TERREMOTO EMILIA/ Ue e Italia non pagano. Fermi tutti i finanziamenti. Dai rimborsi fino alle donazioni

È inaccettabile”. Queste sarebbero state le parole del premier Mario Monti dopo che, lo scorso venerdì, cinque Paesi dell’Unione Europea hanno bloccato i 670 milioni di euro destinati alle aree terremotate italiane. L’Europa d’altronde, da buon esattore, pensa a noi soltanto quando c’è da pagare. Peccato, però, che mentre il premier si lamenta, non un solo quattrino è ancora stato versato ai terremotati da parte dello Stato: mancato rifinanziamento del fondo per l’emergenza, soldi dei rimborsi ancora fermi perché bisogna approvare il decreto, donazioni tramite sms bloccati per via di un cavillo. Il risultato è che i terremotati, per ora, hanno ricevuto solo tante promesse. E, come se non bastasse, si ritrovano già a pagare nuovamente le tasse. E per chi è in disaccordo, via ai prelievi coatti dalle buste paghe.

 

di Carmine Gazzanni

Monti-Emilia_terremotoDiceva Mark Twain: “Un banchiere è uno che vi presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere”. Forse queste parole saranno risuonate in mente ai tanti terremotati emiliani non appena hanno realizzato che, dopo tante promesse e attestati di solidarietà, neanche un euro arriverà nei loro comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio. Venerdì scorso, infatti, cinque Paesi dell’Unione Europa – la Germania dell’amica Angela Merkel, l’Olanda, la Finlandia, la Gran Bretagna e la Svezia – hanno bloccato i 670 milioni di euro destinati alle aree terremotate italiane. Bene allora ha fatto Mario Monti che, vistosi tradito dai suoi colleghi, ha alzato la cornetta e ha subito contattato il presidente del parlamento europeo Martin Schulz e quello della commissione Barroso,ribadendo la necessità che lo stanziamento vada in porto, nel rispetto dei principi di solidarietà tra i popoli che sono (o dovrebbero essere?) la base fondante dell’organizzazione dell’Unione Europea. “È inaccettabile”, avrebbe detto a giusta ragione Mario Monti. Tanto che sembra che il premier sia riuscito a strappare la promessa che il fondo verrà sbloccato. Ma ora il problema è capire la tempistica.

Intanto quello che traspare da quanto accaduto è che l’Italia interessi all’Europa soltanto quando c’è da pagare. Da buona e navigata esattrice l’Unione Europea sa bene che bisogna ammansire per poi chiedere i conti e obbligare a onorarli. Decisamente meno soft, invece, quando c’è da manifestare solidarietà. Quasi che ci sarebbe da preoccuparsi quando da Bruxelles ci riempiono di complimenti e attenzioni. L’idea che è passata, infatti, è che – come nel migliore dei rapporti capitalistici – non si fa mai nulla per nulla. Nessun sostegno. Nessuna solidarietà (nei fatti, ci si perde). Solo riguardo a soldi, debiti e interessi economici. “Non è che il ricco sia cattivo; è soltanto troppo indaffarato a fare soldi per essere buono”, diceva Gerhard Uhlembruck. Come dargli torto.

Detto questo, però, c’è da sottolineare anche altro. Se infatti Monti è stato assolutamente pronto ad alzare il telefono e contattare chi di dovere per sbloccare il fondo UE per i terremotati, non ha avuto la stessa accortezza nel nostro stesso Paese. Se infatti da Bruxelles ancora non arriva nemmeno un quattrino in Emilia, non si può dire nulla di diverso per quanto riguarda l’Italia. Fino ad ora, infatti, anche dal governo centrale solo tante promesse. Ma i fatti stanno a zero: nessun finanziamento è ancora arrivato nei comuni terremotati. Mancato rifinanziamento del fondo per l’emergenza; soldi dei rimborsi elettorali ancora fermi per via di una legge – in discussione in questi giorni – che ancora dev’essere approvata definitivamente; donazioni dei cittadini tramite sms bloccati per via di un assurdo cavillo burocratico. Risultato: i cittadini emiliani colpiti dal sisma si sentono – più che a giusta ragione – cittadini di serie B. Abbandonati. Illusi. Tanto dall’Unione Europea quanto dall’Italia stessa. Ma entriamo più nel dettaglio per capire di cosa stiamo parlando.


LO STATO DORME: 550 MILIONI DI FONDI PROMESSI E MAI STANZIATI – Infiltrato.it lo diceva già tempo fa. Come denunciato da Marco Carra (Pd), “a quattro mesi dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e le province di Mantova e Rovigo ancora non sia arrivato un euro per la ricostruzione da parte dello Stato”. Niente di niente. Eppure appena dopo la seconda scossa che colpì l’Emilia (il 29 maggio), Monti aveva parlato chiaro: “Dico chiaramente che questa nuova scossa che infligge ferite all’Emilia Romagna non coglie le istituzioni impreparate. Le cose, però, non sono andate affatto nel modo sperato, dato che non è stato ancora rifinanziato nemmeno il fondo per l’emergenza: 50 milioni che sarebbero serviti per la realizzazione delle opere di messa in sicurezza di edifici pubblici e di culto. Non solo. La legge approvata mesi fa con la quale si sarebbero destinati altri 500 milioni di euro in favore dei territori colpiti è in fase di stallo. Tanto che, ad oggi, gli unici interventi sono stati finanziati da Regioni e Comuni. Ma l’assenza dello Stato, tra i terremotati, comincia a farsi sentire.


