SCIENTOLOGY/ Soldi, ricatti, minacce e dossieraggio: un governatore galattico.

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Quanto detto sinora ci lascia intendere in maniera chiara come, dietro fantasmi venerandi, alieni da idolatrare, si nascondano interessi tutt’altro che metafisici. Chiaramente gli alti membri delle sette smentiscono. Ma ci sono anche carte processuali che testimonierebbero quanto detto. Quelle di cui siamo venuti in possesso (ma non sono le uniche: basti pensare ai membri di Arkeon, sottoprocesso tutt’oggi a Bari) riguardano una delle sette più attive e influenti: Scientology.

 

Negli Usa come in Italia. Stiamo parlando di Scientology. La nascita ideologica di Scientology può rintracciarsi nel 1950, con la pubblicazione del libro di L. Ron Hubbard, “Dianetics: la forza del pensiero sul corpo”, che riscosse un grande successo tra amanti di ‘terapie della mente’ e ‘controllo del corpo’. Da lì Hubbard si mise a capo di una setta che conta numerosi iscritti e un patrimonio, secondo le ultime stime ufficiali (che tuttavia risalgono al 1993), di circa 398 milioni di dollari in proprietà, più introiti pari a 300 milioni di dollari l’anno.

Ma andiamo a veder quanto professato dagli scientologisti: secondo Hubbard, l’avvento della razza umana può essere fatta risalire a 75 milioni di anni fa, quando Xenu, feroce governatore della Federazione Galattica, trasportò miliardi di anime umane su Teegeeack (oggi conosciuta come Terra). Da diversi documenti (reperibili anche su internet) si legge che a quel punto Xenu fece cadere le anime – chiamate Thetans – dentro vulcani delle Hawaii e del Mediterraneo, per poi farle esplodere con bombe all’idrogeno. Non contento, Xenu inculcò nei corpi ora senza anime false idee artificiali – immagini di Dio, del diavolo, di angeli, dello spazio, di teatri e di elicotteri, di danzatori e di treni. Come liberarsi da queste idee? Solamente tramite centinaia di ore del costoso “auditing” di Scientology, una sorta di fantascientifico esorcismo.

Ora, però, andiamo a spulciare le carte processuali, andiamo a leggere alcune dichiarazioni di fuoriusciti. Andiamo, insomma, ad alzare il coperchio fantascientifico propinato dalla setta. Anni fa la Procura di Milano portò avanti un’inchiesta che, sebbene si sia chiusa con l’assoluzione totale degli imputati, ha svelato dei meccanismi interni alle sette illuminanti. Nella sentenza di rinvio a giudizio dell’otto ottobre 1988, ad esempio, viene riportata la telefonata tra un tale Pasquale e Giuseppe su un possibile nuovo adepto che, tuttavia, pare abbia delle remore ad accettare l’insieme del corso denominato “Accademia”.

Però, si dicono i due, bisogna insistere perché “quel tipo lì… è troppo reach(ricco)”, quindi non bisogna assolutamente mollarlo, bisogna parlargli fino a stordirlo (“gli dici che gli devi parlare! Fine! Intanto parli, parli, parti, parli! Hai presente? Parli, eccetera! E poi parli di nuovo! Quello che fai è: parli fino a quando non sei qui poi, quando sei arrivato qui parlo io, hai capito?”), bisogna quindi portarlo da lui di persona perché “quando ce I’ho qui gli apro un culo tanto”. Da tutte le intercettazioni di allora, in pratica, si comprende bene come si cerchi in pratica di annichilire, stordire le persone affinchè poi accettino di aderire a corsi in cambio di grosse quantità di denaro. Gli inquirenti, ad esempio, scrivevano che in una registrazione “uno dei due interlocutori spiega all’altro, con tono di orgoglio, della “bravura” di altre due persone che sono riuscite a convincere qualcuno a comprare un certo corso (il “livello 4”) stando con lui ‘sino alle 8 del mattino successivo’. Sia consentito commentare che indubbiamente le persone in questione hanno mostrato notevole resistenza fisica ma si ha ragionevole motivo di dubitare del grado di coscienza e volontà dell’altro soggetto indottosi, dopo una notte insonne, ad acquistare un certo corso”.

In altri casi, ancora, le telefonate testimoniano che anche l’attività di proselitismo è diretta in base alle possibilità economiche della possibile ‘vittima’: “c’è una persona che ha… una pizzeria. Ma i muri non sono suoi. Lui sarebbe disposto a dare 3.000.000 al mese se tu puoi fargli avere un 40.000.000 presso una banca”. Altre volte, ancora, si stimola la persona a fare debiti, prestiti o ipoteche. E se, come in questo caso, la persona sembra decisa anche per conto suo a contrarre l’ipoteca per pagarsi i corsi “si assiste ad un sottile ma evidente atteggiamento di pressione”.

