SEQUESTRO SPINELLI/ Troppe anomalie: l’ombra delle mafie dietro Berlusconi, ragioniere e Olgettine

Nella lunga (ingarbugliata) storia del sequestro di Giuseppe Spinelli più di qualcosa non quadra. Tempi, modalità, richieste dei malviventi, il “foglio ingiallito” di cui il ragioniere di Berlusconi non ricorda cosa ci fosse scritto, il computer di casa che non legge penna usb e dvd. Troppi buchi neri. In questa anomala storia una pista, però, comincia a farsi strada: quella della malavita organizzata. Il “capo” dei sequestratori (o presunti tali) è tale Francesco Leone, legato (e non poco) alla criminalità pugliese. Ed è proprio da Bari che molte delle Olgettine – le stesse pagate appunto da Spinelli – provenivano. Ad avvalorare questa tesi il fatto che tante delle ragazze che partecipavano alle cene galanti dell’ex premier erano legate alla criminalità (mafia, camorra e ‘ndrangheta): da Noemi Letizia a Perla Genovesi, da Barbara Montereale a Sabina Began, fino a Eleonora De Vivo.

 

di Carmine Gazzanni

sequestro_spinelliUna cosa è certa: il sequestro – o meglio, il tentativo di sequestro – del ragioniere di Berlusconi Giuseppe Spinelli presenta tanti tratti ancora poco chiari. Troppi i buchi neri. Troppe le domande ancora senza risposta, sebbene Niccolò Ghedini vada ripetendo ormai da giorni che “non vi è nessun punto oscuro in questa vicenda”. Tutt’altro, invece.


IL FOGLIO INGIALLITO”: COSA C’ERA SCRITTO? – Se avessimo conosciuto il contenuto del pizzino, quel “foglio ingiallito” fatto leggere dai rapinatori a Spinelli, probabilmente tutto sarebbe stato più chiaro. Invece niente. Stranamente il ragioniere del Cavaliere non ricorda nulla di quel foglio A4. Soltanto che c’era scritto “in alto Lodo Mondadori, De Benedetti, l’indicazione di due avvocati tra cui una donna, i nominativi dei magistrati (…), una cena di Fini con i magistrati di primo e secondo grado (…)”. Nulla più. Nessun nome. L’unico nome che Spinelli ricorda è quello di Pietro Forno che però da sempre (ora a Milano, prima a Torino) si occupa di reati contro i minori (attualmente, infatti, si sta occupando della vicenda Ruby). È difficile, dunque, supporre che il procuratore aggiunto abbia avuto un benché minimo ruolo nell’affaire Lodo Mondadori. Delle due, allora, una: o Spinelli ha raccontato una frottola o la frottola era contenuta nel presunto foglio ingiallito.


UN DVD E UNA CHIAVETTA. MA IL PC DI CASA È “VECCHIO” – Secondo la ricostruzione dello stesso Spinelli, i malviventi avevano con loro un dvd e una chiavetta usb, il cui contenuto sarebbe stato utile al Cavaliere per ribaltare la sentenza Mondadori: “c’erano – ha detto Spinelli – sette ore e 41 minuti di registrazioni di cose che avrebbero danneggiato De Benedetti sempre in relazione al Lodo Mondadori”. Ma, messi nei computer di casa, questi non avrebbero funzionato perché l’unico computer presente in casa era uno vecchio, di cui ormai né Spinelli né la moglie facevano più uso. Tesi certamente possibile, anche se è difficile crederla veritiera dato che stiamo parlando di un ragioniere che curava i conti di un imprenditore ed ex premier come Silvio Berlusconi. Dubbi, insomma, restano.


LA DENUNCIA DOPO DUE GIORNI. E I MALVIVENTI SE NE VANNO TRANQUILLI – Ma non è tutto. Altra anomalia sta nei tempi di denuncia e sequestro stesso. Attenzione alle date: Spinelli e moglie vengono sequestrati la notte del 15 ottobre. Di prima mattina Spinelli chiama Berlusconi che, notando “anomalie” nelle richieste del ragioniere, dice di contattare Ghedini, il quale, chiamato, conclude che sarebbe stato opportuno parlarne di persona. Sono le 12,00 del 16 ottobre. I sequestratori se ne vanno e lasciano libero Spinelli di recarsi da Ghedini. Prima domanda: perché i malviventi non sono rimasti in casa del ragioniere tenendo la moglie di Spinelli come “garanzia” che il riscatto venisse pagato? È certamente anomalo (oltreché inusuale). Perché, ancora, la denuncia è stata presentata formalmente solo il 17 ottobre, dunque due giorni dopo la notte del sequestro?


