STRETTO DI MESSINA/ Dopo 43 anni stop al progetto. La cronistoria di uno dei più grossi sprechi italiani

Il ponte sullo Stretto di Messina potrebbe non essere realizzato: lo ha deciso il Governo Monti che ha bloccato un’opera troppo costosa e rischiosa. Il Consiglio dei ministri non ha ancora approvato il ddl ma ne discuterà nuovamente la prossima settimana. La beffa sono quei trecento milioni di euro che graveranno sulle tasche dei cittadini già colpiti dai decreti della spending review. Denaro che dovrà pagare il Governo all’Eurolink per la cessazione del contratto con la società che dal 2005 aveva vinto l’appalto per la costruzione. Da Roma si punta a ridurre la penale ma il progetto pensato negli anni 50 potrebbe vedere la sua fine. Quarantatre anni di soldi investiti e buttati – è il caso di dirlo – a mare.

di Viviana Pizzi

11061_a27764DAL GOVERNO MONTI: RESCINDERE IL CONTRATTO PER BLOCCARE IL PROGETTO – I traghetti per ora non andranno in pensione: nemmeno le navi giganti capaci di contenere auto e treni. Per passare dalla Calabria alla Sicilia (dal continente all’Isola, come dicono da quelle parti) tutto resta uguale a se stesso. Infatti un altro effetto delle decisioni del Governo Monti è il blocco definitivo del progetto sul Ponte dello Stretto di Messina.

Se i contrari gioiscono dal punto di vista ecologista non sarà la stessa cosa per le tasche del governo italiano: è infatti prevista una penale di 300 milioni di euro per la rescissione del contratto che il governo dovrà ad Eurolink, la società che era stata ingaggiata per la realizzazione del progetto che avrebbe collegato Reggio Calabria a Messina.

Nel ddl che ha stabilito la cancellazione è infatti scritto: Al Fondo per lo sviluppo e la coesione e’ assegnata una dotazione finanziaria aggiuntiva di 300 milioni di euro per l’anno 2013 per far fronte agli oneri derivanti dalla mancata realizzazione di interventi per i quali sussistano titoli giuridici perfezionati alla data di entrata in vigore della presente legge”.

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La norma tuttavia non è stata ancora approvata dal Consiglio dei ministri. Nonostante questo, il viceministro Mario Ciaccia ha sostenuto che il tema verrà trattato la prossima settimana proprio in una seduta del Consiglio. Fonti dal dicastero confermerebbero che il Governo vuole rescindere il contratto e puntare alla riduzione della penale da pagare.

Infatti ora c’è chi si batte anche contro il pagamento della penale: tra questi Luigi Sturniolo di No Ponte il quale, non appena è venuto a conoscenza della notizia del blocco del progetto, ha annunciato che “si batterà affinchè non venga dato un euro alle società coinvolte”.

Milioni di euro che peserebbero sulle tasche di cittadini già gravati dalle odiose tasse provenienti dai decreti sulla spending review che stanno affamando la popolazione.

Un commento sulla decisione del Governo Monti arriva anche da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: “E’ stato finalmente archiviato il faraonico quanto inutile progetto sullo Stretto di Messina. Bene ha fatto il Governo a mettere fine a questa farsa che non è servita ad altro che a sperperare soldi pubblici. Per bloccare questo sperpero, considerando la penale di 300 milioni di euro da pagare per la cancellazione del progetto, si sciolga immediatamente la società Stretto di Messina, che pesa ancora sulle nostre tasche perché in attesa di dissoluzione sin dal Governo Prodi”.

Ma cosa teme Legambiente?  La paura, legittima, è legata al fatto che se la società continuerà ad esistere i costi di gestione si accumuleranno e a pagare saranno – come sempre – i cittadini. A cui, peraltro, già tocca il pagamento della penale di 300 milioni di euro per un’opera incompiuta.