Uno dei casi più emblematici, a riguardo, è certamente quello di Maria Pia Gardini che ha perso circa 1,5 milioni di dollari. Le sue dichiarazioni giurate (febbraio 2001) aprono un mondo davvero inquietante. Basti ricordare, come ricorda la Gardini, che dopo aver soggiornato proprio per volere di Scientology in America, tornata in italia, “scoprii che la mia situazione era terribile. Il mio legale mi disse di vendere la villa di famiglia. Non avevo più soldi e non potevo permettermi di mantenerla”. E nemmeno la perdita di cari ferma l’interesse delle sette. Racconta sempre la Gardini che il 18 novembre 1990 sua figlia morì, all’età di 29 anni, per aids; “due giorni dopo la sua morte – racconta – la portai al cimitero per essere sepolta nel mausoleo di famiglia. Quel giorno mi richiamarono a Flag. Mia figlia non era stata nemmeno ancora sepolta. Flag mi chiamò e parlò con mia madre, che li mandò a quel paese […] Quando infine parlai con loro dissi che mia figlia aveva lasciato una bambina di 11 anni, Camilla, e non potevo partire immediatamente. Mi telefonavano ogni giorno, incessantemente, intimandomi di rientrare immediatamente. Telefonavano senza preoccuparsi delle sei ore di differenza tra gli USA e l’Italia. Chiamavano alle 4 di mattina svegliando tutta la casa, immersa nel dolore per la perdita di mia figlia, intimandomi di rientrare immediatamente a Flag”. Poco dopo la Gardini viene abbandonata anche dalla madre che le lascia una cospicua eredità.

E Scientology? “Debbie Cook (suo superiore, ndr) mi disse ‘Vogliamo sapere in che modo possiamo aiutarti per il tuo ciclo dell’eredità’. Si riferiva a come accelerare l’entrata in possesso dell’eredità di mia madre”. Sebbene la Gardini avesse tentato di ritardare, le pressioni erano costanti, anche tramite sedute tra lei e più persone il mattino alle otto, come documenta l’ex scientologa. Alla fine “finii per trasferire 300.000 dollari sui conti (di Scientology, ndr)”. Né le pressioni per altre ‘donazioni’ finiscono qui. La Gardini, visti i suoi problemi familiari dopo la morte di madre e figlia, aveva esigenza di rientrare in italia: “mi dissero che potevo partire, ma prima volevano che facessi l’intera donazione di un milione di dollari”.

A questo punto qualcuno potrebbe dire: ma perché non uscire? Come già abbiamo spiegato, il meccanismo che è alle spalle di tali donazioni porta l’adepto ad un completo annichilimento. Nelle carte processuali, ancora, ci sono le testimonianze di familiari che in pratica sono arrivati a non riconoscere più i propri cari. Una madre, ad esempio, dichiara: “…non so che arte venga usata per plagiare una personalità probabilmente debole, indebolita anche da fatti estremamente dolorosi accaduti nella nostra famiglia. La morte a 25 anni, del primo dei miei quattro figli, la morte di mio marito… nel 1982/83 rimase coinvolto in Dianetica e da allora non l’ho più riconosciuto… mai si era mostrato violento al punto che mi mise le mani addosso un paio di volte”; in un’altra dichiarazione, rilasciata ancora da una donna parlando di sua figlia, si legge:  “non la riconoscevo più, pur essendo sempre educata, mi sembrava un ‘robot’, non so come spiegarmi, una specie di fantasma senza più emozioni”.

E ancora: “… questo cambiamento di mia moglie mi ha causato non poca sofferenza e mi ha indotto ad indagare per trovare le origini … io sono un operaio e non mi intendo di queste cose ma ho notato che lì fanno di tutto per convincere la gente a pensare nello stesso modo o, comunque, a non pensare più con il proprio cervello”.

