UDC/ “Palazzinari” all’assalto per il Monti bis: e il Prof. ricambia con fondi e leggi ad hoc

Importo massimo portato fino a 40mila euro per l’affidamento fiduciario (senza gara dunque) dei servizi di progettazione; obbligo di utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nelle gare di ingegneria e architettura solo oltre i 100mila euro; 224 milioni di euro già stanziati (ma si parla di un totale di 2 miliardi) per le aree degradate di alcune grandi città; rilancio delle grandi opere pubbliche senza alcun rischio per le imprese (a rimetterci potrebbero essere invece le casse pubbliche); defiscalizzazione per le opere infrastrutturali. Sono solo alcune delle norme concepite dal governo Monti in campo edile. Norme che vanno in palese controtendenza con i tagli operati in questi mesi. Leggi ad aziendam? Sarebbe troppo affrettato dirlo. Certo è che la politica economica infrastrutturale potrebbe avvantaggiare i grandi costruttori italiani. A cominciare da Francesco Gaetano Caltagirone (il cui legale, peraltro, è stato fino a poco tempo fa Paola Severino), imprenditore suocero di Pierferdinando Casini, uno dei politici più attivi nel progetto del Monti-bis. Un triangolo – quello tra Casini, governo e palazzinari – che sembrerebbe poggiare dunque non solo su una vicinanza politica, ma anche su favori economici che l’esecutivo in questi mesi ha assicurato in campo edile.

 

di Carmine Gazzanni

casini_monti_palazzinari_allassaltoL’otto novembre, alla serata di gala di presentazione del nuovo Messaggero (il giornale di punta dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone), c’erano tutti. Il Presidente del Consiglio Mario Monti, altri membri del governo (Elsa Fornero, Corrado Passera, Corrado Clini), monsignori, rappresentanti delle forze dell’ordine, uomini del Quirinale, il vicepresidente del Csm Michele Vietti. E poi, ancora, montiani di prima linea come Rutelli, Fini e – naturalmentePierferdinando Casini. Tutti insieme appassionatamente. Tanto che la presentazione del quotidiano sembra essere passata in secondo piano. Meglio lanciare ufficialmente il progetto del Monti-bis, spalleggiato non solo dai politici presenti (Casini su tutti), ma anche dai tanti costruttori amici del patron Caltagirone (presenti anche loro). Ecco perché, secondo i ben informati, sembrerebbe quasi che il quotidiano di Roma si stia preparando – per volere di Caltagirone, visti gli invitati tutti squisitamente e dichiaratamente montiani – a diventare l’house organ di un progetto, politico ed economico, per il quale Mario Monti rimanga a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura.

Il che non è affatto casuale. A ben vedere, il triangolo Udc-imprenditoria edile-governo Monti esiste ed è stato (almeno fino ad ora) proficuo per tutti. In altre parole, dietro l’indefesso pressing del partito centrista per un secondo governo Monti ci sarebbero interessi economici forti maturati dai palazzinari, romani e non. Né Casini può eludere il problema dato che, come dimostrato da Infiltrato.it, dei tanti finanziamenti privati di cui gode il partito, una grossa fetta arrivano da costruttori in stretto rapporto proprio con Caltagirone.

Insomma, il mondo dei costruttori vede di buon occhio il Monti-bis. Casini lo sa. E coi finanziamenti che arrivano al partito certamente non può far finta di nulla. Ma a saperlo bene, a conti fatti, è anche lo stesso Presidente del Consiglio. Ad oggi, infatti, nonostante la pesante politica di austerity messa in piedi dal governo, un ambito economico si è più che salvato dal rigore montiano. E, guarda caso, stiamo parlando proprio del campo infrastrutturale, quello nel quale primeggiano gli interessi di Caltagirone & co. Ecco allora che il tutto diventa più chiaro: gli interessi dei costruttori (in primis appunto Caltagirone, suocero di Pierferdinando) stanno giocando un ruolo chiave nel rilancio del Professore, il quale, da parte sua, in questi mesi non ha mancato di assicurare leggi pro palazzinari per rilanciare il settore. Un buon modo per riparare i bilanci in rosso di società in crisi. A questo punto, però, andiamo a vedere quali sono state le norme approvate dal governo in campo infrastrutturale fino a questo momento.


PIANO CITTÀ: 224 MILIONI GIÀ STANZIATI (MA SARANNO 2 MILIARDI) – Sin da subito il governo ha manifestato idee chiare: bisogna recuperare le zone degradate nei grandi centri urbani. Per farlo sono necessari grossi finanziamenti. Circa due miliardi di euro, ha annunciato il ministero per le Infrastrutture. I progetti sono stati già presentati. Al momento, però, i cantieri ancora non sono stati aperti (per via di ragioni burocratiche). A godere dei finanziamenti saranno enti pubblici (Università in primis), ma anche soggetti privati, attivi soprattutto a Milano e a Roma. Per quanto riguarda la capitale si prevede la riqualificazione di Pietralata: 182 ettari che – particolare non da poco – saranno collegati con il resto della città grazie alla linea B della metropolitana, i cui lavori sono in mano proprio alla Vianini spa, una delle società appartenenti a Caltagirone. In particolare verranno effettuati interventi che porteranno all’edificazione di 2,6 milioni di metri cubi, destinati a terziario e residenziale. In più, 135 ettari saranno riservati a spazi pubblici. Il finanziamento dovrebbe aggirarsi intorno ai 35 milioni di euro.


