SCANDALO IOR – LE PAPI BANK

Adesso lo Ior ha pochi giorni a disposizione per mettersi in regola. Entro la fine dell’anno, infatti, l’Istituto opere religiose, il forziere del papa, dovra’ aderire alle regole internazionali anti-riciclaggio cui finora e’ sempre riuscito a sfuggire, dando vita a scandali epocali, come quello del 1982.

di Sandro Provvisionato – La Voce delle Voci

35130_1467765584771_1552516699_1130376_4469062_nDovrebbe cosi’ finire – ma si tratta solo di una speranza – l’uso per cosi’ dire disinvolto dei canali finanziari vaticani che il 21 settembre scorso ha portato la Guardia di Finanza a sequestrare 23 milioni di euro dell’Istituto che si sarebbe reso complice di operazioni di riciclaggio.

Quando si parla dello Ior il ricordo torna immediato ad una figura in particolare, quella di monsignor Paul Marcinkus, ma si dimentica che lo stesso – avversato duramente da Giovanni Paolo I, Papa Luciani – operava con il pieno consenso di Giovanni Paolo II, dopo Giovanni XXIII il papa piu’ amato nella storia della Chiesa. E si dimentica soprattutto l’origine dello Ior e che la filosofia della sua creazione ed esistenza sta proprio nella possibilita’ di gestire affari riservati, spesso criminali, lontano da occhi indiscreti. Proviamo allora a rinfrescarci la memoria.

Chiamata erroneamente banca vaticana, lo Ior, fondato il 27 giugno 1942 con uno statuto approvato (e pare anche redatto) da Papa Pio XII, e’ in realta’ la continuazione di quella struttura finanziaria, la Amministrazione delle Opere Religiose, voluta nel 1887 da Papa Leone XIII come una sua banca personale. In questo senso lo Ior ancora oggi non e’ un istituto finanziario del Vaticano, ma proprio la banca del Papa in persona.

Nel 1929, i Patti Lateranensi, con cui lo Stato fascista riconosce la sovranita’ dello Stato della Citta’ del Vaticano, stabiliscono che gli utili derivanti da tale Istituto non saranno mai assoggettati a imposizioni fiscali da parte delle finanze italiane. Dopo la caduta del fascismo, l’intero trattato – compresi i codicilli per l’esenzione fiscale – viene ratificato dallo stato repubblicano e riconosciuto, nel 1947, dalla Costituzione italiana.

Nel dopoguerra lo Ior non dispone di ingenti mezzi, ma ha un grosso peso nell’economia italiana. Allo Ior, quasi tacitamente, e’ infatti stato affidato un compito che travalica quelli degli altri operatori finanziari o di semplici imprenditori bancari. Lo Ior e’ considerato infatti in quegli anni l’arbitro ideale in tutte quelle operazioni che vedono in campo lo Stato italiano e le societa’ private. E’ con l’avvento alla direzione dello Ior di Massimiliano Spada, appartenente ad una famiglia dell’aristocrazia nera, cioe’ di nomina papale, che lo Ior comincia ad accumulare potere.

A questo provvede un incontro molto cercato con uno dei personaggi italiani dell’epoca che piu’ di ogni altro sta creandosi una fama straordinaria nel mondo degli affari: il banchiere di Patti, Michele Sindona.
All’origine dei primi guai dello Ior c’e’ la figura di un vecchio imprenditore lombardo, Ernesto Mozzi, che nel 1959 incarica Sindona di vendere allo Ior l’intero pacchetto azionario della sua Banca Privata Finanziaria. Si tratta di un Istituto fondato a Milano nel primo dopoguerra. E’ una banca molto piccola che ha pero’ avuto una speciale autorizzazione governativa in base alla quale puo’ operare nel settore delle mediazioni finanziarie. 

Nello stile delle banche svizzere, la piccola BPF e’, allo stesso tempo, un Istituto di credito e una banca di investimenti che, negli anni, giunge a disporre di una clientela selezionatissima e prestigiosa: dai Falck ai Pirelli, dai Marinotti agli Juker, insomma il gotha delle famiglie dell’alta imprenditoria lombarda. In breve tempo Sindona convince Spada ad acquistare la BPF.orovaticano

Per garantirsi l’operazione, Spada utilizza un conto fiduciario presso il Credito Lombardo. Acquista il 100% del pacchetto BPF, ma, al 40%, imbarca nell’operazione sia Sindona che Franco Marinotti, ai vertici della Snia Viscosa, la piu’ grande industria tessile italiana, ma soprattutto importante funzionario della Confindustria. Tuttavia, ben presto, la strategia affaristica di Spada entra in crisi. Accade che lo stesso Spada entra in conflitto con il presidente del medesimo Istituto, un prelato, monsignor Alberto Di Jorio, destinato, da li’ a poco, a diventare cardinale sotto il pontificato di Giovanni XXIII. Di Jorio, per una mera questione di potere, essendo stato tagliato fuori dall’affare BPF, intima e ottiene che Spada venda la banca. Ad acquistarla per intero sara’ una holding dello stesso Sindona, la Pasco A.G., con sede nel Liechtenstein, che fara’ un affare epocale con immensi profitti. 

