TAV O NO-TAV?/ E intanto la situazione dei treni in Italia è da “paese arretrato”

di Carmine Gazzanni

Tratta ferroviaria Rimini-Bologna: su 29 vagoni 16 inaccessibili. Potenza-Matera: 100 km in 6 ore e 50 minuti. Messina-Palermo: 4 ore e 25 minuti. Mentre si continua a discutere sterilmente di Tav – No Tav, la situazione dei treni in Italia è pessima. Da un confronto col resto d’Europa siamo “innegabilmente arretrati”, dice un rapporto di LegambienteMa intanto per la Tav vengono stanziati 20 miliardi di euro …

tav_o_no_tavIl viaggio della speranza. In molte zone d’Italia (tanto al Sud, quanto al Nord, come vedremo) viaggiare con i treni è diventata un’avventura. Estenuante in molti casi. E mentre si continua a parlare della necessità della Tav per stare al passo con l’Europa, si tagliano i fondi per il trasporto ferroviario, già malandato e ultimo – per efficienza, costi e modernizzazione – in Europa. Ma andiamo con ordine.


POCHI, LENTI E IN RITARDO. L’INCUBO DEI PENDOLARI – Per andare da Potenza a Matera col treno ci si impiegano quasi sette ore. Per percorrere poco più di 100 km. In auto un’ora e mezza e si è arrivati. Perché? Prima di arrivare a Matera, ci sono due cambi: dalla Basilicata, infatti, si risale in Puglia, a Bari il primo cambio, poi a Foggia, infine si riscende in Lucania. In Calabria non va meglio: da Cosenza a Crotone tre ore (senza “cambiare” regione) per soli 110 km. E poi la Sicilia: Ragusa-Palermo poco più di 5 ore (velocità media: 47 km/h). Non solo. Osserva Legambiente nel suo dossier Pendolaria: “nell’isola l’89% dei 1.241 km della rete ferroviaria è a binario unico e quasi la metà della stessa rete non è elettrificata”. E poi i ritardi: il 22 febbraio la tratta Messina-Siracusa ha registrato un ritardo di 3 ore e 20 minuti. Addirittura il giorno dopo il ritardo è stato di 4 ore e 58 minuti per il treno Palermo-Roma.

Non va meglio in Sardegna: tratta Olbia-Cagliari, 3 ore e 40 minuti per 280 km con soli 5 convogli al giorno. “I pendolari di questa linea – si legge sul dossier – lamentano costantemente il non funzionamento dell’aria condizionata e la mancanza di igiene sui convogli, ma soprattutto i frequenti ritardi accumulati durante il viaggio, tali da rendere impossibile in molti casi la scelta stessa del treno da parte dei pendolari”. Altre situazioni simili in Campania (Bari-Napoli 5 ore e 20 minuti). Qui una delle più gravi conseguenze dei tagli al trasporto ferroviario emerge soprattutto nell’area di Napoli, in cui viaggiano 467mila persone al giorno. A farne le spese sono soprattutto i treni in partenza da Benevento e Salerno diretti verso il capoluogo partenopeo. In entrambi i casi, osserva Legambiente, si registrano “tagli alle corse, pessime condizioni dei treni, sovraffollamento”.

In più qui si lamentano anche disagi alle stazioni, che vedono la chiusura di ben 22 biglietterie. Grandi problemi, com’è facilmente immaginabile, anche a Roma. Qui abbiamo un flusso di pendolari di oltre 300.000 unità e i disagi non mancano. I casi più clamorosi di proteste riguardano la stazione di Zagarolo (RM) dove centinaia di passeggeri rimangono sempre più spesso a terra perché il treno Regionale che parte proprio da Frosinone è già al massimo della capienza. 

Un’altra linea decisamente penalizzata è la Roma-Velletri: i molti problemi riscontrati riguardano spesso le condizioni di viaggio in inverno, quando è frequente il congelamento di porte e parti dei vagoni oltre all’estremo affollamento che si verifica già dalle prime stazioni in cui transita il treno. E ancora: Roma-Anzio, 58 km percorsi ad una velocità media di 50 km/h in “treni vecchi e sporchi”; Roma Ostiense-Viterbo, 84 km ad una velocità di 43 km/h con “ritardi e sovraffollamento”; Roma-Frosinone, dove si registrano, addirittura, “guasti frequenti sulla linea”.

E, contrariamente a quanto si possa pensare, anche il Nord ha i suoi bei disagi. Anzi, soprattutto il Nord. I nodi ferroviari importanti, in effetti, sono tutti qui. In Emilia Romagna emblematica la tratta Rimini-Bologna: su 29 vagoni spesso 16 inaccessibili. Anche qui i ritardi sono di casa. Lo scorso undici febbraio il treno che da Piacenza porta ad Ancora ha registrato un ritardo di 3 ore e 28 minuti. E poi la Toscana: tratta Borgo San Lorenzo-Firenze, per pochi km ci si impiega addirittura 40 minuti; ancora la tratta Siena-Grosseto, “dove transita un solo treno (lentissimo) per senso di marcia nell’orario tra le 7 e le 9. Una linea non elettrificata e tutta a binario unico”. Anche in Veneto i problemi non mancano. Legnago-Adria: non c’è un treno diretto, il che porta a far salire i tempi di percorrenza in alcuni casi ad oltre 3 ore per una distanza di appena 65 km. Ancora, tratta Treviso-Padova: oltre un’ora per circa 50 km. Ma in questa regione i tagli sono visibili anche guardando all’impressionante diminuzione di vagoni.

