SLOT MACHINE/ Da Gianfranco Fini all’Onorevole Laboccetta: “sedotti” dal figlio del boss

Un emendamento firmato Pdl fa cadere le barriere antimafia per le concessionarie. A beneficiare del provvedimento, tra gli altri, l’Atlantis B-Plus di Francesco Corallo, da sempre legato all’Onorevole Amedeo Laboccetta (Pdl). Sul quale cadono pesanti ombre, anche per una vicenda per la quale il 12 gennaio scorso la Giunta per le autorizzazioni aveva chiesto un’autorizzazione a eseguire una perquisizione nei confronti dello stesso pidiellino. 

di Carmine Gazzanni

slot_machineSi annunciano grossi affari per le mafie. L’emendamento inserito dal Pdl in Commissione Finanze, infatti, abolisce l’obbligo per le concessionarie dei giochi di comunicare ai Monopoli di Stato della documentazione antimafia fino al terzo grado di parentela per i soci. Il nuovo decreto limita il divieto ai soli condannati e al coniuge: parenti e indagati, quindi, potranno tranquillamente presentare richieste e ottenere licenze.

E certamente avrà gioito Francesco Corallo, titolare dell’Atlantis B-Plus: se la norma non fosse stata modificata, infatti, avrebbe dovuto certamente dire addio alle concessioni dei Monopoli (e dunque ad uno spaventoso giro di soldi, essendo la sua società detentrice del primato di slot machine in Italia). Il padre Gaetano, infatti, è stato condannato a sette anni per associazione a delinquere per la scalata (sventata dai magistrati) ai casinò di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola, di cui, d’altronde, Corallo era grande amico. Il boss di Catania, infatti, aveva fatto le vacanze a Saint Marteen (dove ha sede l’Atlantis B-Plus) alla fine del 1979. Non solo: il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all’arresto per l’omicidio del generale Dalla Chiesa.

Ma cosa c’entra Amedeo Laboccetta, parlamentare Pdl, con questa storia? Molto. Il suo nome, connesso con quello di Corallo, emerge per la prima volta nel 2006, nell’inchiesta riguardante le pressioni di Vittorio Emanuele di Savoia sui Monopoli di Stato. Leggendo le carte viene fuori, come rivelato dall’Onorevole Franco Barbato, un finanziamento di 50 mila euro da parte di Corallo a Laboccetta.

Non solo. Prima di diventare parlamentare Pdl, Laboccetta è rappresentante legale dell’Atlantis. E si adopera sin da subito per la società con cui lavora: in una delle intercettazioni emergono le sue pressioni a Francesco Cosimo Proietti, l’allora segretario di Gianfranco Fini. Il motivo? Evitare la revoca delle concessioni delle slot (per una condanna della Corte dei Conti per aver fatto funzionare i macchinari “in nero”, senza dunque comunicare la giusta rendicontazione al centro di controllo). Revoca che, caso o conseguenza, non ci sarà.

Divenuto parlamentare, però, Laboccetta parla chiaro: “Mi sono dimesso il giorno stesso in cui sono stato eletto. Dimesso da tutto. Da Atlantis, di cui non so più niente. Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione Antimafia”. Eppure non è proprio così. Il suo nome, infatti, riemerge nuovamente legato a quello di Corallo a fine 2011: mentre infatti le forze dell’ordine perquisivano casa di Corallo (per le indagini su un finanziamento di 18 milioni di euro alla Atlantis da parte della Banca Popolare di Milano), Laboccetta fa irruzione e prende un computer portatile e lo sottrae ai militari invocando l’immunità parlamentare. Di chi era quel computer? Troppe versione diverse sono state date fino ad ora: la prima fornita da Corallo è stata che il pc era della sua collaboratrice. Questa, come risulta dalla ricostruzione delle Fiamme Gialle, avrebbe affermato che era di un’assistente di Laboccetta  e alla fine il parlamentare ne ha rivendicato la proprietà (nel verbale della riunione dell’11 gennaio della Giunta per le autorizzazioni si legge che Corallo “la mattina del 10 novembre 2011 si recò presso la suddetta abitazione per recuperare il suo personal computer, che la sera precedente aveva lasciato su una sedia a ricaricare”).

I conti – è evidente – non tornano: come avrebbe fatto, ad esempio, Corallo a non riconoscere il computer di Laboccetta se i due erano così amici come dicono (sempre nel verbale si legge chiaramente che Laboccetta “è amico personale e di famiglia di Francesco Corallo”, “è un suo abituale frequentatore sia in pubblico sia in privato”)?

Insomma, i punti di domanda sono molti. E i dubbi sulla possibilità che Corallo abbia fatto intervenire Laboccetta per evitare che i militari ritrovassero, nel corso delle perquisizioni, dati e documenti scottanti per indagini su un finanziamento illecito di circa 18 milioni di euro, restano.

Quello che sembra, allora, è che, a dispetto di quanto affermato da Laboccetta, i rapporti tra i due sono rimasti assolutamente proficui. Tesi, questa, che si acuirebbe ragionando su un ulteriore passaggio. Come detto, è stata la Commissione Finanze della Camera ad inserire un emendamento che abolisce la norma che prevedeva l’invio ai Monopoli di Stato della documentazione antimafia fino al terzo grado di parentela per i soci dei concessionari. Un toccasana, come abbiamo visto, per uno come Francesco Corallo, il cui padre è stato condannato per associazione a delinquere  ed è grande amico del boss di Catania Nitto Santapaola. In pratica, se quel provvedimento non fosse stato modificato, Corallo avrebbe dovuto rinunciare alle concessioni dei Monopoli (e rinunciare, dunque, ad un giro di affari spaventoso).

Ora, a presentare l’emendamento in Commissione è stato il Pdl. Ebbene, tra i deputati Pdl della Commissione Finanze ritroviamo ancora lui, Amedeo Laboccetta. L’amico di sempre (per sua stessa ammissione, come scritto nel verbale). Altra, ennesima casualità? Vorrà dire che chiederemo conto anche a Gianfranco Fini di quanto appena scritto..

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.