VATICANO&GOVERNO MONTI/ Troppi ministri in “conflitto d’interesse”

Più di 164 mila fans. Come sempre facebook è un ottimo calderone per prender coscienza di quelli che sono i malumori, i sentimenti e gli umori dei cittadini italiani. La pagina facebook “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria”, in pochi giorni, ha fatto il pieno di adesioni, testimoniando il malcontento per una manovra iniqua che non tocca i forti privilegi di cui gode il Vaticano. Ma, mentre la società civile si indigna, il problema è a monte (o a Monti?): diversi, infatti, sono gli uomini del governo legati a doppio filo con il Vaticano.

 

di Carmine Gazzanni

Forse dovremo ringraziare la crisi perché finalmente se ne parli di questa privilegiata classe religiosa, che per l’appunto continua a chiedere soldi per i più bisognosi”, fa notare Maria Teresa. “Siamo alle solite… forti con i deboli (pensionati e pensionandi) e deboli con i forti (vaticano ed evasori vari…)”, scrive Roberto. E ancora, Carlo : “Benedetto caccia i sordi!”. Il popolo di facebook si ribella alla manovra finanziaria del governo Monti. E si scaglia con una delle caste più privilegiate dello Stato Italiano. Il clero. Il suo impero. Già, perché proprio di impero si dovrebbe parlare: un imperium spirituale certamente, ma anche (e non è affatto secondario) temporale, per così dire. O comunque economico. Un impero catastale di cui – e questa forse è una delle più grandi assurdità – non c’è traccia. Non c’è documento che lo renda noto (si parla di un 20-25% dell’intero territorio nazionale). Basta guardarci intorno, però, per renderci conto che il patrimonio sia tutt’altro che “cristiano” (nel senso proprio del termine, essendo Cristo tutt’altro che ricco).

monti-e-bagnascoEd è inutile che Avvenire continui a ribadire verità infondate. “Le attività commerciali svolte da enti e realtà riconducibili alla Chiesa – ha ribadito pochi giorni fa – sono tenute a pagare l’Ici e lo fanno”. Vero. Il problema, però, è un altro. La legge a riguardo, infatti, è tutt’altro che chiara. Il Governo Berlusconi, nel 2005, aveva esentato dall’imposta tutti gli immobili propri del Vaticano. Senza distinzioni sul loro utilizzo. Fu Prodi, poi, a porre dei vincoli. Certamente ambigui, tuttavia: l’esecutivo, infatti, limitò il beneficio agli edifici “che non hanno esclusivamente natura commerciale”. Ma cosa intendiamo con “esclusivamente”? Nei fatti nessuno, dopotutto, pretende che il Vaticano paghi l’Ici su chiese e oratori. Il problema sono gli hotel, le palestre, le case affittate. Quell’enorme zona grigia che devia dalla “natura commerciale.

Ma servirebbe una misura che introduca l’Ici (anzi, l’Imu) sui beni della Chiesa? Certamente. Le ultime stime formulate dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) parlano di circa 700 milioni di euro l’anno di entrate in meno per i comuni. E allora la domanda sorge spontanea: perché il governo Monti non ha pensato neanche minimamente ad una misura che andasse in tale direzione?

La risposta va ricercata nei nomi del governo. Ad iniziare, ad esempio, da Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione. Fondatore della Comunità di Sant’Egidio, legatissimo sin da giovane agli ambienti ciellini, è uno dei laici più accreditati in Vaticano, tanto da esserne anche uno degli storici di riferimento.

E poi Lorenzo Ornaghi, ministro per i beni e le attività culturali. Il rettore dell’Università Cattolica di Milano dal 2002. Uomo molto vicino ad un cardinale influente come Ruini, non a caso è dal 1998 membro del consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire (di cui dal 2002 è anche vicepresidente) e direttore (dal 2003) di Vita e pensiero, la rivista ufficiale dell’Università Cattolica. Non solo. Ornaghi è anche nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma che gestisce anche le sezioni dislocate della Cattolica (oltre all’Ateneo di Milano, il Toniolo gestisce quelli di Brescia, Cremona, Piacenza, Roma, Campobasso), il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nonché la stessa rivista Vita e Pensiero.

Senza dimenticare, poi, Renato Balduzzi, ministro della salute. Anche lui professore ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è uno dei più noti esponenti dell’Azione Cattolica, presidente nazionale del Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) dal 2002 al 2009, vicinissimo al cardinal Bertone. Così come lo è, d’altronde, anche Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione che proprio alcuni giorni fa ha presentato il libro dell’Editrice Vaticana curato da monsignor Lorenzo Leuzzi su “I grandi discorsi di Benedetto XVI”. E ancora Corrado Passera. L’uomo delle banche, certamente. Ma non solo: il ministro per lo sviluppo economico è tra i più importanti finanziatori del meeting di Rimini ed è in ottimi rapporti con la Cei, il suo presidente, il cardinal Angelo Bagnasco, e il suo vice, mons. Mariano Crociata.

Solo supposizioni? Certamente. Però non sono solo voci quelle che parlano di uno “spirito di Todi” che aleggia sul Governo Monti. Tre dei nuovi ministri – Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi – hanno partecipato come relatori al Forum dei cattolici lo scorso 17 ottobre nella città umbra. Forum che si concluse con la richiesta di un “governo più forte” e di larghe intese, considerata l’ “inadeguatezza” di quello targato Berlusconi e il fatto che “le elezioni anticipate sarebbero la soluzione peggiore”.

Altra “casualità”. Alla vigilia di Todi, Dino Boffo, ex direttore di Avvenire e ora a Tv2000, l’emittente della Cei, aveva lanciato tre nomi per un possibile governo tecnico. Due di questi, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, oggi sono ministri.

Vedremo come evolverà la questione. 

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