IL 17 OTTOBRE BERLUSCONI NON C’È PER NESSUNO: AVEVA LA “FEBBRE” – Ultima interessante anomalia: proprio il 17 ottobre – come detto, due giorni dopo il sequestro e lo stesso giorno in cui viene presentata la denuncia – Silvio Berlusconi annulla un pranzo con il presidente del Consiglio Mario Monti e un appuntamento a Bucarest del Ppe, il Partito popolare europeo, al quale il Pdl aderisce. La motivazione ufficiale, però, è che Berlusconi è leggermente influenzato. Parola non di un medico, ma del portavoce Paolo Bonaiuti.


LA PISTA MAFIOSA: FRANCESCO LEONE, U’GUASTATU – È anche per questo che, tra le varie ipotesi in questi giorni al vaglio dei magistrati, sembrerebbe perdere valore la strada legata al Lodo Mondadori. Di contro una pista che comincia ad essere seriamente attenzionata è quella dei rapporti tra il Cav, le Olgettine e la criminalità organizzata. A leggere infatti le notizie degli ultimi giorni con quanto accaduto nei mesi passati si nota che sia proprio la malavita a fare da minimo comun denominatore. Partiamo, però, dalla vicenda legata al sequestro di Spinelli. Secondo quanto sta emergendo, il “capo” della banda sarebbe tale Francesco Leone, un nome certamente non sconosciuto ai magistrati. Leone, detto Ciccio U’guastatu, è stato un ex affiliato alla Sacra Corona Autonoma sin dall’età di 13 anni. Lunga la sua carriera: prima picciotto, poi camorrista, sgarrista, infine santista. Senonchè un giorno Leone decide di pentirsi e diventa collaboratore di giustizia, salvo poi ricredersi, tanto che nel 2000 viene nuovamente arrestato per rapine e sequestri. Colpi, i suoi, certamente in grande stile: quando venne arrestato stava tentando di sequestrare, in uniforme da commissario di polizia, un ufficiale dell’Aeronautica militare addetto al pagamento di stipendi e tredicesime. Insomma, uno che ci capisce. Ecco, allora, che sorprendono (e non poco) i madornali errori in cui è incappato nel sequestro Spinelli: Ilda Boccassini (che in queste ore sta interrogando Leone) è risalita ai sei sequestratori proprio grazie alle superga rosse di Leone, alle sue impronte lasciate, al mozzicone di sigaretta buttato per le scale e, infine, grazie alla telefonata di U’guastatu fatta da una cabina pubblica e ripresa dalle telecamere. Anomalie su anomalie, dunque.


TANTE OLGETTINE DALLA PUGLIA: SACRA CORONA, MONTEREALE, BEGAN E L’ONOREVOLE SAVINO – La prima fu Patrizia D’Addario. Poi ne seguirono tante altre. Tutte portate ad Arcore o a Palazzo Grazioli per partecipare alle cene galanti organizzate da Berlusconi. Tutte portate da Giampaolo Tarantini. Tutte – o la maggior parte – baresi. Proprio come Leone. Pura coincidenza? Probabilmente sì. Il dubbio, però, è legittimo. Soprattutto se pensiamo ad alcune di queste ragazze. Barbara Montereale, nel 2008, dichiarò di aver ricevuto ben diecimila euro dal Cavaliere, inteneritosi dai racconti della pugliese sulle sue difficoltà economiche. La Montereale, però, dimenticò di dire a Berlusconi che, quando aveva 23 anni, era legata ad un certo Radames Parisi, rampollo di una delle più potenti famiglie della mafia barese. Su Radames tempo fa Emiliano Fittipaldi su L’Espresso scriveva: “Arrestato per l’omidicio di un pregiudicato cieco, condannato in primo grado, fu poi assolto in appello nel maggio 2008, dopo due anni di carcere preventivo […]Lo scorso ottobre Radames è finito nuovamente in galera. Stavolta per detenzione di arma da fuoco. Non solo: tre settimane dopo è stato raggiunto, insieme al padre Vito, da nuove, pesanti accuse, tra cui l’associazione per delinquere finalizzata all’usura, estorsione e riciclaggio”. Come se non bastasse, pochi giorni dopo la pubblicazione dei verbali in cui la Montereale parlava della sua partecipazione alle cene, la macchina di sua proprietà venne incendiata. Gli inquirenti, non a caso, seguirono anche la strada che portava agli ambienti malavitosi del rione Japigia a Bari (pista poi abbandonata). Chissà se c’è qualche legame tra questa brutta storia e la partaccia che Radames fece alla Montereale – e che noi conosciamo grazie ad un’intercettazione delle GdF – quando seppe delle sue frequentazioni con Berlusconi.

