SCENARIO AMBIENTE/ Il Molise non naviga in acque sicure. Nè pulite..

Uno dei problemi alla base dell’inquinamento acquifero è la mancanza di depuratori: suona strano, perchè nel 2010 (oramai 2011) certi gradi di civiltà parrebbero scontati, ma ben 50.000 molisani si ritrovano scarichi fognari a cielo aperto. Un sistema che porta nelle foci dei fiumi “una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge”. E le Istituzioni? Incuranti del problema ambientale. E alcuni dati lo confermano.

Lago_Liscione_acqua_marroneSappiamo bene – e ce lo confermano diversi rapporti Legambiente – che il Molise ha un patrimonio naturalistico ambientale particolarmente ricco, oggetto di interesse con centinaia di studi e ricerche effettuati. E tale valore è testimoniato anche da una serie di leggi che, nel corso degli anni, sono state concepite proprio a tutela della ricchezza ambientale, come la LR 9/1999 (Flora in via di estinzione), LR 6/2000 (Boschi), LR 15/2003 (Montagna), LR 30/2008 (parco Olivo). Senza dimenticare la “Rete Natura 2000”, le aree SIC, le ZPS, le IBA (120.500 ettari, pari al 27,4% del territorio regionale).

Eppure il Molise – “open gates” docet  – è una realtà poco conosciuta nella quale si fanno affari e si accumulano profitti con la redditizia attività di smaltimento rifiuti, una realtà nella quale si permette l’installazione selvaggia di pale eoliche, una realtà nella quale si stanno concretizzando anche gli affari e gli interessi di importanti organizzazioni criminali.

Ma, accanto a queste vicende che da mesi ormai sono costantemente al centro del dibattito politico e civile, se ne aggiungono altre che rivelano la stessa profonda noncuranza ambientale delle istituzioni regionali.  Soprattutto in relazione all’inquinamento delle acque molisane. Proprio in questi giorni non pochi danni e disagi stanno vivendo e subendo gli abitanti di una vasta area territoriale del Basso Molise, nei comuni serviti dall’invaso del Liscione, per via della contaminazione dell’acqua da triolometani. Abbiamo chiesto ad un laureato in Scienze Ambientale i rischi che si stanno prospettando a riguardo. “I trialometani – ci dice – sono sospettati di creare danni al fegato, reni e al sistema nervoso centrale. Sono inoltre considerati cancerogeni”.

E dunque? “Bisogna intervenire al più presto. Sicuramente la Regione si sta mettendo all’opera, ma le risposte sono ancora lontane dalla soluzione del problema. Il tutto in un periodo nel quale un servizio, come quello dell’acqua potabile, è essenziale”. Ma andiamo oltre e chiediamoci: di chi è la responsabilità? “I trialometani si formano per un processo di reazione del cloro con la materia organica contenuta nell’acqua e la loro concentrazione è cresciuta con le piogge abbondanti dei giorni scorsi”. Verrebbe allora da pensare che sia quasi normale e naturale la loro formazione. “Lo è se il sistema di potabilizzazione è vecchio e non funziona come dovrebbe. Un adeguato sistema di potabilizzazione dovrebbe evitare proprio la formazione di questi elementi nocivi per la salute umana”.

Insomma, le responsabilità sono evidenti e sono imputabili alla mancata vigilanza di questi sistemi. Alla negligenza degli addetti ai lavori. E’ inevitabile, a questo punto, esser coscienti di una questione: il Molise, nonostante la sua ricchezza territoriale, è una regione le cui istituzioni sono assolutamente incuranti del problema ambientale. E alcuni dati confermano quanto detto.

Come denunciato da Goletta Verde di Legambiente la situazione delle acque molisane è drammatica: le foci dei fiumi sono infatti “risultate con una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge”. Il tutto, poi, è acuito dal fatto che, secondo gli ultimi dati, ben il 15% della popolazione molisana (circa 50 mila abitanti) non è servita da depuratore. Ma perché tale disinteresse? La risposta è quanto mai scontata: il Molise – come detto – non investe nella salvaguardia dell’ambiente, ma nella sua deturpazione (che è causa, a sua volta, molto spesso di un ritorno economico).

A marzo, infatti, una ricerca condotta da “Sbilanciamoci” mostra proprio quanto detto. Già in Italia la situazione è abbastanza disastrosa: considerando il numero annuale delle cosiddette “eco-invenzioni”, il nostro Paese è al dodicesimo posto tra i 16 dell’Unione Europea. Se passiamo, poi, agli investimenti regionali ci rendiamo conto di quanto ancora meno si faccia in Molise, nonostante le molte e molte ricchezze ambientali di cui dispone la nostra regione. Gli stanziamenti in valore assoluto per “la promozione di prodotti e processi rispettosi dell’ambiente” in Molise si aggirano intorno ai 9,5 milioni di euro. Una cifra molto esigua se ci si confronta con la Puglia (520 milioni). Non è un caso che, fatta eccezione delle regioni a statuto speciale, il Molise è tra le ultime regioni di questa speciale classifica dopo Marche, Emilia Romagna e Basilicata.

Non si investe, dunque, in nulla che potrebbe in qualche modo salvaguardare l’ambiente. Il dossier di “Cittadinanza Attiva” a tal proposito parla chiaro: il Molise è tra le regioni che più ricorrono alle discariche (per l’87% dei rifiuti), insieme a Sicilia, Puglia, Lazio e Basilicata. Dati, questi, confermati anche da Legambiente, secondo cui “Puglia e Molise stanno ‘annegando’ nelle discariche”.

Ma torniamo alle acque. Accanto alla vicenda dei comuni serviti dall’invaso del Liscione, alcuni giorni  fa il Corpo Forestale di Isernia ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Sulmona riguardo l’inquinamento del torrente Vandrella le cui acque, da qui, arrivano fino al Volturno. Il Corpo Forestale, nella sua denuncia, è chiaro: non solo la foce del fiume a Castel Volturno – centro degli interessi camorristici nello smaltimento dei rifiuti – è inquinata, ma anche il sistema di fiumi e torrenti molisani che poi confluiscono nel Volturno, come appunto il Vandrella. Ed è nella zona di Rionero Sannitico che il torrente riceve liquidi inquinanti, che presumibilmente arrivano da un impianto di trattamento che si trova nel territorio di Castel di Sangro e che, a quanto pare, è responsabile di gravi sversamenti. Chiaramente sarà la magistratura a pronunciarsi.

Ma, come si capisce da quanto detto sinora, il Molise non naviga in acque sicure. Né tantomeno pulite.

 

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