Trasparenza atti pubblici e diritto alla verità contro l’omertà di Stato: a che punto siamo?

A un anno dalla prima iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act (FOIA) italiano e a un mese dall’entrata in vigore del nuovo decreto Trasparenza (n.33/2013), voluto dall’ex ministro della Pubblica amministrazione Patroni Griffi, qual è il grado di accessibilità da parte dei cittadini di quell’immenso patrimonio di informazioni in mano alle pubbliche amministrazioni? E’ stato raggiunto l’obiettivo di adeguare la nostra legislazione in materia di open government a quella degli altri stati europei?

 

trasparenza_atti_pubbliciLo abbiamo chiesto al professore di diritto del lavoro e senatore Pietro Ichino, attivo sostenitore del FOIA e del principio in base al quale “tutti gli atti della pubblica amministrazione devono essere pubblici, ad eccezione di quelli secretati”, all’avvocato e professore di diritto amministrativo e delle nuove tecnologie Ernesto Belisario, che giudica il nuovo decreto un passo decisamente inadeguato rispetto alle richieste, e al giornalista e attivista dell’associazione Diritto di sapere di Guido Romeo.

Quali i vantaggi della trasparenza negli atti della pubblica amministrazione?

Il senatore ed ex magistrato Felice Casson sostiene che la trasparenza può contrastare nei fatti i fenomeni di corruzione. La prova è che “nei casi in cui si è agito in deroga alle norme di pubblicità sugli appalti pubblici si sono verificati casi di malaffare e di infiltrazione criminale, si veda il caso dei lavori del G8 alla Maddalena o la ricostruzione in Abruzzo”.

Per legge sono ancora molte le situazioni che prevedono la non accessibilità degli atti. E’ il caso delle informazioni classificate come riservate.  Una mole ancora non censita, come ci racconta il giornalista Toni De Marchi. Tra queste informazioni, quale ruolo gioca e ha giocato nella nostra storia il segreto di Stato e com’è stato riformato?

Massimo D’Alema, ex ministro degli esteri ed ex presidente del Copasir, spiega che dal 2007 con la riforma dei servizi segreti e del segreto di Stato, e poi con la successiva riforma del Copasir del 2012 si è cercato di razionalizzare e aumentare il controllo sull’universo delle informazioni riservate. Si è posto un limite temporale alla secretazione e si è cercato nei fatti di potenziare il controllo del Copasir sulla prerogativa del capo del governo di opporre il segreto di Stato. Ma, segreto di stato a parte, quante sono ancora le informazioni riservate sottratte alla pubblicità e chi controlla la legittimità della loro secretazione? A questa domanda nessuno ha saputo ancora rispondere.


LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Emilia Audino su Fainotizia.it

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