Comprendiamo, dunque, come sia difficile ravvedersi di una situazione che, potremmo definire, di “passivo sfruttamento”. C’è stato chi ha reagito, chi è riuscito ad uscire dalle dinamiche di indottrinamento. Ma non senza soffrire. Il già citato Giacomo Sotgia, nel suo memoriale, dichiara che “tali eventi (il suo essere stato adepto di Scientology, ndr) mi prostrarono a tal punto da aggravare lo stato depressivo e l’esaurimento nervoso di cui già soffrivo, e mi impedirono di lavorare per tutto l’anno 2007 e metà 2008 […] Attualmente continuo a soffrire di disturbi di salute, di stati ansiosi-depressivi che mi rendono difficoltoso svolgere regolarmente un’attività professionale e che nel tempo mi hanno fatto isolare da ogni iniziativa di carattere sociale e relazionale”. Anche Paola, la fuoriuscita da noi contattata, rivela la stessa difficoltà: “Mi rendo conto che la mia esperienza in Scientology ancora influisce sulla mia vita. Sono riuscita a farmi una famiglia, ma spesso, soprattutto quando sono tra persone che non sconosco, non riesco più a sentirmi a mio agio. Mi sento come un pesce fuor d’acqua”.

E questo non accade, chiaramente, solo in Scientology. La dottoressa Tinelli, ad esempio, ci parla di un lavoro sperimentale portato avanti da un associato del CeSAP con l’Università di Bari: “attraverso vari campioni è stato rilevato che i fuoriusciti hanno una dissociazione mentale negativa molto elevata. Questo significa che, a furia di rispettare delle regole che sono in contrasto con quelle che sono anche semplicemente le abitudini del quotidiano, ne risulta danneggiata l’attività cognitiva, l’attività mentale ed emotiva. Anche perché riaffacciarsi al mondo, il rivivere quelle emozioni alle quali si erano dati altri significati, diventa complicato”. Bisogna infatti ricordare che le sette ragionano per aspetti dicotomici: dentro-fuori, caldo-freddo, buoni-cattivi.

Non hanno le sfumature che invece sono essenziali nella vita. “In più – continua la Tinelli – nelle sette le scelte vengono sempre dall’alto, dal santone. Quindi c’è anche una sorta di affidamento totale al leader che presuppone, nel momento in cui si fuoriesce, una difficoltà ad entrare in contatto con un ambiente più allargato con tutte le sollecitazioni proprie di quest’ambiente”. Altro caso eloquente è quello di Michele, fuoriuscito di Damanhur, che ci racconta, anche lui, di non riuscire ad avere rapporti sociali: “Ho sempre paura. A volte faccio degli incubi molto strani e mi sveglio la notte terrorizzato. Ho difficoltà a rifarmi una vita, a metter su famiglia. E anche a trovare un lavoro stabile: molti mi considerano un disadattato. E probabilmente ora lo sono. La cosa non mi va giù perché mi ricordo da adolescente: ero sempre in prima fila quando si trattava di stare assieme, di divertirsi. Sognavo una famiglia molto allargata. I bimbi mi piacciono. Quando ci penso piango: l’errore che feci venti anni fa, quello di entrare in  Damanhur, mi ha cambiato. Non sono più me stesso. E ho paura che mai più tornerò ad esserlo”.

E, se da una parte uscire è complicato, dall’altra la setta fa di tutto affinchè verità scomode non vengano a galla: ognuna di queste, ad esempio, sconsiglia (anche se non per vie ufficiali) l’utilizzo dello strumento Internet, una fonte di informazioni decisamente pericolosa. Senza dimenticare che all’interno delle comunità, molto spesso, si creano comitati addetti proprio al monitoraggio della fede degli adepti e, nel caso ci sia qualcuno che allenti il suo credo, immediatamente le pressioni psicologiche raggiungono livelli ossessivi, da santa inquisizione. Molte di queste sette – come alcuni fuoriusciti ci confermano – dispongono di veri e propri tribunali nei quali sono tenuti interrogatori stremanti. E non finisce qui.

Alcune comunità dispongono anche di dossier su ‘nemici’ della setta (in primis giornalisti che hanno svelato importanti verità, come Del Vecchio e Pitrelli, ma soprattutto loro, i fuoriusciti): nel maggio 2010, infatti, la polizia ha sequestrato un archivio enorme nella sede torinese di Scientology. Al suo interno le storie, fin nei minimi dettagli, di tutti gli ex adepti (questo spiega perché, di solito, all’interno di tali comunità si cerca di conoscere fin nell’intimità ogni fedele). Ma non solo: all’interno del dossier abbondano i nomi dei ‘nemici’, ma anche di possibili alleati. Viene annotato tutto: preferenze sessuali, vicinanze politiche, problemi o forza economica della persona di cui si parla. Perché questo? Perché un dossier è un’arma sempre valida: è arma di ricatto, è contropartita in un possibile do ut des, è pistola da puntare nei confronti di chi, oggi amico, può domani ravvedersi della follia di Scientology.

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