GRANDI OPERE: DEFISCALIZZAZIONE DEI PROGETTI “INSOSTENIBILI” – Bisogna tornare al primo provvedimento del governo Monti – il Salva Italia – per comprendere l’attenzione che sin da subito è stata riservata alle grandi opere incompiute italiane: ben 395 tra cantieri, edifici e viadotti lasciati a metà. In quel decreto Monti decise di creare un elenco-anagrafe per stabilire con precisione quali e quanti fossero le opere incompiute e, soprattutto, stilare una sorta di classifica di priorità. Ad oggi, nonostante sia passato circa un anno, niente è stato fatto (anche se, ci informano, l’elenco dovrebbe essere in dirittura d’arrivo). Peccato: un’idea condivisibile quella dell’anagrafe delle opera incompiute. Ma attenzione: nonostante per ora non ci sia alcun documento che stabilisca priorità di intervento, il governo è comunque deciso ad ultimare i lavori di cantieri ed edifici lasciati a metà. In che modo? Prendendo per la gola imprese costruttrici. Eloquente la proposta di qualche tempo fa del vice ministro all’edilizia Mario Ciaccia: defiscalizzare in parte le grandi opere per rilanciare l’economia. “Così possono decollare quei progetti che oggi non sono bancabili”. Ma che cosa vuol dire bancabili? In una parola: insostenibili dal punto di vista economico (uno su tutti: la Tav in Val di Susa, per la quale sono stati peraltro stanziati 570 milioni di euro).


GRANDI OPERE: I COSTRUTTORI POSSONO RISCHIARE. SE VA MALE, PAGA LO STATO – Non è finita qui. Se da una parte, infatti, la defiscalizzazione assicura alle imprese importanti sconti, dall’altra il governo – non contento – sembra propenso anche a far sì che i privati, nel caso in cui il progetto non vada a buon fine, non ci rimettano nulla di tasca loro. Se dovesse accadere una cosa del genere, a pagare sarà lo Stato. Le casse pubbliche. Ergo: i cittadini. È quanto previsto, infatti, dal meccanismo del project financing. In sostanza, in caso di mancato ritorno economico, si consente alle imprese di scaricare i costi delle grandi opere sullo Stato. Capiamo perché. Il meccanismo del project financing prevede che i soggetti promotori propongano alla Pubblica amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un’opera pubblica – il cui progetto è stato già approvato (come nel caso, appunto, delle grandi opere) – in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa generati per l’appunto da una efficiente gestione dell’opera stessa. È ovvio, però, che in questo caso tutti i rischi sono in mano al soggetto pubblico (che finanzia interamente il progetto). Alle imprese non costerà nulla tentare di portare avanti progetti che, come spesso accade, si impantanano.  


PROGETTI “IN ECONOMIA” FINO A 40 MILA EURO SENZA GARE D’APPALTO – La circolare del ministero è di soli pochi giorni fa (30 ottobre). Tra i principali chiarimenti sulle innovazioni relative principalmente alle gare d’appalto ce n’è una, su tutte, che colpisce. Fino a ieri i progetti “in economia” (ovvero quei lavori retribuiti a ore perché difficilmente stilabile un preventivo) potevano essere concessi senza gara d’appalto se avevano un costo inferiore a 20 mila euro. Da oggi le cose cambiano. Si legge nel documento: “si chiarisce che l’importo massimo consentito per l’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture in economia […] è da intendersi pari a 40.000 euro”. Limite, praticamente, raddoppiato.


PROGETTI “IN ARCHITETTURA E IN INGEGNERIA” FINO A 100 MILA EURO SENZA GARE D’APPALTO – Sempre in tema di servizi di progettazione la circolare chiarisce anche in quali casi è da considerare vincolante il ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa per affidare gli incarichi. Secondo il ministero l’obbligo di includere parametri aggiuntivi rispetto al prezzo “vige unicamente per gli affidamenti di importo stimato pari o superiore a 100.000 euro, mentre per gli affidamenti di importo inferiore a tale soglia è possibile operare una”. Insomma, l’obbligo vige solo per i grandi appalti. Non per gli altri. Una notizia che certamente farà gola a tanti costruttori.


L’ITALIA RECEPISCE LA DIRETTIVA UE: OBBLIGO DI ONORARE I DEBITI ENTRO 30 GIORNI. UNICI ESCLUSI: I COSTRUTTORI – Ne parlavamo già tempo fa: giusto o sbagliato che sia, l’Italia non poteva far altro se non recepire la direttiva Ue (la 2011/7) che prevede l’obbligo – tanto per le aziende quanto per le pubbliche amministrazioni – di onorare i debiti entro massimo trenta giorni (con alcune deroghe a sessanta giorni). Come però denunciato il 15 novembre in un’interrogazione parlamentare dall’onorevole Alessandro Montagnoli, secondo le principali associazioni di categoria, dal testo oggi vigente pare essere stato escluso il settore delle costruzioni in quanto non compare un espresso riferimento al settore del lavori pubblici: in mancanza di tale riferimento l’intero comparto economico verrebbe di fatto escluso dall’applicazione. Se il governo non dovesse provvedere ad aggiustare il tiro, sarebbe decisamente un grosso aiuto (l’ennesimo) assicurato a costruttori e palazzinari.


LEGGI AD AZIENDAM? – Ovvio, qui nessuno sta parlando di precise leggi ad aziendam. È indubbio, però, che considerando lo spasmodico pressing centrista per tenere Monti anche nella prossima legislatura, considerando i finanziamenti dei tanti costruttori di cui gode l’Udc, considerando le tante leggi confezionate dal governo in campo edile, e considerando il placet degli stessi costruttori al Monti-bis (come dimostrato dalla serata di gala dell’otto novembre), sorge più di un dubbio sulla possibilità che tali considerazioni siano strettamente legate tra di loro.

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