SPECULAZIONE EDILIZIA/ Beni demaniali, i tesori nascosti dalla Riforma Gelmini

Quanta fretta di approvare la Riforma Gelmini…e poi? Tutto rimandato. Prima la fiducia, poi si vedrà. Strano, no? O sono sicuri di avere la fiducia oppure qualcuno ha fregato la Gelmini. La terza ipotesi, che si sia rallentato l’iter causa proteste studentesche, non sembra accreditabile. C’è però una quarta ipotesi, che riguarda le speculazione edilizia sui beni demaniali che la Riforma avrebbe dovuto concedere in uso alle Università, il cui CDA verrà privatizzato. Cosa nasconde l’arcano?

di Carmine Gazzanni


nocementoMa prima ricapitoliamo quanto avvenuto negli ultimi giorni. Trenta Novembre. Dopo un intero giorno di discussioni il ddl viene approvato alla Camera; subito si fanno insistenti le voci (di Governo e Fli) di una possibile approvazione anche in Senato per il 13 dicembre. Primo dicembre. Il Ministro Gelmini minaccia: “Se il ddl non dovesse ricevere il via libera definitivo o non essere calendarizzato potrebbero verificarsi le seguenti conseguenze per il sistema universitario”. Due dicembre. Sempre la Gelmini assicura: “Tecnicamente i tempi per approvare la riforma prima del 14 ci sono, è una scelta politica farlo […] sono comunque fiduciosa”. Tre dicembre. I capigruppo dei partiti decidono di rimandare la votazione sulla Riforma dopo il voto di fiducia previsto per il 14 dicembre.

Molti hanno – più che giustamente – festeggiato per la notizia; si è parlato di “buon senso” dei nostri politici. Ma qualcos’altro potrebbe nascondersi dietro questa decisione.

Cerchiamo di affrontare la questione per gradi.

1) La Riforma Gelmini, come sottolineato anche da noi in diversi articoli, prevede il rischio di una privatizzazione. In una nota Miur di alcuni giorni fa, infatti, si legge: “Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il CdA ad avere la responsabilità chiara delle assunzioni e delle spese, anche delle sedi distaccate”. Ed ecco qui che si palesa il rischio della privatizzazione: degli undici membri del CdA potranno essere nominati anche tre esterni. Allo stesso modo il Presidente. E cosa vuol dire questo in un periodo nel quale le Università  stanno andando incontro ad ulteriori tagli? Con molta probabilità si faranno avanti imprenditori. Ma il rischio della privatizzazione, d’altronde, si era già manifestato nella Legge 133/2008 voluta da Tremonti (la stessa legge che poneva le basi per la privatizzazione anche dell’acqua);

2) Nella Riforma – come rivelato da Francesco Russo, ricercatore dell’Università di Tor Vergata, in una lettera a Micromegaera previsto il passaggio di beni demaniali (e dunque pubblici) dallo Stato alle Università. Il tutto giustificato come un modo per far fronte ai tagli imposti dalla Riforma stessa. Ma cosa avrebbe comportato questo provvedimento? I rettori, il Cda e chi ne sarebbe stato a capo avrebbero potuto fare quel che volevano su tali terreni edificabili, senza andare incontro ad alcuna sentenza della Corte dei Conti. Avrebbero potuto realizzare anche edifici che nulla hanno a che fare con le strutture universitarie. Una opportunità d’oro per gli stessi imprenditori che avrebbero potuto inserirsi nel Cda, vista la privatizzazione. E questo spiega anche l’assenso alla Riforma da parte di Confindustria (d’altronde anche qui dovremmo domandarci come mai un organo industriale si sia pronunciato su una riforma inerente l’istruzione. Forse proprio per tali provvedimenti …);

3) Il Venti Novembre, tuttavia, questo provvedimento è stato emendato. Ma subito si è corso ai ripari. Si legge nel ddl (art.25): “Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio”. In pratica il Ministero dell’Istruzione è in questo modo sotto “commissariamento” del Ministro del Tesoro e, dunque, di Tremonti.

4) Dieci giorni dopo – il trenta novembre – su iniziativa di Fli anche questo provvedimento è stato modificato con un ulteriore emendamento.

Conclusione: giovedì scorso si è deciso di rimandare definitivamente l’approvazione del ddl. La Riforma, su cui tanto il Governo aveva insistito, tutt’ad un tratto è stata procrastinata. Proprio dopo il trenta, proprio dopo aver superato lo scoglio della Camera. Come mai? Il dubbio è più che fondato: probabilmente gli emendamenti che hanno annullato il peso del Ministero dell’Economia sulle Università e la possibilità del passaggio dei beni demaniali a possesso privato delle Università hanno giocato un ruolo rilevante.

E pensare, allora, ad una “privatizzazione mascherata” non è un sacrilegio. Anche perché i beni delle Università (in giro per l’Italia ed anche per il mondo) sono enormi. Ma molti atenei preferiscono non toccare tali possessi, proprio per non andare incontro a possibili sentenze della Corte dei Conti. Questo provvedimento, invece, avrebbe permesso costruzioni di qualsiasi sorta.

Ed è legittimo pensarlo anche perché in passato molte inchieste hanno svelato proprio il marcio che si nasconde dietro l’edilizia universitaria. Potremmo, ad esempio, parlare dell’Ateneo di Tor Vergata che dispone di circa 600 ettari di terreno, di cui – come afferma il Dott. Francesco Russo – “ha il ‘possesso’ ma non la proprietà”, in quanto sono – appunto – beni demaniali, pubblici. O ancora potremmo parlare dell’Università di Perugia che, insieme ad altri atenei italiani, ha acquistato alcuni appartamenti a Manhattan (quale l’utilità?).

Ancora. Alcuni anni fa (2007) fu La Sapienza ad essere colpita da un’inchiesta riguardo la ristrutturazione del dipartimento di Informatica e Sistemistica. Costato otto milioni di euro, ciò che venne contestato era che la società che aveva eseguito i lavori (“Compagnia progetti e costruzioni”) faceva capo a un docente dell’ateneo (il professor Leonardo Di Paola, titolare della cattedra di Estimo ed Economia edilizia alla Sapienza, facoltà di Architettura), un doppio incarico vietato dalla legge. Oppure l’inchiesta dell’anno scorso che portò all’arresto a Bari di 83 persone (anche alcuni uomini legati alle mafie) per un maxi-progetto di edilizia universitaria: un “Centro integrato Universitario” capace di accogliere oltre 3.500 studenti offrendo strutture didattiche di assoluta avanguardia. Un progetto di abusivismo edilizio realizzato all’insaputa dell’ignaro Corrado Petrocelli, rettore dell’Università pugliese.

Insomma, gli interessi sull’edilizia – anche quella universitaria – sono altissimi. Tutto sta ora nel capire quanto il ritiro del provvedimento che avrebbe permesso la privatizzazione dei terreni demaniali sia stato determinante nella decisione di procrastinare la Riforma.

 

APPROFONDIMENTI

RIFORMA UNIVERSITÀ/ Le minacce della Gelmini in una nota Miur: “Se il ddl non passa, risorse

DDL GELMINI/ Testo approvato, guarda le foto delle proteste a Roma, Bologna, Perugia e Campobasso

UNIVERSITÀ 2/ Ricercatori contro la riforma Gelmini: perché?

 

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