SPRECHI ITALIA/ Scuola superiore della magistratura: 22 milioni di euro buttati al vento

Una storia che parte da Mastella, passa per Alfano e arriva fino a Paola Severino: tutti responsabili di uno spreco di denaro immane. In un periodo in cui si continua a parlare, nonostante tutto, di equità (?), in cui il Governo è alle prese con la ormai famosa (o fumosa?) spending review, lascia attoniti l’idea che quello stesso esecutivo non faccia nulla per evitare altre spese pazze. Le ennesime. Come nel caso della Scuola Superiore della Magistratura: 22 milioni di euro buttati al vento.

di Carmine Gazzanni

sprechi_in_italiaTra l’imbarazzante e il disarmante. Altre parole per descrivere quanto accaduto con la Scuola Superiore della Magistratura non ci sono. È difficile trovarle. Tante promesse, tre sedi previste, 22 milioni di euro circa per ristrutturazione e organizzazione degli edifici. E alla fine niente: il ministro Severino ha deciso di spostare la scuola altrove. Ma, per capire più nel dettaglio quanto accaduto, andiamo con ordine.

La storia della Scuola risale addirittura al 30 gennaio 2006. L’allora Ministro Clemente Mastella aveva predisposto, appunto, la “istituzione della Scuola superiore della Magistratura” finalizzata a “tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e formazione dei magistrati”. A tal proposito il Ministero aveva individuato tre sedi: Latina per il centro, Catanzaro per il Sud e una città in provincia di Bergamo per il Nord.

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Sin da subito, però, cominciano le incomprensioni. Beghe legali e ripensamenti che hanno portato a ingenti quantità di soldi buttati. Infatti un successivo decreto interministeriale (cosiddetto Mastella-Visco) aveva determinato due sostituzioni di sedi: per il centro da Latina a Firenze; per il sud da Catanzaro a Benevento. La città calabrese, però, non ha mai accettato la sostituzione di buon grado e allora ha continuato con la ristrutturazione dell’edificio preposto per la scuola: sono stati spesi poco meno di 2 milioni per Palazzo Doria. E lo stesso, chiaramente, è stato fatto anche nella città sannita di Benevento: addirittura qui si contano 5 milioni di euro spesi per rimettere a nuovo l’ex Caserma Guidoni. Non solo. Il contenzioso era finito addirittura davanti al Tar del Lazio che nel 2009 aveva dato ragione a Catanzaro e a metà gennaio, addirittura, è approdato al Consiglio di Stato.

Ma andiamo avanti, perché la storia non è certamente finita qui. Nel 2008, infatti, a seguito delle dimissioni di Mastella, il suo successore Luigi Scotti cambia l’altra sede (quella per il Nord) prevista per la Scuola: da una città in provincia di Bergamo con un provvedimento ad hoc la sposta proprio nel capoluogo di provincia. Idea assolutamente condivisa dal successivo Governo Berlusconi (anche per il peso della Lega), tant’è che ben tre ministri (Alfano, Bossi e Calderoli) erano presenti all’inaugurazione della sede bergamasca e alla firma del protocollo stipulato con Comune e Provincia. L’edificio prescelto era un’ala del Collegio Sant’Alessandro: affitto di 242 mila euro l’anno, per due anni, oltre al pagamento di 50 mila euro per le spese di gestione. Intanto, però, il progetto non partiva. E allora, dopo 534 mila euro spesi invano, a fine 2010 Comune e Provincia di Bergamo rivedono i loro piani: lasciano scadere il contratto. Ma il Governo non ci sta. Tiene troppo a cuore (almeno a parole) il progetto della Scuola Superiore della Magistratura. Tant’è che il ministero, dal 2011, ha sottoscritto un contratto di affitto, per la sede di Bergamo, di sei anni con la curia. Costo: 240 mila euro all’anno.

Totale spesa accertata tra i lavori per le quattro sedi: circa 22 milioni di euro.

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Ma ecco che arriva l’assurdo. Come ha ricostruito il leader dell’Idv Antonio Di Pietro in’interrogazione parlamentare del 14 maggio, l’attuale Guardasigilli Paola Severino, il 9 maggio, ha nuovamente cambiato le carte in tavola comunicando al CSM “di aver optato per un’unica sede di formazione in tutt’Italia”. Già questo sembrerebbe paradossale: perché passare da tre sedi (che hanno avuto costi molto elevati) ad una sola? Ma non è finita qui: la sede prescelta dalla Severino, infatti, non è né Catanzaro, né Benevento, né Bergamo. Ma Scandicci, nell’area metropolitana di Firenze. Questo nonostante – come detto – proprio il Ministero si sia impegnato in un affitto a Bergamo di un edificio della curia della durata di sei anni che comunque dovrà essere onorato. Fino al 2017. Per un immobile che, però, non verrà mai utilizzato.

Intanto, però, 22 milioni di soldi pubblici sono stati buttati al vento. Chiede Di Pietro nell’interrogazione se il Governo “non intenda confrontarsi ulteriormente sulla vicenda in questione alla luce dello spreco di denaro pubblico di questi anni”. Sarà curioso sentire la risposta del Governo equo.

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