SPESE MILITARI/ Un miliardo per missioni assurde. Un esempio? Dentifrici e mutande in Libia…

80 mila tubetti di denitrifico, 150 mila saponi da toilette, 38 mila spazzole per scarpe, ben 2 milioni di rasoi: tutto messo a disposizione dello Stato italiano per i soldati libici. È questo uno solo dei tanti provvedimenti contenuto nel colossale testo per le missioni internazionali, ultimo atto formale del governo Monti. Un totale di un miliardo di euro spalmato su missioni militari, alcune delle quali in territori sconosciuti (come i 90 mila euro finiti all’unico soldato italiano impegnato nel valico di Rafah), e su progetti dalla dubbia utilità, come i 60 mila euro finiti al Centro che cura i rapporti tra Italia e Germania. Rapporti in bilico dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

di Carmine Gazzanni

È, nei fatti, l’ultimo atto formale del governo Monti, verrà approvato a giorni e, probabilmente, si andrà ad aggiungere ad altri provvedimenti sui quali non si può che porre un grosso punto interrogativo. Stiamo parlando del decreto legge sulle missioni internazionali, testo tramite cui il governo italiano ogni anno finanzia tutte le missioni nelle quali sono impegnate le forze militari e civili italiane. L’esame del dl è cominciato in Commissione Affari Esteri soltanto ieri ma, poiché stiamo parlando di un testo i cui provvedimenti non possono essere rimandati alla nuova legislatura, c’è da scommettere che verrà approvato nel giro di poco.

Eppure, a leggere le 324 pagine del disegno di iniziativa governativa (è stato presentato dallo stesso Monti insieme al ministro degli Affari Esteri Terzi di Sant’Agata, quello della Difesa Di Paola e quello dell’Interno Cancellieri), qualche dubbio sulla bontà del testo sorge spontanea. Innanzitutto per la mole di soldi messi a disposizione dallo Stato per le missioni, in secondo luogo per la quantità di posti (a volte anche sconosciuti ai più) in cui il nostro Paese è impegnato con forze militari. Ma è soprattutto il terzo punto a incuriosire: sono i tanti progetti finanziati dall’Italia all’estero e per l’estero, alcuni dei quali davvero assurdi. Ma andiamo con ordine.


UN MILIARDO DI EURO PER LE MISSIONI. DAL PRESIDIO AFGHANO IN USA FINO ALL’UNICO SOLDATO IMPEGNATO NEL VALICO DI RAFAH – Il finanziamento per le missioni militari, per il solo 2013, ammonta a ben 947 milioni 350 mila euro. Poco meno di un miliardo di euro spalmato soltanto su un anno. Una cifra che ha dell’incredibile. O, perlomeno, ce l’ha se si pensa – ingenuamente – che il nostro Paese sia impegnato in poche missioni militari.

spese_militari_italia_assurdeChi, d’altronde, non pensa che si potrebbero contare sulle dita i presidi militari italiani all’estero? E invece è proprio qui che sorge il problema – e arriviamo al secondo punto della questione – dato che, accanto alle missioni principali, più onerose e certamente più note (Afghanistan, Libia, Libano, Somalia) ce ne sono altre certamente meno note, se non proprio sconosciute alla maggioranza degli italiani. Sono ad esempio 52 i milioni messi a disposizione dallo Stato per i 465 militari (con tanto di aeromobile) ancora presenti nei Balcani; 33 milioni invece andranno per le forze militari impegnati nella missione portata avanti da Unione Europea e Natoper il contrasto alla pirateria”; 6 milioni per le iniziative nel Cono d’Africa; 2 milioni per gli uomini che andranno in soccorso della polizia nigeriana. E poi, ancora, 223 mila euro per i solo 5 militari presenti ancora in territorio bosniaco, 195 mila euro per i soldati impegnati in Sudan, 200 mila euro destinati invece ai militari in Cipro (c’è una missione militare in Cipro?).

E poi, ancora, i posti sconosciuti ai più. Come l’Hebron in cui ci sono ben 13 militari italiani: 848 mila euro per loro. Novanta mila euro, invece, sono andati per la “partecipazione di personale militare alla missione europea” nel famosissimo valico di Rafah. Domanda: a quanto ammonta questa “partecipazione”? Ad un solo soldato. Ci si chiede che senso abbia.

Ultima piccola curiosità: per la missione in Afghanistan sono stati stanziati ben 15 milioni di euro. Si dirà: i soldi saranno arrivati ai presidi in territorio afghano. E invece no, dato che i presidi per la missione non sono in Afghanistan, ma negli Emirati, in Bahrein, in Qatar e – udite udite – a Tampa, negli Stati Uniti. Il senso di un presidio non proprio nei pressi del teatro militare rimane oscuro ai più.


MUTANDE, DENTIFRICI E RASOI IN LIBIA – Arriviamo, a questo punto, al terzo punto. Già, perché accanto ai finanziamenti diretti per le campagne militari, abbondano anche particolari finanziamenti per progetti, campagne, concorsi. Finanche dismissioni e donazioni decisamente particolari. Come non pensare sia particolare, ad esempio, la cessione “a titolo gratuito alla Libia di effetti di vestiario e materiale per l’igiene personale”, tra cui 19.635 cinture kaki, 3.826 cravatte kaki, 2.374 camicie a maniche lunghe e 6.752 camicie a mezze maniche, 28 mila pantaloni e 6 pantaloncini. E ancora: 30 mila magliette di cotone e altrettanti slip, 80 mila tubetti di dentrificio, 150 mila saponi da toilette, 38 mila spazzole per scarpe, ben 2 milioni di rasoi.


I PROGETTI: DAL GIORNALISTA ALLA ARMI NUCLEARI – Non solo. Accanto a queste strane donazioni, infatti, troviamo anche dei finanziamenti per progetti non meno particolari. Come i 200 mila euro messi a disposizione in Libia per la “realizzazione di attività di formazione in favore di giornalisti e opinion makers, ma anche degli operatori tecnici responsabili della parte editoriale dei quotidiani e delle pubblicazioni libiche”; o come i 317 mila euro in territorio siriano per la “assistenza tecnica internazionale nel settore giudiziario”. È difficile, ancora, pensare che riesca ad andare in porto, viste le vicende politiche di Assad, la missione di un team di esperti per promuovere in Siria l’adesione alla convenzione sulle armi chimiche. Costo: quasi 40 mila euro. In territorio siriano, peraltro, sarà attivo anche un altro progetto – di quasi 500 mila euro – per la “riqualificazione e riorientamento di esperti siriani nel campo biologico e chimico in applicazioni pacifiche”. Cosa significhi, rimane non molto chiaro.

I 60 MILA EURO PER SOCNGIURARE LA TERZA GUERRA MONDIALE TRA ITALIA E GERMANIA – Interessante, infine, anche il finanziamento di 60 mila euro per il Centro, sconosciuto ai più, italo-tedesco di Villa Vigoni. Cosa sarà mai questo centro? L’obiettivo, a distanza di sessant’anni, è quasi grottesco: le iniziative infatti sono “dirette a favorire la composizione e il superamento di talune questioni collegate alla Seconda Guerra Mondiale che ancora pesano sul rapporto tra Italia e Germania”.

A distanza di sessant’anni, insomma, i rapporti tra i due Stati ancora non sono limpidi. Meglio finanziare il Centro. Non sia mai la Germania invadesse la penisola.

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