente quello della casta dove non sono bastate tuttavia le rinunce ai vitalizi che arriveranno dalla prossima legislatura a indicare la strada maestra. Il perché lo vedremo subito.

GLI SPRECHI DELLA CASTA – Non è bastato nemmeno l’esempio di Vendola che nel settembre 2012 (in piena campagna elettorale) ha deciso di tagliarsi lo stipendio.

Non bastano nemmeno i provvedimenti presi dal primo gennaio 2013 secondo i quali i consiglieri regionali percepiranno un emolumento inclusivo di qualsiasi indennità e spese di esercizio del mandato variabile dagli 11.100 euro al mese per i consiglieri regionali e i 12.300 per i presidenti di gruppo e i consiglieri segretari, ai 12600 per il vicepresidente della Giunta del consiglio regionale e degli assessori fino ai 13800 percepito dai presidenti di Regione e consiglio regionale.

Si tratta di un risparmio annuale che sfiora i 5 milioni di euro ma che non basta a recuperare gli sprechi avvenuti negli anni passati. Perché fino al 31 dicembre 2012, quando il Patto di stabilità bloccava i fondi per le imprese pugliesi la “Casta Vendola” spendeva e spandeva al pari di quella delle altre regioni italiane.  Siamo appena nel 2012 quando con l’assenso del presidente della Regione si firmava l’ennesima determina dirigenziale che regalavano ai consiglieri regionali tessere Viacard e Telepass per prendere l’autostrada anche mille volte al giorno se ce la facevano senza spendere nemmeno un euro.

I costi di questi viaggi a chi venivano addebitati? Naturalmente alla Regione Puglia che pagava di tasca propria i costi alla Società autostrade. Questo valeva anche per i rappresentanti brindisini e leccesi che non avevano bisogno dell’autostrada per recarsi in Consiglio Regionale a Bari visto che la A 14 finisce a Taranto.  Un privilegio che è stata la ciliegina sulla torta, arrivato dopo i regali di Pc portatili e I Pad di ultima generazione. Questa determina è del giugno 2010 e ha caricato sulla testa dei contribuenti pugliesi altri 59.051 euro. Che verranno sommati ai 100 mila che è costata quella delle autostrade gratis di cui 71 mila sono finiti nelle casse delle Autostrade Spa.

Non è tutto però perché negli anni scorsi è stato previsto anche un rimborso di 884 euro  all’anno per mantenere il rapporto con gli elettori per il semplice consigliere regionale. Per gli assessori l’assegno è diventato di 2075 euro mentre il governatore ha incassato 2820 euro.

Tutto questo, lo ricordiamo, avveniva mentre la sanità pugliese va a rotoli tagliando posti letto ospedalieri, introducendo ticket sui farmaci e aumentando le accise sulla benzina. E permettendo il blocco di 14 miliardi di euro per lo sviluppo della Regione.

 I TAGLI CHE NON TAGLIANO – Sono stati efficaci e risolutivi i tagli della casta pugliese? Lo vedremo subito. Fino a dicembre 2012 il governatore Nichi Vendola si portava a casa 14 mila e 595 euro al mese. Ora ne prende, come visto prima 13.800 euro. Un taglio di ottocento euro al mese che gli permette ancora di guadagnare il doppio della governatrice umbra Catiuscia Marini che arriva all’indennità di 7. 102 euro al mese e di Michele Iorio del Molise che incassa 12.038 al mese e che dai suoi corregionali viene definito un paperone. Il presidente della Toscana Enrico Rossi guadagna invece 6.900 euro al mese, Roberto  Formigoni della Lombardia  11.739 euro e Luca Zaia del Veneto 12.615.  Tutti stipendi che restano comunque inferiori a quelli di Vendola. Nei casi di Toscana e Umbria la diaria mensile è quasi la metà di quella di Vendola.

Gli assessori pugliesi prenderanno 12.600 euro al mese con i tagli annunciati da Vendola. Nonostante tutto soltanto i calabresi con i 12.844 resteranno più pagati. All’anno gli esponenti della Giunta Vendola invece incasseranno 4500 euro in più rispetto a quelli della Giunta Errani in Emilia Romagna e 5122 in più rispetto a un omologo toscano.

Insomma tagliare è servito a poco perché i costi della macchina amministrativa pugliese restano alti. Nonostante gli interventi al ribasso del Governatore Nichi Vendola. Arrivando a livelli toscani o umbri avrebbe potuto ancora dimezzare le spese della casta. Non sarebbe certo bastato per sbloccare i 14 miliardi di euro per le imprese ma un passo avanti certo che sì.

Invece si continua ad assistere alla Puglia dalla doppia velocità: da una parte gli stipendi d’oro della politica e dall’altra fondi esistenti ma bloccati che non soltanto impediscono lo sviluppo della Regione ma la portano anche a dover tagliare sull’essenziale che viene rappresentato dalla sanità pubblica. Tutto in salsa Sel.

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