SCENARIO/ Il partito democratico alla ricerca di una strategia

Le Monde del 19 novembre 2010 descrive plasticamente il dramma della opposizione italiana. Titolo eloquente “Il partito democratico alla ricerca di una strategia”. «Il segretario Pierluigi Bersani ha diffuso manifesti con la sua foto accompagnata da uno slogan: rimbocchiamoci le maniche. Ma il messaggio resta senza effetti. Il consenso al PD continua ad abbassarsi nei sondaggi: 25% attuale contro il 33% del 2008».

 

bersani_e_la_lenzuolataProseguendo nella sua analisi, Le Monde nota: «il PD ha perduto il contatto con i suoi militanti. Nelle primarie di Milano aveva scelto di sostenere un architetto, Stefano Boeri. I simpatizzanti del PD gli hanno preferito un avvocato pressoché sconosciuto, Giuliano Pisapia». Sulle intese, poi, Le Monde è tranchant: «Bersani continua a credere ad una ipotetica alleanza con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, capace di battere Silvio Berlusconi in caso di elezioni generali anticipate. Una prospettiva condannata da Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, che sarebbero esclusi da un tale accordo». Infine la prognosi infausta: «Questi giochi di Palazzo non sono senza rischi. Se permettono al PD di ritornare al potere, accrescono il fossato tra il vertice del Partito e la base».

A confermare il fallimento delle scelte centriste di Massimo D’Alema è l’offerta di alleanza di Casini a Berlusconi, bocciata dalla Lega. L’Udc preferisce un governo con la destra che si è alimentata coi voti della mafia e del malaffare e mantiene al vertice del partito in Campania quel Nicola Cosentino contro cui pende un mandato di cattura per associazione mafiosa. Arriveremo al punto che D’Alema, pur di restare a galla, proporrà una grande alleanza con il centro destra. A questo si aggiunge il possibile ritorno di Romano Prodi, responsabile dell’avvento e del regime di Berlusconi per la mancata soluzione del conflitto di interessi. Repubblica poche settimane fa ha ipotizzato che Prodi tornasse in campo e che pensasse addirittura al Colle. Ma non aveva detto qualche mese fa che non accettava la candidatura a sindaco di Bologna perché non voleva saperne più di tornare alla politica? 
A sinistra intanto rivediamo i responsabili del disastro che si uniscono per riproporsi come fondatori della Federazione della sinistra. E chi sono i protagonisti di questo ritorno? Personaggi sonoramente sconfitti da Berlusconi alle ultime elezioni politiche: Cesare Salvi e Paolo Ferrero, che rischiano di distruggere sul nascere Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola. E soprattutto saranno i principali responsabili della ennesima sconfitta dell’opposizione. Una ricomposizione della sinistra è necessaria, ma non sotto la loro guida.

La crescita del centrosinistra richiedeva un ricambio generazionale e battaglie contro le ingiustizie sociali, una linea politica chiara in materia di lavoro (dignità e difesa dei salari), difesa della scuola pubblica, rifiuto di una guerra illegittima, ripudio del federalismo non solidale voluto dalla Lega, soluzione del conflitto di interessi, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Ed invece niente di tutto questo. Così coloro che sperano nella fine del regime con una nuova maggioranza che agisca nel segno della alternanza, sono delusi. Il 14 dicembre, con il doppio voto sulla fiducia al Governo alla Camera e al Senato, non induce all’ottimismo. Anche se la Consulta dovesse accogliere i ricorsi contro le legge sul legittimo impedimento. I futuri scenari non tranquillizzano. Il Cavaliere non ha alcuna intenzione di farsi da parte. E le sue tv lo aiuteranno a sopravvivere politicamente.

SOGNI E FABBISOGNI
Intanto il Carroccio, incassato il sì al federalismo fiscale, punta dritto alle urne. Con la certezza del successo. L’opposizione dovrebbe battersi contro il federalismo al buio, spiegando agli italiani i pericoli della divisione e i costi della riforma. Ed invece silenzio. Nessuno sa cosa porterà il varo dei decreti legislativi sul federalismo, ai quali la Lega tiene più di ogni cosa. Dopo avere votato a favore del federalismo fiscale, PD e IdV sono passati all’opposizione. Il terzo decreto legislativo, ancora da approvare, dà a Sose spa (insieme a Istat e a Ragioneria dello Stato) il compito di fissare i fabbisogni standard degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali. 
La questione dei fabbisogni standard è l’architrave del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipenderà la tutela dei diritti civili e sociali. Ed è semplicemente assurdo che il decreto legislativo sottragga al Parlamento e deleghi ad una società per azioni e all’Istat l’individuazione dei fabbisogni e dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei cittadini: il diritto alla scuola pubblica, alla salute, al lavoro e alla difesa dell’ambiente. 
Ci sarebbe una possibile violazione del dovere di solidarietà politica economica e sociale, fondamento della Costituzione (articolo 2), a scapito degli enti locali delle aree più deboli del sud e del nord. Si verificherebbe, con la riforma federale, la lesione dei diritti inviolabili enunciati nella prima parte della carta costituzionale, che sono intangibili e immodificabili. Ma Di Pietro e Bersani lo hanno compreso che il loro avallo iniziale al federalismo fiscale è stato un gravissimo errore? Non credo!
Occorre invece battersi contro i decreti attuativi del federalismo fiscale, che sarebbero un fattore di successo elettorale dei leghisti. Questi potrebbero mirare, subito dopo, ad altri traguardi prestabiliti, contrari alla Costituzione e all’unità del Paese, come la riforma della Corte Costituzionale, che si vorrebbe trasformare in un organo della maggioranza. Sappiamo che il Carroccio tende alla secessione del Lombardo-Veneto, della Liguria e del Piemonte dall’Italia. Umberto Bossi lo proclama apertamente, e i partiti della opposizione lo dimenticano. Ecco perché, approvata la finanziaria, il PD dovrebbe impedire la riforma federale. E spingere per la fine del regime di Berlusconi. Un regime nato e cresciuto sui rapporti con la mafia stragista, sui servizi deviati alleati della mafia, sui poteri occulti, sulle ingiustizie sociali, sui potentati economici, sull’umiliazione della scuola pubblica e dell’Università. 

