Vendola e Cota, Onorevoli Governatori. Con tanto di doppio stipendio per sei mesi

Nichi Vendola e Roberto Cota, deputati o governatori? E gli altri sette consiglieri regionali eletti a Montecitorio o a Palazzo Madama, cosa sono? Domande tutt’altro che campate in aria. Nonostante abbiano rinunciato formalmente all’incarico parlamentare, continuano infatti tutti a frequentare Montecitorio. Insomma, al momento sono sia deputati che governatori (o assessori o consiglieri). E, probabilmente, lo saranno ancora a lungo: il Regolamento prevede un tempo addirittura di sei mesi dopo la comunicazione della rinuncia per renderla concretamente effettiva. Il risultato è assurdo. Una domanda per capirci: Vendola, Cota e gli altri parteciperanno all’elezione del Presidente della Repubblica come onorevoli o come delegati regionali? Non è dato saperlo. E intanto incamerano il malloppo del doppio incarico.

 

di Carmine Gazzanni

Nichi Vendola e Roberto Cota, deputati o governatori? La risposta a questa domanda è più difficile di quanto possa sembrare e trascina con sé problemi che, al momento, restano di non facile soluzione. I due presidenti di Regione, infatti, nonostante il loro incarico istituzionale, hanno deciso di correre alle politiche del 24 e 25 febbraio, candidandosi peraltro capilista in più circoscrizioni. Giocoforza sono stati eletti. Ed ecco allora la domanda: stiamo parlando di onorevoli o di presidenti di Puglia e Piemonte?

Il dubbio che tanto Nichi quanto Roberto abbiano al momento un doppio incarico è molto forte. Una situazione che rasenta l’assurdo e che, peraltro, tocca non solo i due governatori ma anche l’assessore-deputato Michele Pelillo (Pd), l’assessore-senatore Dario Stefano (Sel) nonché i consiglieri-deputati Toni Matarrelli (Sel), Antonio Decaro (Pd), Rocco Palese (Pdl) e i consiglieri-senatori Pietro Iurlaro e Massimo Cassano (entrambi del Pdl). Insomma, uno squadrone di politici dal doppio incarico. Nazionale e regionale.

vendola_e_cota_doppio_stipendioEppure Vendola e Cota hanno rinunciato all’incarico parlamentare optando entrambi per la Regione. Perché allora l’ombra del doppio incarico (e doppio stipendio)? Come stanno realmente le cose?

Per comprendere adeguatamente la questione bisogna partire dalla prima seduta della Camera – il 15 marzo – e precisamente da quando il Presidente provvisorio (prima dell’elezione di Laura Boldrini) Antonio Leone ha proclamato i “deputati subentranti”, conseguenza naturale e necessaria della rinuncia di alcuni eletti.

Di chi, nella fattispecie? Essenzialmente di coloro eletti in più circoscrizioni (che dunque hanno optato per una lasciando spazio per le altre ai primi non eletti) e, appunto, di coloro che ricoprono altri incarichi politici al momento dell’elezione e che, dunque, hanno deciso – bontà loro – di rinunciare all’incarico parlamentare. Il caso, appunto, di Cota e Vendola.

E allora? – si dirà – qual è il problema? Il problema, in realtà, c’è. Ed è anche bello grosso. Basti d’altronde scorrere i resoconti stenografici per rendersi conto che i tanti presidenti-onorevoli, assessori-onorevoli e consiglieri-onorevoli ancora frequentano Montecitorio e Palazzo Madama. Non è un caso, allora, che in occasione della morte del capo della Polizia Antonio Manganelli è, tra gli altri, proprio Vendola a prendere la parola. Ed era il 21 marzo. Una settimana precisa dopo la comunicazione dei “deputati subentranti”.

Insomma, ad oggi tanto Vendola tanto Cota quanto gli altri sette onorevoli, ricoprono due incarichi. Nonostante la Costituzione dica altro. Articolo 122: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”. Pare però che gli interessati facciano poca attenzione a quanto prescritto, cercando di prolungare il più possibile il loro soggiorno romano, tenendosi però contemporaneamente ben stretto lo scranno regionale.

roma-palazzo-montecitorio_giunta_autorizzazioniÈ possibile, però, che nessuno dica niente? Non solo è possibile. È addirittura lecito. Nonostante quanto prescritto dall’articolo costituzionale, infatti, il Regolamento della Giunta per le elezioni di Montecitorio prevede tempi lunghi, apocalittici, per rendere effettiva la rinuncia e la sostituzione. Incredibilmente apocalittici. Sfogliando il regolamento ci si rende conto immediatamente dell’assurdo.