RIMBORSI ELETTORALI? SERVE ANCORA L’APPROVAZIONE DEL DECRETO ATTUATIVO – Era il 5 luglio scorso. Due mesi e mezzo fa. Un mese e mezzo dopo il terremoto. Eppure, nonostante i lunghi tempi, dopo innumerevoli promesse mirabolanti e smentite e vertici fiume della maggioranza ABC, alla fine i parlamentari, costretti dal peso dell’indignazione popolare,avevano votato il dimezzamento dei (cosiddetti) rimborsi elettorali, approvando una legge che contestualmente destinava i 91 milioni risparmiati (e 74 nel 2013) ai terremotati dell’Emilia. Ad oggi, però, nemmeno un euro è arrivato a destinazione. Nemmeno un euro è arrivato ai (presunti) beneficiari. Il motivo? Manca un decreto attuativo tramite cui si versino, concretamente, i soldi alle aree colpite. In pratica, dopo la legge che ha dimezzato i rimborsi e versato ai comuni terremotati la parte “tagliata” ai partiti, ora ci vuole un secondo provvedimento che nei fatti destini questi soldi a chi spettano. Probabilmente a giorni dovrebbe arrivare il sì definitivo del Parlamento. Dopodiché ci vorranno i tempi tecnici affinchè i soldi possano concretamente arrivare, tanto che i più esperti sono convinti che gli emiliani continueranno a non vedere il becco di un quattrino perlomeno per altri due mesi.


15 MILIONI RACCOLTI TRAMITE SMS. MA PER ORA SONO FERMI NELLE CASSE DI BANKITALIA – In totale sarebbero 15 milioni. Una gran bella somma che certamente farebbe comodo in questo periodo. Eppure, anche in questo caso, i soldi sono tutti bloccati. Colpa di un cavillo per il quale, finchè tutti i soldi non arriveranno ai vari gestori (Wind, Tre, Tim, Vodafone) tramite il pagamento di bollette, niente sarà versato. Nemmeno un euro. Tecnicamente  – dicono – si dovrebbe parlare di promessa di donazione più che di donazione. La differenza, sebbene sembri minima, c’è. E conta. È per questo, dunque, che i 15 milioni raccolti tramite sms al 45500 rimangono, per il momento, virtuali. Fermi al palo. Nonostante siano passati quattro mesi dal sisma. Nonostante siano trascorsi due mese e mezzo dalla chiusura del servizio. 

L’iter, infatti, è fatto di diversi passaggi burocratici. Il primo è la riscossione da parte dei gestori. Ecco perché si parla di promessa di donazione. Fino ad ora solo sette milioni sono stati realmente riscossi e, dunque, versati nelle casse di Bankitalia (che poi provvederà a versarli alle aree terremotate). Ora bisogna aspettare la riscossione dei restanti otto. Peraltro c’è da sottolineare che nemmeno per i sette milioni già versati l’iter sia già concluso. I soldi, infatti, una volta che saranno versati tutti, dovranno passare dal dipartimento della Protezione Civile ai commissari straordinari per la ricostruzione. Nel caso del sisma dello scorso maggio sono tre, ovvero i Governatori delle regioni interessate: Roberto Formigoni, Luca Zaia e Vasco Errani. Secondo quanto stabilito, in Emilia dovrebbero arrivare 14,3 milioni di euro, pari al 95% della somma raccolta; il 4,5% spetterà alla Lombardia e lo 0,5% al Veneto.

Ma la domanda resta una: quando tutto questo diventerà concreto? Probabilmente a Natale. Se tutto andrà bene.


TERREMOTATI “DI SERIE B”: ZERO AIUTI, MA GIÀ COSTRETTI A TORNARE A PAGARE LE TASSE. E NELLE BUSTEPAGHE COMINCIANO I PRELIEVI “COATTI” – Se da una parte sembrerebbe che i terremotati siano stati completamente dimenticati, è anche vero che si è pensato a loro per stabilire sin da subito un ritorno alla tassazione ordinaria. Un trattamento, dunque, assolutamente diseguale rispetto a quello tenuto con Umbria, Molise e Abruzzo. Prendiamo il caso del sisma del 2009 a L’Aquila: per gli abitanti abruzzesi – più che giustamente – sono state previste sospensioni dei versamenti tributari per oltre 12 mesi, un abbattimento del 60 per cento delle somme da ridare allo Stato ed un programma di restituzione suddiviso in 120 rate. Simile sorte è toccata anche nel ’97 ai cittadini umbri e marchigiani. Per gli emiliani, invece, no. Tanta confusione è stata fatta e, alla fine, a pagare sono stati i cittadini. In base a quanto previsto dal decreto n.74 del 2012 (convertito in legge il primo agosto), le lavoratrici ed i lavoratori dipendenti che risiedono nei comuni colpiti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 avrebbero dovuto usufruire della sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari fino al 30 settembre 2012. Il 24 agosto il Ministero dell’economia Vittorio Grilli firma un altro decreto con il quale si proroga la sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari al 30 novembre 2012. A questo punto, però, accade l’imprevedibile: l’Agenzia delle Entrate, precedendo quest’ultimo decreto del 24 agosto, attraverso un comunicato stampa diramato il 16 agosto 2012, comunica che le sospensioni fino al 30 settembre “non sono conformi alle norme vigenti”.

Come Infiltrato.it ha già avuto modo di documentare, l’effetto di questa nota è stato disastroso: già in tante buste paga di agosto, infatti, sono scomparse le sospensioni e, in diversi casi, le tasse sospese nei mesi di giugno e luglio 2012 sono state già restituite in un’unica soluzione, provocando – ovviamente – un alleggerimento importante degli stipendi. Finita qui? Certo che no, dato che, come se non bastasse, è stato anche stabilito che ai terremotati dell’Emilia non sarà riconosciuto il 100% dei finanziamenti per ricostruire la prima casa distrutta dal terremoto.

Domanda: basta parlare (e spesso blaterare) di crisi per giustificare tutto questo?

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