TFA TEST/ È una strage, Miur sotto accusa: tra certificati di dissenteria e telefonini non ritirati

Svarioni, domande equivoche, ripetizioni. Più che errori parliamo di veri e propri orrori. Sotto accusa le menti del Miur che hanno realizzato le domande dei concorsi per i cosiddetti Tfa, tirocini formativi che abilitano all’insegnamento scolastico. In queste ore è il caos: centinaia le lettere indirizzate al ministro Profumo, il quale giovedì mattina ha indetto una riunione per chiarire la questione e decidere sul da farsi. Ma intanto abbondano le anomalie: all’Università della Calabria alcuni partecipanti hanno presentato un certificato medico di dissenteria che li ha “obbligati” ad andare più volte al bagno. Ma nessuno dei commissari ha richiesto il loro telefonino. Che siano andati su internet?

di Carmine Gazzanni

tfa_test1Doveva essere la soluzione ad ogni problema visto l’ingarbugliato mondo dell’accesso all’insegnamento. Si è rivelato, invece, peggio di ogni possibile previsione: giovedì prossimo riunione d’emergenza al ministero per decidere sul da farsi visti le enormi anomali riscontrate nei test per l’abilitazione all’abilitazione. “Non sappiamo cosa potrebbe accadere”, ci dicono direttamente dal ministero. Possibilità di un annullamento tout court? “Un annullamento totale dei test lo escluderei – continuano – ma valuteremo segnalazione per segnalazione. Si potrebbe tornare a rifare il test in qualche città se le anomalie che riscontreremo saranno tante”.

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Sotto accusa i Tfa, i Tirocini Formativi Attivi, unica via appunto per essere abilitati all’insegnamento scolastico. Il percorso inaugurato da tali tirocini, nati in sostituzione delle vecchie Ssis, è abbastanza tortuoso: un test preliminare (ed è questo appunto che sta facendo discutere) in base alle varie classi di specializzazione con sessanta domande e l’obbligo di raggiungere la soglia dei 21/30. Considerando che ogni risposta esatta vale 0,5 punti, il conto è semplice: bisogna azzeccare 42 domande su 60. Solo così si accede all’esame finale e all’anno di tirocinio, finito il quale si raggiunge la tanto agognata abilitazione.

Qualcosa, però, è andato storto. I test per le varie classi sono cominciati il 6 luglio e sin da subito, girando su diversi forum e portali come orizzontescuola, ci si è resi conto che qualcosa non era andato per il verso giusto. L’apice si è raggiunto il 9, quando è stata la volta della classe di concorso A036 (filosofia, psicologia e scienze dell’educazione). I numeri parlano chiaro: 4135 iscritti al test per un totale di 588 posti disponibili. Ma a passare il quiz solo 141. Andando a vedere i dati università per università, si rimane increduli: atenei autorevoli come quello di Milano, Urbino, Trento zero promossi. Solo 6 su 187 a Firenze; 9 su 112 a Torino; 8 su 148 a Padova.

Domanda: sono asini i partecipanti o c’è qualche altra ragione recondita per un risultato così umiliante? Basta leggere alcune domande per rendersene conto. Valerio – “un Docente precario non abilitato che ormai da più di tre anni insegna con contratti co.co.co. e che si accinge a partecipare ad un quiz a premi (senza premi mi sa però) nomato T.F.A. (truffa furbescamente architettata)” – scrive sempre su orizzontescuola: “mi sembra che di filosofia ci fosse ben poco, forse c’era molto nozionismo ma neanche incentrato su autori conosciuti”. Basta pensare, continua Valerio, alle domande su illustri sconosciuti come Amafinio, Roberto Grossatesta e Ermarco di Mitilene. Signori ignoti, null’altro (anche chi scrive quest’articolo, peraltro, è laureato in filosofia ma non ne hai mai sentito parlare). Filosoficchi che non solo non rientrano nel modo più assoluto nel programma liceale, ma nemmeno in quello universitario. E non potrebbe essere altrimenti, dato che il loro contributo allo scibile, essendo ignoti, è pari a zero. Eppure le domande del test (che, ricordiamo, è un test preliminare) accennavano anche a loro.

