SPRECHI/ Monti spende e spande: 111 consulenze esterne (più di B.), ma nessuno controlla i bilanci

Palazzo Chigi non conosce crisi. Altro che spending review. Secondo quanto denunciato da Elio Lannutti (Idv) sarebbero state 111 le collaborazioni esterne assegnate dalla presidenza del consiglio (Silvio Berlusconi si era fermato a 108), per una spesa di 2,3 milioni di euro. Ma d’altronde non c’è da sorprendersi: Mario Monti aveva inserito un codicillo ad hoc all’insaputa di tutti nel testo della spending review. Senza dimenticare, infine, che nessuno potrà spulciare tra i conti di Palazzo Chigi: dal 1999, infatti, la presidenza del consiglio si sottrae al controllo del bilancio da parte di Ragioneria Generale dello Stato e Corte dei Conti. Da allora le spese sono sensibilmente aumentate. E Monti non è stato da meno con la legge ad hoc che si è zitto zitto concepito.

 

di Carmine Gazzanni

IL CODICILLO AD SPESAM Spending review. Articolo 2 (“Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni”), comma 20: “in attuazione del taglio del 20% operato sulle dotazioni organiche dirigenziali di I e II fascia della Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di riorganizzare le strutture della stessa Presidenza sulla base di criteri di economicità e rigoroso contenimento della spesa, gli incarichi di I e II fascia conferiti ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, cessano alla data del 1° ottobre 2012 e non sono rinnovabili”. Bene. Taglio netto del personale.

Ma attenzione. Il testo continua: “mentre quelli conferiti ai sensi del comma 6 del medesimo articolo 19 cessano alla scadenza dell’attuale mandato governativo”. Ed è proprio qui – nell’indifferenza di tanti e tanti – che casca l’asino: il taglio non è per tutti. Qualcuno si salva, almeno fino “alla scadenza dell’attuale mandato governativo”.

Intendiamoci: cosa dice il citato decreto legislativo? In pratica il comma a cui si fa riferimento nel primo passaggio riguarda il personale di dirigenza; quello invece a cui si fa riferimento nel secondo indica le consulenze esterne, i contratti a tempo determinato, conferiti “a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale”. Per costoro nessuna spending review, insomma. Il che non è affatto secondario: sempre nel decreto del 30 marzo 2011, infatti, si legge che sono proprio costoro, gli illuminati da consulenze esterne, a godere di un trattamento piuttosto privilegiato: il servizio economico per costoro, si legge ancora nel decreto, “può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale”. Insomma, i consulenti possono aspirare ad un’indennità a differenze degli stessi dirigenti. E sono proprio questi incaricati esterni a sottrarsi dalla mannaia della spending review.

 

I NUMERI: MONTI PIÙ SPENDACCIONE DI B. – Secondo quanto denunciato prima da Stefano Sansonetti su Milano Finanza e poi dal senatore Idv Elio Lannutti, Mario Monti, durante la sua permanenza a Palazzo Chigi (in soli, dunque, tredici mesi), ha assegnato ben 111 consulenze esterne per un costo che si aggirerebbe intorno ai 2,3 milioni di euro. E pensare che Silvio Berlusconi, in tre anni, aveva fatto anche di bene fermandosi a 108 consulenze. D’altronde il testo della spending review parla chiaro: per i consulenti esterni nessun taglio. Che sia stato inserito ad hoc questo codicillo?Il dubbio, a guardare i numeri, viene eccome.