Fermare il progetto era anche l’obiettivo del WWF che aveva segnalato questa necessità proprio all’indomani del 28 e 29 settembre quando scosse di terremoto avevano colpito il mare siciliano

In cosa consisteva l’opera è presto detto: si trattava di un ponte sospeso di 3,3 chilometri di lunghezza. La sua costruzione era a doppio impalcato stradale e ferroviario per collegamenti più lunghi di 1118 metri. Doveva essere sorretto da torri alte circa 400 metri e sostenuto da oltre 5 chilometri di cavi di 1,2 metri di diametro. Tutto questo in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo. Tutto questo in un territorio dove nel 1908 una scossa di terremoto distrusse sia Reggio Calabria che Messina. A quell’epoca non vi erano misurazioni scientifiche, ma si ipotizza che la magnitudo fosse 7,1 Richter (cento volte più dei recenti terremoti dell’Abruzzo e dell’Emilia Romagna).

I dubbi sulla fattibilità dell’opera sono stati mossi molto spesso. Tutti legittimi ma che non impediranno ora il pagamento di una penale di 300 milioni di euro per un’opera che non vedrà mai la sua realizzazione. Una decisione che si è resa necessaria anche dopo che la Commissione europea aveva già messo in mora la realizzazione dell’opera che, con il governo Berlusconi e il suo governo, era diventata un vero e proprio cavallo di battaglia. Lo aveva fatto accogliendo i ricorsi di Verdi e WWF presentati due anni fa: allora il ponte perse una somma di finanziamenti pari a 780milioni di euro.

Si chiude quindi una fase progettuale che era iniziata dal 1969 con il concorso di idee per la realizzazione dell’opera che, addirittura, era già stata pensata negli anni successivi al dopoguerra. L’aggiudicazione dell’appalto alla società Eurolink è avvenuta però soltanto nel 2005, dopo decenni di discussioni. Dopo sette anni di progetto tutto bloccato: il ponte non si farà.

Ma ripercorriamo le fasi principali della storia della grande incompiuta che è costata milioni e milioni di euro al governo centrale.

QUARANTA ANNI DI PROGETTI PER UN NULLA DI FATTO QUASI SCONTATO – Tutto inizia il 17 dicembre del 1971 con il governo Colombo che approva la delibera 1158 che autorizza la creazione di una società di diritto privato a capitale pubblico per la realizzazione e gestione del collegamento stabile ferroviario.

Tra il 4 e il 6 luglio 1978 il progetto viene presentato ad un convegno di studi sul tema L’attraversamento dello stretto di Messina e la sua fattibilità organizzato dall’Accademia Nazionale dei Lincei.  A partire da questo progetto, successivamente acquisito dalla Stretto di Messina S.p.A., si svilupperanno gli studi teorici e sperimentali, portati avanti negli anni ottanta e novanta dalla società concessionaria, studi che approderanno nel 2003 al progetto preliminare.

Nel 1979 il capo del governo Francesco Cossiga dà la sua approvazione alla costituzione della società concessionaria Stretto di Messina S.p.A. che verrà quindi costituita nel 1981: una società partecipata nella quale c’erano l’ITALSTAT e l’IRI con il 51% e Ferrovie dello Stato, ANAS, Regione Siciliana e Regione Calabria in percentuali uguali del 12,25% ciascuno. Da allora lo Stretto di Messina S.p.A. si occupò esclusivamente dell’opera senza bandire un nuovo concorso di idee.

L’anno successivo, il 1982, il ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno Claudio Signorile annunciò la realizzazione di “qualcosa in tempi brevi”. Due anni più tardi si ripresentò agli italiani con una data precisa: “Il ponte si farà entro il ’94. Parole cariche di promesse ma come ci dice la storia nettamente disattese.

Nel 1985 altre promesse a vuoto: anche l’allora  presidente del consiglio Bettino Craxi dichiarò che il ponte sarebbe stato presto fatto.