Non solo. Accanto a scelte di dubbia utilità, ecco gli svarioni. Cambiamo classe e passiamo al test per l’ammissione all’insegnamento di materie letterarie e latino nei licei (classe A051). Citiamo testualmente da orizzontescuola: “Classe A051 (Latino), domanda «Che cosa si intende, in un testo letterario, per variante?»: A) Ogni soluzione espressiva, attestata dai codici, discordante dal testo definitivo licenziato dall’autore, B) Ogni diversa redazione di un testo letterario, licenziata o non licenziata dall’autore, C) Ogni sinonimo usato dall’autore per evitare ripetizioni, D) Ogni scelta lessicale dell’autore discordante dall’uso comune. La risposta, secondo gli incaricati alla correzione del Ministero, sarebbe la prima”.

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C’è un ma. E questo ma è sottolineato non da un Tizio qualunque, ma dal Professor Luciano Canfora, uno dei filologi – lo diciamo per quelle menti eccelse del Miur – più illustri nello scenario internazionale. Canfora, che non va per il sottile nel condannare il test e la preparazione di chi l’ha pensato, scrive: “Il ministero segnalava agli incaricati della correzione dei compiti che la risposta esatta era la prima, e cioè: «Ogni soluzione espressiva, attestata dai codici, discordante dal testo definitivo licenziato dall’autore». Ma, purtroppo, chi ha elaborato questa risposta, cosiddetta esatta, è un selvaggio. Trattandosi di «testi letterari» delle più diverse epoche – nei quesiti precedenti e successivi si parla di Manzoni, Vittorini, Foscolo, Meneghello, Berto, etc. – è evidente che già l’espressione «attestata dai codici» fa sorridere. E questo è il meno. Se il riferimento era all’antichità, non si vede perché escludere i papiri, nonché i casi di tradizione epigrafica. E soprattutto non si capisce perché «varianti» non siano anche le varianti d’autore, su cui esiste una letteratura immensa e assai pregevole. Come ognun vede, dunque, dire che le varianti sono soltanto le divergenze rispetto al testo «licenziato dall’autore» è una gratuita bestialità”.

Ma andiamo avanti. Quesito numero 15. “Chi è l’autore di Qualcosa era accaduto?”. Quattro opzioni: Dino Buzzati, Luigi Pirandello, Vitaliano Brancati, Luigi Malerba. Per il ministero la risposta esatta sarebbe Dino Buzzati. Peccato, però, che Buzzati abbia scritto “Qualcosa era successo” e non “Qualcosa era accaduto”, opera chiaramente che non esiste.

Finito qui? Certo che no. Classe 017 (Discipline economico – aziendali). Quesito numero 23: “Il ROE non dipende: A) dalla redditività degli acquisti, B) dalla redditività del capitale investito , C) dal grado di indebitamento, D) dall’incidenza della gestione non caratteristica”. Qui nessun errore (orrore). E allora dov’è l’inghippo? In niente, se non fosse che il quesito 41 è identico e spiccicato. Pure distratti questi del Miur!

Ma c’è dell’altro. Passiamo alle classi di concorso A445 e A446: un gruppo di laureati in spagnolo ha rilevato nel test ben sei domande ambigue. Né manca l’errore: come si legge nella lettera che diversi partecipanti hanno sottoscritto e inviato direttamente al ministro Profumo, il “livello soglia” non è stato scritto dalla Comunità Economica Europea (come riportato nel test), ma dal Consiglio d’Europa. Nel test per la classe A047 (matematica), addirittura, sarebbe saltato un segno “+”, cosa non da poco per chi ha a che fare con i numeri. Svarioni anche in Educazione Fisica (sarebbe sbagliata la sequenza degli stili nei 400 misti), in Tedesco e in Informatica.

Accanto ai clamorosi errori nei test, però, secondo quanto riscontrato da Infiltrato.it, ci sarebbero episodi di grave negligenza che potrebbero (il dubbio è legittimo) compromettere alcune prove. In più atenei, infatti, durante il quiz per la classe A43 e A50 (lettere), non sarebbero stati richiesti i telefonini. Così a Urbino, così in Molise, così a Perugia. Roba non da poco tenendo presente che basta andare in bagno e collegarsi ad internet per avere la soluzione a più di una domanda. Quanto accaduto all’Università della Calabria, però, supera ogni immaginazione: diversi partecipanti infatti hanno presentato prima della prova un certificato medico di dissenteria, motivo per il quale erano legittimati a recarsi in bagno più di una volta. Sarà stato chiesto perlomeno a loro il cellulare? No, chiaramente. Nessuna certezza, ma i dubbi si addensano. Aspetteremo di conoscere i risultati per sapere se i nomi dei “promossi” siano gli stessi dei “malati”.

In quel caso vedremo se due più due fa quattro. Ah, dimenticavamo: forse non fa quattro in quel del Miur.

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