All’articolo 15, infatti, viene specificato che “entro trenta giorni dalla prima seduta della Camera (ovvero il 15 marzo, ndr) ciascun deputato dichiara al Presidente della Camera le cariche e gli uffici di ogni genere che ricopriva alla data della presentazione della candidatura e quelle che ricopre in enti pubblici o privati, anche di carattere internazionale, nonché le funzioni e le attività imprenditoriali o professionali comunque svolte”. Da qui la scelta (come stabilito dal dettato costituzionale): o si continua con il vecchio incarico o, per così dire, si lascia la via vecchia per quella nuova. Una cosa è certa. Bisogna fare una scelta. Tertium non datur.

Il punto, però, sta nei tempi. Già nell’articolo citato si parla di “trenta giorni” di tempo semplicemente per la comunicazione dei doppi incarichi. Ma il bello deve ancora venire. Articolo 16, comma 1: “sulla base delle dichiarazioni presentate dai deputati e della documentazione esistente agli atti, la Giunta […] svolge l’istruttoria sulle cariche, gli uffici e le condizioni soggettive dei deputati, rilevanti ai fini del giudizio sulla compatibilità, ineleggibilità e la decadenza degli stessi”. Le carte, insomma, passano alla Giunta delle elezioni (peraltro provvisoria dato che, come si sa, le commissioni ancora non sono state formate), la quale – comma 2 – “sulla base delle dichiarazioni presentate e della documentazione agli atti, entro sei mesi per i casi di incompatibilità ed entro quattro mesi per i casi di ineleggibilità e decadenza, effettua una delibazione”. Da cui poi la rinuncia effettiva.  Nel caso specifico stiamo parlando di incompatibilità. Stando a quanto previsto dal Regolamento di Montecitorio, dunque, i tempi potrebbero essere biblici prima di una reale sostituzione: sei mesi. Ergo: potremmo vedere ancora per molto tempo a Montecitorio Nichi Vendola e Roberto Cota. I due onorevoli-governatori. Insieme, ovviamente, all’allegra ciurma degli onorevoli-assessori e onorevoli-consiglieri.

RomaPalazzoQuirinaleLa questione, peraltro, non tocca soltanto ovvie considerazioni di moralità politica. Le trascende e non di poco. Proprio ieri abbiamo saputo che dal 18 aprile cominceranno le consultazioni per l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale.

Come molti sapranno al voto saranno chiamati i cosiddetti “grandi elettori”: deputati, senatori e 58 delegati regionali. Chi sono tali delegati? Tre rappresentanti per ogni regione, due di maggioranza e uno di opposizione (tranne la Valle D’Aosta che invia a Roma un solo delegato). E ovviamente uno dei due rappresentati della maggioranza sarà il Presidente di Regione.

Ed ecco allora la domanda: Vendola e Cota si presenteranno in Assemblea in qualità di cosa? Deputati? Delegati regionali? Governatori? Tutt’e due le cose?

In altre parole, si verificherà l’incredibile circostanza che diversi parlamentari che l’articolo 122 della Costituzione stabilisce essere incompatibili con tale carica contribuiranno alla scelta di chi quella stessa Costituzione è chiamato a difendere e far rispettare. Un paradosso tutto italiano. 

Ma la questione non si chiude qui. Domanda: fino a quando non saranno obbligati a fare una scelta, lorsignori prenderanno il doppio stipendio? La domanda resta aperta. Nel Regolamento – vista l’assurdità del caso – non si fa cenno alla questione. Ma pare proprio di sì, dato che negli ultimi giorni tanto Vendola quanto Cota sono stati stabilmente a Roma. Nonostante i consigli regionali di Puglia e Piemonte si siano riuniti più e più volte (basti consultare i due siti istituzionali per rendersene conto).

Insomma, un bel malloppo per i due governatori. Ecco, chiamiamoli così. Onorevoli no. Meglio di no.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.