SCUOLE/ Trappole (pericolose) per bambini: tra speculazioni e strafottenze

Le scuole italiane sono una vera emergenza che da troppi anni viene sottovalutata e dove ancora troppo poco s’investe. Partiamo dalle cifre: il 30 per cento necessita di una manutenzione urgente, il 60 percento non è a norma sismica, il 65 percento non ha l’idoneità per l’evacuazione in caso di incendi. Arriviamo ai soldi: nella scuola non s’investe o, se lo si fa, la speculazione è sempre maggiore. Sono ben 400 milioni di euro dei fondi FAS da utilizzare per le scuole e che invece sembrano spariti nel nulla. Invece dei 358 milioni di euro stanziati dal fondo CIPE, alle scuole sono arrivati solo 160 milioni. E il resto del denaro che fine ha fatto?

 

di Maria Cristina Giovannitti

san_giuliano_scuola_crollata_per_imperiziaI nostri figli, i nostri nipoti, i nostri fratelli crescono nelle scuole ed è lì che trascorrono gran parte della loro giornata. Quello è il posto dove dovrebbero essere al sicuro. Dovrebbero ma sempre più spesso non è così. Sono ancora limpide le immagini del 31 ottobre 2002 della scuola di San Giuliano di Puglia che in pochi secondi si accartoccia su se stessa, sterminando per sempre un’intera classe di 27 bambini e la maestra. Con la stessa chiarezza ricordiamo le arringhe di discolpe, i mea culpa, le frasi di circostanza ma soprattutto le lacrime dei genitori. La corsa agli aiuti ed alla prevenzione –dopo il danno– sono una costante tipica italiana. Eppure la storia non ci insegna mai davvero. E così non troppo tempo fa abbiamo visto implodere su se stessa anche la Casa dello Studente dell’Aquila perché mancava un pilastro. Crolla quella Casa dove dormivano, studiavano, vivevano tanti studenti fuori sede, ragazzi ventenni ricchi di sogni e speranze. Il rito si è ripetuto: colpe, discolpe, lacrime, accuse, promesse, piani di prevenzione e piani di infiltrazione mafiosa. Nonostante tutto neanche stavolta abbiamo imparato e continuiamo a mandare i giovani –il futuro del nostro Paese– a crescere in posti davvero poco sicuri, delle vere trappole per gli studenti, come conferma l’ultimo rapporto sull’Ecosistema Scuola 2012.

Il 60 percento delle scuole è stato costruito prima del 1974, ovvero prima che ci fosse l’entrata in vigore delle norme antisismiche. Ben il 34 percento di queste strutture, invece, è stato costruito in zone sismiche e quasi l’11 percento è alla mercé di pericolosi rischi idrogeologici. Sempre secondo il dossier sarebbero ben il 65 percento delle scuole a non essere in grado di ‘affrontare’ un possibile incendio perché sprovvisti dei certificati di idoneità per la prevenzione degli incendi, né ad avere un piano conforme per l’evacuazione. Il quadro è tutt’altro che positivo, una situazione che, scendendo nel sud Italia, diventa davvero drammatica: per esempio in Sicilia il 20 percento delle scuole sono in realtà nate come abitazioni private e l’8,24 percento sono invece scuole in affitto. Oltre all’inefficienza delle strutture che, possono con facilità trasformarsi in trappole per gli studenti, si aggiunge la carenza dei servizi offerti ai giovani o la totale precarietà in cui vertono, infatti più del 40 percento degli edifici scolastici non ha strutture per svolgere sport, senza parlare di laboratori fantasma o sale computer fatiscenti.

E’ chiaro che urge un lavoro di manutenzione per almeno il 30 percento delle scuole, la messa in sicurezza, un lavoro d’investimento perché le scuole sono i giovani, e i giovani sono il futuro per Paese. Ma, nonostante tutto, la scuola è il primo luogo dove speculare sia per la malavita che per il mal governo. Il mal governo continua a non tener conto di queste esigenze primarie e così 400 milioni di euro del fondo FASFondo strutturale- si sono volatilizzate senza che nessuno si sia chiesto come sia stato possibile, senza nessuna indagine. Inoltre dai finanziamenti del Fondo CIPEComitato Interministeriale per la programmazione economicacirca 358 milioni da destinare alle scuole, sono arrivati ai comuni solo 160 milioni. E il resto dei soldi che fine ha fatto?

Insomma se dovessimo scegliere dove far studiare i nostri figli, se si considera la congiunzione edilizia- idoneità del territorio- efficaci manutenzioni, la scuola migliore è quella di Trento, seguita poi da Piacenza dove, oltre ad avere impianti ad energia rinnovabile per la tutela dell’ambiente, anche il servizio mensa è impeccabile con circa il 75 per cento dei prodotti biologici utilizzati.

Il resto dei nostri figli continua ogni giorno a trascorrere dalle 5 alle 8 ore in scuole vicino ad aree industriali, in zone a rischio terremoto, annesse a fonti d’inquinamento acustico e altre vicino a distributori di benzina ed autostrade, senza considerare l’agibilità della struttura.

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