È il caso della Montebelluna-Padova dove a metà tragitto i treni sono costretti a fermarsi perché stracarichi di persone a causa delle rimodulazioni delle composizioni dei treni: 3 carrozze al posto di 5 o 6. C’è anche la Lombardia in questa “lista nera”. Come non citare, ad esempio, la tratta Milano-Lecco: qui i pendolari lamentano il fatto che per molti convogli siano disponibili solo parte delle carrozze a causa di guasti al sistema di illuminazione e al malfunzionamento delle porte. O la tratta Piacenza-Milano: bagni rotti, sbarrati o sporchi e ritardi medi di 20 minuti. E disagi ci sono anche in Piemonte. Anche in quel Piemonte oggi al centro dell’attenzione mediatica per la questione Tav. Emblematica, ad esempio, la tratta Aosta-Torino: i treni, ad alimentazione diesel, non possono entrare proprio nella stazione sotterranea di Porta Susa.

Si dirà: figuriamoci, allora, com’era qualche anno fa la situazione dei treni italiani. La risposta vi sconvolgerà: era certamente migliore. Alcuni confronti con il 2009. Tratta Taranto-Roma: nel 2009 i tempi di percorrenza erano di 4 ore; oggi sono di 6 ore (ed un cambio). Tratta Alessandria-Firenze: 2 ore e 50 minuti nel 2009; 3 ore e 35 minuti oggi (anche in questo caso un cambio; prima diretto). Tratta Perugia-Milano: ieri 3 ore e 30 minuti; oggi 4 ore e 20. Il motivo? Tagli, tagli, tagli … 


GOVERNO E REGIONI: TAGLI INDISCRIMINATI AI TRASPORTI FERROVIARI – Per chi si muove in treno il 2011 è stato un annus horribilis. E il 2012 non sarà da meno. Colpa dei tagli previsti da Berlusconi prima, Monti poi. Se nel 2010, infatti, si erano stanziati 2.028 milioni di euro, nel 2011 sono stati solo 1.566 e nel 2012 poco più: 1.799. Ma non ci illudiamo. Il 2012 potrebbe essere in realtà anche peggio dell’anno appena trascorso. Dei soldi stanziati, infatti, bisogna sottrarre 400 milioni di euro per chiudere i bilanci 2011 e oltre 200 milioni per il 2012 se si vogliono garantire almeno i treni in circolazione. Tutto questo in un periodo in cui i viaggiatori su treni sono aumentati: oggi il flusso di pendolari ammonta a 2milioni e 830mila, con una crescita del 7,8% in due anni.

Tutto questo, in termini pratici, significa involuzione del servizio e, paradossalmente, aumento dei costi per l’utente; già nel 2011, infatti, abbiamo assistito ad un aumento del costo del biglietto: in Lombardia addirittura del 23,4%, in Liguria e Abruzzo del 20%, in Veneto del 15%, in Campania del 12,5. E intanto si reputa necessaria un’opera che ci costerà più di 20 miliardi di euro.

Ma le responsabilità, oltre che del Governo, sono anche delle Regioni. Se, infatti, lo Stato è stato completamente assente riguardo ai problemi ferroviari, finanziando solo e soltanto la rete stradale (dal 2002 al 2011 strade e autostrade hanno goduto del 72,1% dei finanziamenti; la rete ferroviaria solo del 12,5%), le Regioni non sono state da meno.

Alle infrastrutture stradali, infatti,  sono andate il 61% delle risorse. In alcune regioni, poi, la situazione è a dir poco scandalosa: in Abruzzo, negli ultimi nove anni, non è stata stanziata alcuna risorsa per le ferrovie; imbarazzante anche la situazione in Liguria, Sicilia e Molise (di cui ci siamo già occupati largamente), dove il 99% delle risorse è andato ai cantieri stradali. E ancora il Veneto: qui quasi un miliardo di euro è stato destinato a nuovi progetti stradali.


I DATI EUROPEI: L’ITALIA È UN PAESE ARRETRATO – Dal confronto con l’Europa, il nostro Paese ne esce malconcio. Mentre, infatti, si continua a sostenere che la Tav permetterà di compensare il deficit di modernizzazione con il resto d’Europa, in realtà la situazione rimane critica proprio partendo da un confronto con gli altri Paesi sul trasporto ferroviario. A livello infrastrutturale, infatti – si legge sul rapporto di Legambiente – siamo “innegabilmente arretrati”. Basti pensare alla rete di metropolitane: l’Italia è all’ultimo posto in valore assoluto con 176 km e 11 linee. Stesso discorso per le ferrovie suburbane che contano in totale 595,7 km di estensione (2.033 km in Germania, 1.770 in Gran Bretagna, 694 in Francia, 1.392 in Francia).

E la qualità del servizio? Anche in questo caso l’Italia arranca, sia per modernità, sia per velocità, sia per puntualità. I nostri treni pendolari sono, infatti, quelli che “viaggiano più lentamente in Europa” a 35,5 km/h, contro i 51 di quelli spagnoli, i 48 dei teschi, i 46 dei francesi e i 40 degli inglesi. Stesso discorso per la frequenza: sono solo nove, in media, le linee suburbane con frequenza di massimo 15 minuti, a dispetto delle 38 linee in Germani, delle 44 britanniche, delle 12 spagnole e 22 francesi.

Ma tutto questo, pare, non conta. Ora l’esigenza risponde al nome di Tav.

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