Ed ecco che il 16 giugno 1986 la società incaricata presentò un nuovo studio di fattibilità, con i progetti, i costi e l’affidabilità relativi a tre tipologie di soluzioni: in sotterraneo, in mare, in aria. L’allora presidente dell’IRI Romano Prodi disse che il ponte era una priorità e che i lavori sarebbero stati ultimati nel 1996. Anche questa – lo ricordiamo – è stata una promessa che ha lasciato il tempo che ha trovato.

Tutto continua anche negli anni 90. Nell’anno dei mondiali italiani il presidente del Consiglio Giulio Andreotti nominò come presidente della società Antonio Calarco che resterà in carica fino al 2002.

Nel 1992 arriva il progetto preliminare definitivo, migliorato rispetto a quello di sei anni prima. Conteneva le relazioni tecniche, le previsioni di spesa e i tempi di esecuzione. Due anni dopo, durante il primo governo Berlusconi, l’allora ministro dei trasporti Publio Fiori riprese nuovamente la questione del Ponte che ottenne il parere favorevole dell’Anas.

Ed eccoci arrivati al nostro secolo. Di ponte si ricomincia a parlare nel 2001 durante le elezioni che vedevano contrapposti Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli, entrambi favorevoli alla realizzazione dell’opera.

Ma il progetto preliminare non diventava mai definitivo: nel 2003 fu ulteriormente modificato per essere messo in gara per l’appalto. Rappresentava anche allora l’esito finale di oltre venti anni di studi e ricerche portati avanti dalla Stretto di Messina S.p. A.

È nell’ottobre del 2005, durante il secondo Governo Berlusconi, che l’associazione temporanea di imprese Eurolink capeggiata da Impregilo Spa vinse la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del ponte con un’offerta di 3,88 miliardi all’anno. Ora proprio a lei è destinata la penale di 300milioni di euro.

Il 4 novembre dello stesso anno, però, la Direzione investigativa antimafia mise a conoscenza del Parlamento i tentativi della mafia di interferire sulla realizzazione del ponte e che era stata avviata un’inchiesta al riguardo. Il nuovo Governo Berlusconi, succeduto nel maggio del 2008 al Governo Prodi, in seguito allo svolgimento delle elezioni politiche anticipate dello stesso anno annunciò di volere riprendere nuovamente l’iter del progetto di costruzione del ponte.

Nel gennaio 2009 il Governo infatti riconfermò il suo impegno a realizzare l’opera i cui lavori avrebbero avuto inizio l’anno successivo, nel 2010, per concludersi nel 2016, (data ben lontana da quella già prevista del 1994).  Il 2 ottobre 2009 la Stretto di Messina S.p.A. impartiva al Contraente generale l’ordine di inizio dell’attività di progettazione definitiva ed esecutiva.

Fu il 20 dicembre 2010 che la Società Stretto di Messina ricevette da Eurolink il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari.

Il primo febbraio 2011 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli ha annunciato, durante la sessantaseiesima Assemblea Annuale della Confetra (organismo che raggruppa le categorie imprenditoriali operanti nei settori del trasporto, della spedizione e della logistica), la presentazione al pubblico del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina

Il 27 ottobre 2011 l’Aula di Montecitorio ha approvato una mozione dell’Idv, che impegna il governo «alla soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina». La mozione è stata approvata con 284 favorevoli, un solo contrario e con l’astensione della maggioranza PdL.

Ma niente da fare. Il 17 aprile 2012 è stata completata a Villa San Giovanni la prima opera propedeutica al ponte sullo Stretto di Messina, che consiste nella variante della linea ferroviaria Cannitello-Villa San Giovanni.

Ieri il governo Monti, nella cosiddetta legge di stabilità, stanzia 300 milioni per il pagamento delle penali per la non realizzazione del progetto. Come andrà a finire questa incredibile storia di sprechi, progetti irrealizzabili, mai definitivi e sempre da rifare?

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