Tutte le facce dell’Ilva: sedotta da Vendola e abbandonata da tutta la politica

Il gigante Ilva è ancora lì a seminare morti ed ammalati. Troppi i casi di leucemie infantili al punto che il Fondo Anti Diossina di Taranto rende noti i dati: nella zona tarantina i bambini hanno un’elevata quantità di piombo nel sangue, prima causa di tumori. Così i cittadini hanno fatto quadrato contro il decreto Salva-Ilva, voluto dal Ministro Clini e sostenuto da SEL e Cgil, hanno indetto un referendum abrogativo per la chiusura dell’Ilva. Ma il gigante tarantino è duro a morire: non si raggiunge il quorum e così l’area a caldo non viene chiusa. In questo modo si aggiungono morti a morti, malati su malati e la situazione diventa ancora più drammatica: economia e turismo in default, giovani in fuga e il ‘caso Ilva’ strumentalizzato solo durante il periodo elettorale. Lo stesso Nichi Vendola sembra aver fatto più gli interessi dei vertici Archinà-Riva che quelli dei suoi cittadini.

 

di Maria Cristina Giovannitti

vendola-ilva_politicaL’Ilva è la storia di un colosso dell’acciaieria che negli anni ’90 era il cuore d’oro della Puglia mentre ora si è trasformato nel gigante che semina morti e malati.

Se prima la massima ambizione per i giovani tarantini era lavorare nell’azienda dei propri padri, oggi sono i primi a fuggire dalla loro città inquinata da diossina e piombo: in dieci anni la città ha perso il 13,1% degli under 39.

Taranto offre pochi stimoli culturali e sociali ed ora, con il caso Ilva e l’aumento delle mortalità non fa che incentivare l’abbandono.

ILVA INQUINANTE – L’era delle vacche grasse, quello che negli anni ’90 ha fruttato alla città di Taranto potere economico e successo, è ormai finito eclissandosi insieme al patron Emilio Riva indagato per disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, associazione a delinquere e corruzione perché avrebbe pagato – secondo il gip Patrizia Tordisco – una tangente di 10 mila euro per ‘camuffare’ il risultato delle indagini sullo stato di inquinamento dell’Ilva.

La preoccupazione dei cittadini è tanta soprattutto perché si è riscontrata una connessione tra le emissioni inquinanti nell’aria da parte dell’Ilva e l’aumento della mortalità. I poteri forti – in primis Nichi Vendola e Cgil – negano, i cittadini si battono. Così viene condotta un’indagine da parte del Fondo Anti Diossina Taranto e Peace Link per riscontrare la presenza di piombemia, ovvero di piombo nel sangue dei bambini.

I dati resi noti sono stati preoccupanti: sui 9 bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni, la presenza di piombo – sostanze altamente tossica e ritenuta dallo Iarc una delle prime cause di cancro – nel sangue pari a i 22/36 microgrammi, quantità già oltre il limite.

ilva_taranto_vendola_politicaLa criticità dell’Ilva inquinante non è circoscritta solo ai bambini: c’è, per esempio, il caso di Paola D’Adria, presidente dell’Associazione italiana contro le leucemie, detta anche ‘donna – metallo’ perché nel suo sangue c’è la più alta concentrazione di piombo. La D’Adria è una fervente attivista contro l’Ilva e suo marito, doganiere, è morto per un tumore provocato dai fumi tossici dell’acciaieria.

 

ILVA, SEDOTTA E ABBANDONATA – Non si può restare inermi di fronte alla morte e alle leucemie sempre più in crescita nella città di Taranto. Così i cittadini fanno quadrato e indicono un referendum abrogativo il 14 aprile 2013. Nelle due schede la domanda era: “Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute, proporre la chiusura dell’Ilva?”. L’altra domanda era la proposta di “chiusura dell’area a caldo dell’Ilva come maggiore fonte di inquinamento”. Peccato che il referendum è stato boicottato dai poteri influenti: Rifondazione Comunista ha invitato a lasciare scheda bianca, i partiti non si sono pronunciati, per fino il M5S tanto sensibile a queste tematiche non si è pronunciato e la Cgil si è messa sotto braccio di Confindustria, boicottando il referendum. Risultato: non si è raggiunto il quorum. Solo 32 mila tarantini alle urne, che corrisponde al 19,5% degli elettori – 1 su 5.

Oggi il colosso Ilva non interessa più a nessuno. Durante il periodo elettorale era nell’agenda politica di tutti i partiti, la città è abbandonata ad una lenta moria e perfino Grillo non ne parla più al punto che il suo consenso è sceso dal 26% al 1,7%.

ILVA MANIPOLATA DA NICHI VENDOLA – Il comunista Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha sempre amato l’Ilva come risorsa lavorativa, pur conoscendone gli alti e dannosi rischi ambientali. Questo emerge dall’indagine condotta dalla Procura di Taranto, attraverso intercettazioni e scambi di mail.

Il 22 giugno 2010 in una e-mail Girolamo Archinà scrive al patron Riva e spiega di aver incontrato Nichi Vendola. Chiaramente scrive: “Il presidente Vendola si era adirato con i vertici dell’Arpa Puglia perché avevano sottolineato i livelli d’inquinamento dell’Ilva, senza stanare piuttosto Enel ed Eni che infieriscono contro l’Ilva”.

Nella mail il riferimento è alla relazione stilata dall’Arpa Puglia che rende pubblici i preoccupanti dati di emissione di gas tossici. Per uno strano caso Giorgio Assennato, autore della relazione, viene cacciato via. Secondo il gip Patrizia Tordisco potrebbe essere stato proprio Vendola a pressare sulla sua uscita di scena. Ad avvalorare la tesi un’intercettazione del 30 giugno 2010 tra Daniela Fumarola, segretaria Cisl ed Archinà, in cui la Fumarola riferisce che Manna, capo di gabinetto della Regione e Fratoianni, assessore, erano stati incaricati da Vendola di “frantumare Assennato”.

vendola_ilva_politica_prestigiacomoRapporti amichevoli tra Vendola e i vertici dell’Ilva che gettano un’ombra inquietante: sempre secondo il gip Tordisco, il 6 luglio 2010 Vendola avrebbe tranquillizzato Archinà dicendo: “State tranquilli non è che mi sono scordato. Il Presidente non si è defilato”.

A cosa si riferisce il rosso presidente, rappresentante di quella sinistra che, ormai, si è anch’essa inquinata? Il modello Ilva era il cavallo di battaglia di Nichi Vendola che voleva importarlo in tutta la regione. Intanto Taranto e suoi abitanti muoiono ma a nessuno importa perché le elezioni politiche, per ora, sono finite.

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