IL FURBETTO DI GALLIPOLI
Massimo_DAlema_in_una_espressione_particolramente_intelligenteOccorre disintossicare gli italiani da una pessima informazione, dai conflitti di interessi, dal mito dei successi ad ogni costo, dai grandi fratelli e dalle isole dei famosi. Di questo regime il PD – e prima ancora il PDS – è ampiamente responsabile, anzitutto nella persona di Massimo D’Alema. Fu lui – lo diciamo da anni – a dare a Silvio Berlusconi, nel 1994, l’assicurazione che il suo impero mediatico non sarebbe stato toccato. Ignorava l’allora capo dell’opposizione che il 69,3% degli italiani decide come votare guardando la tv. La verità la confessò Luciano Violante nel febbraio 2002: «L’onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Voi ci avete accusato, nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto di interessi e avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi». 
Non c’era stata in realtà ignoranza, ma un patto scellerato tra D’Alema e il suo amico di Arcore. La speranza del furbetto di Gallipoli era quella di salire al Colle con i voti di Berlusconi. Ma questo non accadde. Il Cavaliere non abboccò all’amo. Ed oggi si appresta a scendere nuovamente in campo violando ancora una volta l’articolo 51 della Costituzione, secondo cui «tutti i cittadini accedono alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza». Così non è. Ma Berlusconi ha già iniziato la sua campagna elettorale. E proprio ora che tutto dovrebbe condurre alla fine del regno, c’è il rischio di un rafforzamento del regime.
Lo stesso Bersani ammette: «il voto sarebbe una cosa esiziale che ci farebbero perdere mesi, ponendoci in una situazione che non ci consente di guardare avanti con sicurezza». E’, la sua, l’aperta confessione che tre anni di malgoverno, l’aggravarsi delle condizioni dei lavoratori e dei pensionati, le leggi personali, la violazione della Costituzione, la corruzione e lo sperpero del pubblico denaro nel post terremoto dell’Aquila, la dissolutezza dei costumi del capo del Governo, l’umiliazione della scuola e dell’Università, non sono bastati a liquidare il tiranno. Il consenso di Berlusconi resta altissimo. Nonostante le battaglie dei movimenti. Essi hanno certamente avuto il merito di riportare le istanze dei cittadini al centro della vita del paese e di coinvolgere milioni di cittadini esclusi dalla politica. Ed hanno occupato lo spazio lasciato libero dai partiti del centro sinistra. Il silenzio dei cittadini è stato rotto da alcune grandi manifestazioni popolari che hanno portato in piazza milioni di persone. 

OLIGARCHIE PARTITICHE
Ciò di cui il Paese avrebbe bisogno, in tema di riforme, è una legge elettorale proporzionale con il voto di preferenza. Ed una legge sui partiti, oggi inesistenti come soggetti che concorrono alla vita democratica del Paese. La degenerazione dei partiti è stata possibile grazie all’assenza di regole e controlli sul loro funzionamento. La vita dei partiti di maggioranza e opposizione si è spenta. Essi sono organismi chiusi ed inaccessibili. Ma restano enormi centri di potere. Resistono oligarchie immarcescibili che decidono la spartizione degli appalti nelle opere pubbliche, nella Rai, nella scelta dei candidati al parlamento e dei vertici delle Authority. Tutto questo uccide la democrazia. La vita dei partiti, di tutti i partiti, il loro funzionamento corretto, interessa agli iscritti e a tutti i cittadini che li finanziano. Il problema non è più solo dei programmi. E’ degli uomini che non rappresentano più gli interessi e i bisogni dei cittadini. 
Occorre una gestione democratica e trasparente dei partiti, con regole precise sul loro funzionamento. Che non siano affidate a statuti interni violati. Evitando che ad essi si acceda con un processo di cooptazione dall’alto. E questo urta contro il diritto di qualunque cittadino, che professi le stesse idee, ad iscriversi.
Siamo consapevoli che gli italiani puniranno anche l’opposizione attraverso l’astensione. Dietro l’angolo c’è la instabilità, che ci spaventa. Ma tra il perpetuarsi di un regime che ci umilia ed offende da anni, e l’instabilità, preferiamo la instabilità, confidando che non sia lontano il giorno in cui possiamo liberarci della maggioranza, del malgoverno e di questa falsa opposizione e dei suoi esponenti, senza dignità e senza rappresentanza. Resta solo la speranza che i militanti del PD riacquistino un giorno il senso di responsabilità verso se stessi e verso il Paese.


Tratto da La Voce delle Voci di Dicembre 2010

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