Vento di elezioni: no al bipolarismo coatto e al porcellum

Sulla spinta di Umberto Bossi, il premier vuole andare alle elezioni con la legge elettorale vigente, definita una porcata dallo stesso ministro Roberto Calderoli che la propose. In effetti il porcellum è quanto di più antidemocratico si possa immaginare. Il premier vorrebbe mantenere questa legge perché consente al solo partito che ottiene più voti di fruire d’un premio tale da permettere di governare con larga maggioranza.

porcellumPer cui, facendo un esempio concreto, se il Pdl ottiene il 30% e l’opposizione frantumata in tanti partiti prende il 70%, sarà il Partito delle libertà a governare per altri cinque anni, in violazione della volontà del settanta per cento degli italiani. Se poi a questo scempio si aggiunge che la scelta dei candidati avviene secondo l’ordine imposto dal segretario del partito, senza nessun valore alle preferenze, allora si ha il quadro catastrofico che si prospetta all’opposizione democratica per i prossimi anni.

Contro questa vergognosa legge elettorale, palesemente irrispettosa della volontà della maggioranza del popolo italiano – la democrazia è il governo della maggioranza – i partiti dell’opposizione non si sono battuti affatto. Questa legge faceva comodo ai capi dei vari partiti di opposizione, che potevano assicurare alle oligarchie di vertice la propria sopravvivenza eterna, senza tener conto delle esigenze di rinnovamento generazionale dei cittadini, che andavano in senso contrario. Il risultato è stato la cancellazione di un partito come Rifondazione comunista, che aveva raggiunto l’8%, e la fine delle altre formazioni di sinistra.
Il premier stringe i tempi delle elezioni con l’appoggio della Lega del rozzo e forsennato Bossi, per profittare della confusione che regna nell’opposizione. Il Pd, con il segretario che propone la candidatura di Giulio Tremonti, e Massimo D’Alema che vuole scegliere Pierferdinando Casini abbandonando Antonio Di Pietro, la frammentazione è inevitabile. Eppure essi dovrebbero capire che occorre una maggioranza istituzionale capace di comprendere tutti i partiti che hanno votato contro il Governo o si sono astenuti nella vicenda Caliendo. Uno schieramento per la difesa della democrazia, che si preoccupi solo di approvare la legge elettorale proporzionale con sbarramento del 5 per cento. Riconoscendo che il sistema maggioritario e’ fallito. Il popolo italiano non e’ fatto per il bipolarismo coatto.

Occorre evitare di dividersi sulla legge elettorale. Il dibattito sulla riforma di questa legge per sua stessa natura è tra i più difficili che una classe politica possa affrontare: il motivo è che dalla legge elettorale dipende la sorte stessa dei partiti. Non esiste una legge elettorale in grado di accontentare tutti gli schieramenti, così come non esiste una riforma elettorale in senso maggioritario che non peggiori la posizione di qualche partito. Sicché la difficoltaà di giungere ad una riforma in Parlamento è nel puntuale dissenso, spesso decisivo, di chi non ha interesse ad attuarla. Come è avvenuto nel recente passato, con la conseguenza che il premier Berlusconi e Bossi ne hanno approfittato

L’essenza delle legge elettorale è nel metodo: un criterio di trasformazione di voti in seggi. Il sistema proporzionale trasforma i voti in seggi in proporzione: a tanti voti corrispondono altrettanti seggi. Il sistema maggioritario attribuisce il seggio, in ogni collegio (l’ambito territoriale in cui si vota per eleggere uno o più candidati), al più votato, secondo il principio che il primo piglia tutto e il secondo niente. Si vede subito l’enorme differenza tra i due sistemi ed i loro rispettivi limiti. I sistemi proporzionali soddisfano l’esigenza della rappresentativitaàdei cittadini, e producono parlamenti che rispecchiano la distribuzione dei partiti e delle opinioni. I sistemi maggioritari mirano alla governabilità: eliminano i piccoli partiti per avere governi efficienti. Ma possono anche portare alla aberrazione del governo della maggiore minoranza, come sperano il Pdl e la Lega. Il Pdl non ha più la maggioranza e bisogna approfittare di questa situazione per abrogare la legge vigente ed approvare una legge nuova, tale da evitare lo sconcio dei partiti alla Mastella che condizionano la governabilità.

Ma l’accordo nell’opposizione sembra difficile. E questo avvantaggia ancora una volta il premier, che vorrebbe riversare su Gianfranco Fini tutta la responsabilità della fine della legislatura. Costringendolo a varare il processo breve, la legge bavaglio e il lodo Alfano, leggi ad personam cui collega il voto di fiducia. Con queste tre leggi il premier risolverebbe i suoi problemi con la giustizia. La più pericolosa è quella sul processo breve, pensata su misura per Berlusconi: Mills, Mediaset e Mediatrade. Assieme a questi si estinguerebbero tutti i processi per gli ultimi scandali: quello contro alcuni esponenti della protezione civile (Anemone e soci), quello che riguarda la nuova massoneria, e quello sugli scandali del terremoto. Occorre una mobilitazione anche più massiccia di quella che c’è stata contro la legge bavaglio. E per questo possono fare molto i partiti di opposizione, i sindacati, il popolo viola, il movimento 5 stelle, e tutti gli altri movimenti che si riconoscono nella Costituzione.

Credo sommessamente che sarebbe preciso dovere del Presidente della Repubblica, così incline a parlare di riforme, respingere la richiesta di scioglimento delle camere per elezioni anticipate, che non spetta al premier. E intervenire per sollecitare la modifica della legge elettorale che va contro la democrazia, perché in contrasto con la volontà della maggioranza degli italiani.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Settembre 2010

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