Basta così? Certo che no. Anche la deputata Elvira Savino (ovviamente Pdl), un’altra preferita di Berlusconi – che fece da testimone di nozze al suo matrimonio – è finita in una brutta vicenda legata ai traffici dei Parisi. Non solo. Nel novembre del 2009 è stata toccata da un’altra inchiesta della Procura di Bari per la “sua sospetta pressione verso il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Istruzione per favorire progetti gestiti dalla mafia” e per “aver fatto da prestanome per un conto corrente” di un imprenditore i cui investimenti provenivano “da canali di approvvigionamento illecito”. Nella stessa vicenda finì anche un’altra Olgettina: Sabina Began, l’ape regina di Berlusconi, amica e coinquilina della deputata.


PAPI GIRLS E (ANCORA) MALAVITA: NOEMI LETIZIA, PERLA GENOVESI, ELEONORA DE VIVO – La lista delle ragazze ospiti di Berlusconi legate in qualche modo alla criminalità organizzata non finisce qui. Andiamo a Napoli e, più precisamente, in casa Letizia. Tempo fa, non a caso, La voce delle voci esaminava i possibili collegamenti “fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell’ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano”. La cosa non sorprende affatto dato che la stessa accusa venne mossa, nel ’93, dal giornalista David Lezzi che definì Elio: “una persona dalle frequentazioni oscure: si vantava, a scopo di intimidazione di impiegati e componenti della commissione, di essere protetto (appunto, ndr) dai clan camorristici di Secondigliano”. Appunto, gli Scissionisti.

Rimaniamo a Napoli, ma spostiamoci al Vomero, in via Luca Giordano. Qui viveva Eleonora De Vivo, portafortuna insieme alla sorella gemella Imma di Silvio Berlusconi, beneficiaria – anche lei – di un appartamento in via Olgettina a Milano. L’ex naufraga dell’Isola dei Famosi al Vomero viveva con tale Massimo Grasso, imprenditore di successo ed ex consigliere comunale di Forza Italia, attualmente indagato per associazione a delinquere di stampo camorristico. Non solo. Anche la casa in cui i due vivevano era di proprietà di una società – Le Mimose – finita sotto sequestro nell’ambito di un’inchiesta antimafia.

Andiamo, ora, in Sicilia. Come Inifltrato.it ha già avuto modo di documentare, appena dopo lo scandalo Ruby (novembre 2010), anche a Palermo i giudici arrivarono al nome di Berlusconi. Al centro di questo filone le rivelazioni di Perla Genovesi, attivista di Forza Italia e assistente parlamentare di Enrico Pianetta, senatore lombardo del Pdl. È lei a parlare di festini “orgiastici” organizzati nelle ville di esponenti del Pdl in Sicilia, ma anche al Nord. Ma soprattutto Perla Genovesi era in contatto con persone vicine al clan mafioso di un paese in provincia di Trapani, Campobello di Mazara, come Vito Faugiana e Paolo Messina, da molti ritenuto esponente di spicco del clan di Campobello e uno di quelli che proteggono la latitanza di Matteo Messina Denaro, boss di Cosa Nostra. I due – Faugiana e Messina – insieme alla stessa Perla Genovesi, nel 2010 vennero arrestati per associazione a delinquere finalizzata all’importazione e commercio internazionale di sostanze stupefacenti, aggravata dal fatto che venne costituito un’organizzazione criminale operativa a livello internazionale.

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