SITUAZIONE MARE e FIUMI/ Le “torbide acque” italiane

I mari italiani (e non solo i mari) risultano essere tra i più inquinati in Europa. In questo caso è evidente, molto spesso, la mano delle criminalità organizzate. Ma anche la noncuranza delle istituzioni gioca un ruolo chiave nel degrado  marittimo. Secondo il rapporto “Mare Monstrum”, infatti, “la pesca abusiva, il cemento illegale sulle coste e l’assenza di depurazione rappresentano quei fardelli di illegalità che è difficile scrollarsi di dosso”. Il 2010, addirittura, ha fatto registrare un più 48% rispetto all’anno precedente riguardo i reati ambientali in questo settore.

di Andrea Succi & Carmine Gazzanni

scarichi_civili_in_acquaStando a quanto rilevato da Legambiente, sono dieci “i nemici del mare italiano”. Potremmo citare, ad esempio, la spaventosa crescita delle trivellazioni off-shore: a causa della semplificazione della normativa approvata dal Governo, infatti, molte società energetiche hanno potuto ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39 mila km2 dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte “in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”. Altro “nemico” la minaccia del nucleare: il Governo Berlusconi, infatti, nel 2009 ha firmato con il governo francese un accordo per realizzare “4 reattori di tecnologia EPR da 1.600 MW (a cui se ne dovranno aggiungere almeno altri 4 per arrivare al 25% di elettricità dall’atomo)”. E quali le aree interessate? Aree costiere come Montalto di Castro (Viterbo), dove, secondo indiscrezioni, verrebbero realizzati 2 reattori.

Le altre località ipotizzate anche sono tutte città costiere o città affacciano sulle foci dei fiumi: Monfalcone in Friuli Venezia Giulia, Chioggia in Veneto, il delta del Po, Termoli in Molise, il Salento in Puglia, Termini Imerese e Palma di Montechiaro in Sicilia, la costa tra le province di Latina e Caserta e quella tra la provincia di Grosseto e Livorno in Toscana, la provincia di Oristano e l’Ogliastra in Sardegna.

Un’altra questione fortemente critica, ancora, è rappresentata dagli scarichi civili non depurati. Secondo il rapporto di Legambiente circa 18 milioni di abitanti (il 30% della popolazione) “non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui”. Numeri certamente imbarazzanti per il settimo Paese più industrializzato del mondo. Non è un caso, infatti, che il nostro Paese sia stato deferito alla Corte di Giustizia Europea per violazione della direttiva sul trattamento dei reflui urbani con ben 178 Comuni finiti sul banco degli imputati. Di questi 78 sono in Sicilia (tra cui anche Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento), 32 in Calabria (tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone), altri comuni in Campania dove non potevano mancare Benevento, Napoli, Salerno, Avellino e Caserta, 19 comuni – fra cui Imperia, Genova e La Spezia – in Liguria; e poi dieci comuni pugliesi, le province di Campobasso, Isernia, Trieste e Chieti.

Non è un caso, allora, che i dati relativi al 2009 attestino una spaventosa crescita nell’inquinamento derivante dagli scarichi fognari illegali, cattiva depurazione e inquinamento da idrocarburi (aumento quasi del  45% rispetto all’anno precedente). Uno degli ultimi casi che ci lascia capire quanto drammatiche possano essere le conseguenze della noncuranza degli organi preposti alla vigilanza delle acque, è rappresentato dal Molise.