Tra gli elargitori di consulenze, ad esempio, spiccano il dipartimento della protezione civile e quello degli affari regionali. Il primo, guidato da Franco Gabrielli, ha elargito 19 consulenze per un valore di 441 mila euro, mentre il secondo, guidato dal ministro Piero Gnudi, ha affidato 13 incarichi per un totale di 504 mila euro. Curiosi, in termini di dimensione economica, i 216 mila euro dei 6 incarichi conferiti dalla Struttura di missione per le procedure di infrazione, i 215 mila euro dei 16 incarichi provenienti dall’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione e i 195 mila delle 6 collaborazioni attivate dalla Struttura di missione della cooperazione internazionale e dal Dipartimento della gioventù, entrambi ricadenti nella sfera di competenza del ministro Andrea Riccardi. La collaborazione più costosa, però, è andata a Francesca Maffini, “coordinatore dell’ufficio stampa del capo dipartimento”, per la quale sono stati previsti 84.867 euro dal primo gennaio al 31 dicembre 2012. Curioso anche l’incarico (da 60 mila euro) assegnato a Pietro Vulpiani: “project leader incaricato di coordinare i gruppi di lavoro e supervisionare le indagini previste per l’azione di sistema”. Dicitura vaga, ma tant’è. Via via, poi, tutte le altre.

 

mario_monti_ridicolo_buffoneNESSUNO PUÒ CONTROLLARE PALAZZO CHIGI. CHE SPENDE E SPANDE – Poniamoci una domanda: e se qualcuno volesse fare i conti in tasca a Mario Monti? Impossibile. Come già ricostruito da Infiltrato.it, infatti, pochi sanno che il 30 luglio 1999 l’allora premier Massimo D’Alema approva un decreto: i conti di Palazzo Chigi, da oggi in poi, sono sottratti al controllo di Ragioneria dello Stato e alla Corte dei Conti. Il motivo? La necessità di riconoscere piena autonomia alla Presidenza del Consiglio.

A parte l’idea distorta di autonomia (autonomia sarebbe sottrarre i propri bilanci ad un più che democratico controllo?), poniamoci un’altra domanda: cosa è accaduto da allora? Ci sarà stato qualche primo ministro che abbia avuto l’accortezza di riportare i bilanci sotto il controllo dei controllori? Macchè. Niente affatto. Anzi, tutt’altro: anno dopo anno tutti hanno cercato di spingere un pochino più oltre questa zona franca. E allora ecco i ministri senza portafoglio e la Protezione Civile (che – è bene ricordare – è un Dipartimento della Presidenza del Consiglio) con tutte le emergenze-non-emergenze che sono state finanziate (come i mondiali di nuoto o le regate della Vuitton Cup).

Ma a questo punto la domanda: di quanti soldi stiamo parlando? Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, tempo fa, hanno fatto i loro conti: “Dal 1999 al 2010 le spese del segretariato generale sono più che raddoppiate schizzando da 348 miliardi di lire a 488 milioni di euro. Con un aumento in termini reali, calcolata l’inflazione, del 116%”. Alcune spese sono da capogiro. Anno 2000, primo anno senza controllo contabile: i soldi per le trasferte del presidente del Consiglio passano da 903 milioni di lire a oltre 5 miliardi. Negli anni è stato finanziato un po’ di tutto. Scrivono ancora i giornalisti de La Casta: “Tre milioni per il campionato mondiale di pallavolo del 2010. Due per quello di ciclismo su pista del 2012. E poi otto per le «politiche antidroga» e 81 per il Fondo per la gioventù e 44 per quello della montagna e 26 per «la valorizzazione e la promozione delle aree territoriali svantaggiate» confinanti con le Regioni a statuto speciale e insomma i soldi per contenere le pretese di tanti comuni di «emigrare» dal Veneto al Trentino Alto Adige. Fino ai 374 milioni dei contributi per l’editoria”.

Finisce qui? Certamente no. Quando di mezzo ci sono evidenti sprechi ecco anche alcune voci di spesa imbarazzanti. Come le “attività di supporto alla programmazione, valutazione e monitoraggio degli investimenti pubblici” o il “fondo eventi sportivi di rilevanza internazionale”. E ancora: “fondo unico di presidenza” e “rimborso alle amministrazioni degli assegni corrisposti al personale in prestito”. Voci tanto vaghe e generali che diventa difficile non essere sospetti.

E arriviamo allora al nostro Mario Monti. Avrà pensato il premier dell’equità a rendere più trasparenti i conti di casa sua? Macchè. Tutt’altro. Anzi, ha imparato subito il mestiere ideando un bel codicillo pensato e inserito all’insaputa di tutti. Un codicillo ad spesam.

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