Verità e giustizia per Michele Landi

Michele Landi, tecnico informatico, era stato intervistato il 27 marzo precedente da una giornalista di Radio 24 a proposito della rivendicazione delle Nuove Brigate Rosse sull’omicidio Biagi. Poi ilsuicidio“..

michele_landi4 aprile 2002. Sono circa le undici di sera quando i vigili del fuoco e i carabinieri di Tivoli trovano il corpo senza vita di Michele Landi nella sua casa di Guidonia Montecelio, una trentina di chilometri da Roma. È stata la fidanzata ad allertare le forze dell’ordine perché da troppe ore Michele non risponde al telefono. La corda intorno al collo con un nodo scorsoio, le gambe piegate con le ginocchia appoggiate sul divano, casa in disordine ma senza segni di violenza.Quella mattina Landi avrebbe dovuto tenere una lezione agli uomini della guardia di finanza alla Luiss Management, ma non si e’ mai presentato. Cellulare spento e telefono di casa che squilla a vuoto. L’ipotesi del suicidio e’ la prima a farsi strada.

Ma chi era Michele Landi e di cosa si occupava? Tecnico informatico, era stato consulente di Umberto Rapetto, colonnello della Fiamme Gialle, e del pubblico ministero di Palermo Lorenzo Matassa. Nelle loro prime dichiarazioni, entrambi escludono l’ipotesi del suicidio. Di piu’: Matassa pensa a un omicidio maturato in ambienti ben precisi: «Penso ai servizi segreti, quelli che hanno cercato di dare un segnale a chi sta lavorando sull’omicidio del professore Marco Biagi», secondo quanto dichiara a La Stampa il 7 aprile.

Landi era stato intervistato il 27 marzo precedente da una giornalista di Radio 24 a proposito della rivendicazione delle Nuove Brigate Rosse sull’omicidio Biagi, avvenuto a Bologna otto giorni prima. Su quella rivendicazione Landi stava lavorando «informalmente», come dichiara lui stesso alla cronista che lo ha contattato, ossia senza alcun incarico ufficiale nell’indagine. Anche perche’ quell’inchiesta era nelle mani di una squadra investigativa ad hoc, che gia’ si stava avvalendo di consulenti propri, fuori e dentro Wind, l’azienda di telecomunicazioni da cui era partita la rivendicazione tramite una scheda prepagata che consentiva qualche giorno di anonimato. Inoltre, scavando nel curriculum del giovane informatico morto in circostanze misteriose, si scopre che Landi fu perito per l’avvocato Rosalba Valori, difensore di Alessandro Geri, presunto telefonista – verrà in seguito scagionato da ogni addebito – delle Nuove Br per l’omicidio di Massimo D’Antona, il consulente del ministero del lavoro assassinato a Roma il 20 maggio 1999.

Questo, in poche immagini, il contesto in cui si consuma il “suicidio” del 4 aprile 2002. In seguito al quale le voci partono incontrollate, a proposito dei motivi che potrebbero aver spinto qualcuno a uccidere l’uomo, mascherando quel delitto per una morte auto-inferta. Si parla di scoperte che riguardano l’abbattimento del Dc9 sopra Ustica il 27 giugno 1980, sistemi bellici di tipo elettronico; mentre un ex gladiatore, il “Doctor Franz”, nel novembre 2003 sostiene che Landi avesse scoperto la provenienza della rivendicazione dell’omicidio Biagi: un computer di un ministero. Voci, appunto, la cui verifica risulta difficile, se non impossibile.

Poi, all’improvviso, cala il silenzio. Più nessuna agenzia, nessun articolo, pochissime ricostruzioni nei libri. Come se di questo caso non si volesse o non si potesse parlare, come se non interessasse piu’ capire esattamente che fine ha fatto il giovane informatico. Eppure sono in tanti, ancora oggi, a essere convinti che sia successo qualcosa di “strano”. Tra questi il giornalista e scrittore Daniele Biacchessi che, nel libro L’ultima bicicletta. Il delitto Biagi (2003) e nella trasmissione radiofonica Il giallo e il nero, in onda su Radio 24 l’8 aprile 2007, sostiene l’esistenza di un collegamento con le indagini sulla morte del giuslavorista bolognese. Intanto le Nuove Br vengono smantellate e Marco Mezzasalma, attraverso attivita’ di informatica forense particolarmente complesse, viene identificato come il responsabile dell’invio della rivendicazione via mail.

Dalle testimonianze, raccolte dal sostituto procuratore di Tivoli Salvatore Scalera e dai media, emerge la figura di un uomo che amava la vita, ma anche di un anticonformista, dalle tante sfaccettature. L’avvocato della famiglia, Claudio Giannelli, i parenti e gli amici, da quanto dichiarato nei primi anni, hanno sempre escluso la possibilita’ di un suicidio. In un primo momento la sorella aveva realizzato un sito a nome del fratello (ora non piu’ online) per ricordarne la figura, pubblicare una rassegna stampa sul caso e cercare una giustizia che, stando a quanto aveva scritto ancora il 10 gennaio 2005, non era giunta. Una ricerca di giustizia motivata dal fatto che da quasi tre anni (e piu’ precisamente dal maggio 2002) sul fascicolo delle indagini era stata scritta la parola “omicidio”. Va aggiunto che in procura a Tivoli continuava a regnare lo scetticismo sull’ipotesi “omicidio” e che ci si era mossi in questo senso, a quanto pare, piu’ per motivi procedurali che altro. E con il novembre 2004 si era giunti a una richiesta di archiviazione, perche’ non si ravvisava alcun reato che coinvolgesse terze persone.

(ha collaborato Roberto Laghi)

Post Scriptum (di Rita Pennarola) – L’Ombra di Saya
Gaetano_Saya_C’e’ un particolare finora mai emerso che potrebbe dirci qualcosa di nuovo sull’omicidio di Michele Landi. Il 16 dicembre del 2002, pochi mesi dopo la scomparsa del giovane, il sito specializzato di informatica Zeus pubblica un articolo nel quale ricostruisce i tanti lati oscuri della vicenda. «Un “fantomatico” agente dei servizi segreti – si legge – avrebbe rilasciato una dichiarazione a un inviato del mensile Gq, Marco Gregoretti, secondo cui Landi avrebbe collaborato alle indagini sui delitti D’Antona e Biagi e, addirittura, avrebbe scoperto che l’email di rivendicazione del delitto Biagi proveniva da un ministero».

Ma chi e’ Marco Gregoretti? Di lui si era occupata la Voce qualche anno fa, a proposito delle vicissitudini giudiziarie di Riccardo Sindoca, l’alter ego di Gaetano Saya nella Dssa, compagine inquisita a Genova con l’accusa di aver dato vita ad una polizia parallela a scopi di dossieraggio. Il pm di quella indagine, Nicola Piacente, fu trasferito a Roma. E questo segno’ la morte precoce dell’inchiesta. Sindoca, intanto, ha scritto un libro a quattro mani con Gregoretti, cui e’ legatissimo. Titolo: “Dossier Mitrokin, il meglio e il peggio”.

 

Tratto da “La Voce delle Voci” di Ottobre 2010

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