Per alcune settimane, tra novembre e gennaio, in ben otto comuni del Basso Molise (Larino, Termoli, Portocannone, San Martino in Pensilis, Ururi, Guglionesi, Petacciato e Campomarino) è stato vietato l’uso a fini potabili dell’acqua per l’elevata presenza di trialometani. “I trialometani – secondo fonti scientifiche – sono sospettati di creare danni al fegato, reni e al sistema nervoso centrale. Sono inoltre considerati cancerogeni”. Proprio per questo si è deciso di impedire che si potesse bere quell’acqua. Ma allora chiediamoci perché mai si è giunti a tale concentrazione di trialometani: queste particelle “si formano per un processo di reazione del cloro con la materia organica contenuta nell’acqua e la loro concentrazione è cresciuta con le piogge abbondanti di quei giorni”. Insomma, i trialometani si formano all’aumentare della presenza di cloro nell’acqua. Ed il cloro, infatti, in quelle acque abbondava. “Molise Acque” stessa – la società che gestisce il Lago artificiale del Liscione – ha ammesso il surplus di cloro, ma lo ha giustificato affermando che si è reso necessario a causa dell’aumento del carico di inquinanti e di fanghi nell’invaso dovuto alle piogge abbondanti e alle nevicate di quei giorni. Verrebbe allora da pensare che sia quasi normale e naturale la loro formazione. Ma così non è: “Lo è se il sistema di potabilizzazione è vecchio e non funziona come dovrebbe. Un adeguato sistema di potabilizzazione dovrebbe evitare proprio la formazione di questi elementi nocivi per la salute umana”. Ed infatti l’acqua che arriva nell’invaso viene depurata attraverso un impianto che gestisce direttamente Molise Acque. Ma quest’impianto è – appunto – “vecchio e non funziona come dovrebbe”. Infatti, qui, per “ripulire” l’acqua, vengono utilizzate sostanze chimiche. E questo giustificherebbe, ad esempio, anche la moria di carpe in notevole quantità, denunciata già da mesi precedenti.

Oggi l’emergenza pare essere rientrata, ma intanto i vertici dell’azienda speciale regionale “Molise Acque”, il presidente Stefano Sabatini e il direttore generale Giorgio Marone, sono ufficialmente indagati dallo scorso 15 febbraio per concorso in omissione di atti d’ufficio e avvelenamento colposo di acque. Agli indagati viene contestato di non aver preso le giuste misure di sicurezza per evitare la contaminazione chimica dell’acqua nonostante fossero consapevoli del fatto che il livello di trialometani nella diga del Liscione si era innalzato già da mesi e che anche diversi tecnici avevano consigliato di adottare tali misure.

Ma quanto detto non è che un esempio della triste realtà molisana. Una realtà nella quale ben 50 mila abitanti non sono coperti dal servizio di depurazione. Una grossa percentuale se ricordiamo che questa regione conta 320 mila abitanti. Ma d’altronde problemi di depurazione – come detto anche prima – sono presenti in diverse zone del nostro Paese: la regione in cui registriamo la percentuale più alta di cittadini non serviti da depuratore è la Sicilia con 2,3 milioni di persone (il 54% del totale). A seguire la Campania dove il servizio lascia scoperti quasi 2 milioni di cittadini. Nel Lazio e in Toscana, invece, circa 1,4 milioni (il 38% del totale) riversano ancora nei fiumi o nel mare.

Inquinamento, incuria, degrado, criminalità, indifferenza, sono queste le maggiori cause che stanno minacciando la sicurezza idrica, la biodiversità dei fiumi e l’alimentazione (frutta e verdura in particolare) che viene irrigata con acque a dir poco torbide.

Il Po di Volano, il torrente Parma, il fiume Mincio, lo Spino d’Adda, il canale Marcova, il Naviglio, il Volturno (il fiume più inquinato d’Italia..) sono tutti corsi d’acqua estremamente inquinati. E ancora.

Nel 2010 la rivista Focus ha raccontato “Gli orribili 7”: il fiume Aniene, l’Aterno-Pescara, il Lambro, l’Oliva, il Sacco, il fiume Saline e il fiume Sarno.

“All’inquinamento agricolo (l’acqua che torna alle falde o ai fiumi dopo essere passata sui terreni agricoli trasporta pesticidi e fertilizzanti) si aggiungono gli scarichi industriali più o meno trattati, ma il nemico numero uno degli ambienti fluviali sono gli scarichi civili e zootecnici. I liquami sono di per sé dei fertilizzanti, ma il loro eccesso produce un’esplosione di vita acquatica che in breve tempo consuma l’ossigeno dell’acqua e l’ecosistema fluviale a quel punto va in “crisi respiratoria” e molte specie muoiono: è la cosiddetta eutrofizzazione. Da notare che in Italia la depurazione civile è ancora assolutamente insufficiente: secondo il censimento Istat del 2008 il totale dei liquami civili scaricato nei fiumi senza subire nessun trattamento di depurazione è paragonabile a quello prodotto da 41 milioni di abitanti.”

I pesci possono morire direttamente nel fiume o sulle nostre tavole. Ma sempre inquinati e malati sono. E mangiare cibo infetto può causare tumori. Soprattutto al colon-retto ed allo stomaco..


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