Negli anni in cui Sindona e’ sempre piu’ vicino allo Ior, si e’ intanto sviluppata un’amicizia molto forte tra lo stesso banchiere e l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanbattista Montini che, alla morte di Giovanni XXIII, diventera’ Papa con il nome di Paolo VI. La loro e’ un’amicizia che nulla ha che vedere con gli affari, ma e’ piuttosto di tipo intellettuale. Il tema prediletto delle loro conversazioni e’ la filosofia. Sindona predilige le teorie terrene di Nietzche, che contrappone alla visione religiosa del futuro pontefice.

Nel 1968 le strade di Sindona e delle finanze vaticane tornano a incrociarsi. Una votazione parlamentare ha appena stabilito il ripristino della tassazione dei dividendi posseduti dal Vaticano: qualcosa che per il sostentamento della Santa Sede rischia di essere mortale. All’epoca, dopo l’affare mancato della BPF, gli investimenti del Vaticano sono molti, ma in gran parte sbagliati. Il denaro del Papa e’ stato investito perfino in fabbriche di armi e nell’Istituto Farmacologico Serono che, per colmo di ironia, produce fra l’altro il contraccettivo orale Luteolas.

In quello stesso anno, quando le finanze vaticane, sotto la minaccia di quel voto parlamentare, cominciano a vacillare, i maggiori investimenti sono concentrati in due giganti dell’economia italiana: la Condotte d’Acqua, un’impresa di costruzioni, e la SGI, Societa’ Generale Immobiliare, entrambe in gravi difficolta’ e bisognose di una forte ricapitalizzazione. Impaurito dai gravosi esborsi cui presto sarebbe stato costretto, il Vaticano aveva deciso di abbandonare il controllo di entrambe le societa’. Alla guida effettiva dello Ior, intanto, non c’e’ più Massimiliano Spada, che ha lasciato il suo incarico di delegato laico dell’Istituto, ma Luigi Mennini. Spada, diventato consigliere di amministrazione in diverse banche italiane di Sindona, continua a mantenere pero’ stretti rapporti con il piccolo Stato del Vaticano.
All’inizio del 1969 e’ Paolo VI in persona a prendere contatti, attraverso Spada, con il suo vecchio amico Michele Sindona. Ed e’ allora che avviene il miracolo: Sindona e la Hambros Bank di Londra acquistano il pacchetto azionario del Vaticano nella Societa’ Condotte d’Acqua e il 95% della quota di controllo vaticana della SGI. Il costo totale dell’operazione ammonta a circa 50 milioni di dollari.

Convocato da Paolo VI, il banchiere di Patti viene indicato come un uomo mandato da Dio. Ma quell’affare per Sindona rischiera’ di rivelarsi un disastro: i conti delle due società, infatti, sono peggiori di come il Vaticano, falsificando i bilanci, li ha presentati. Tuttavia, con la sua solita abilita’ di risanatore, rimette sui binari in pochi anni le due societa’ immobiliari, pronte ad essere di nuovo competitive sul mercato. 

SPIRALE_DNA_VATICANOMa, allo stesso tempo, Sindona non dimentichera’ mai piu’ quel tentativo, da parte del Vaticano, di truffarlo. Non lo ha certamente dimenticato quando, da li’ a poco, nel 1971, per la terza volta, incontra sul suo cammino le finanze vaticane. Questa volta l’incontro è più schiettamente per fare affari insieme e alla partita, con Sindona, partecipano due personaggi di grande abilità: il neo direttore generale del banco Ambosiano, Roberto Calvi, e il neo presidente dello Ior, l’Arcivescovo americano Paul Marcinkus, che sul finire del 1967 e’ entrato a far parte del segretariato dello Ior per poi essere consacrato vescovo nel 1969.

Nel 1971, quando gia’ erano trascorsi molti mesi dal giorno in cui Sindona lo aveva presentato a Roberto Calvi, Marcinkus diventa presidente dello Ior. Prima che comincino i guai che conosciamo, i tre sodali danno vita a Nassau ad un potente sistema di riciclaggio di valuta, la Cisalpine Over seas Bank che, pur essendo controllata dal Banco Ambrosiano Holding of Luxembourg di Calvi, appartiene sia alla Finabank di Sindona che allo Ior di Marcinkus.

E sara’ proprio uno dei tanti tentativi di salvare l’impero Sindona che vedra’ coinvolto, ancora una volta, lo Ior di Marcinkus. Il progetto ideato da Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, che – con l’intervento dell’avvocato Umberto Ortolani, piduista anche lui, uomo gradito alla Santa Sede, tanto da essere nominato da Paolo VI gentiluomo d’onore di Sua Santità – mira a rischiosi investimenti in America Latina. Della partita, oltre ai vertici della P2, saranno ancora una volta Sindona, Marcinkus e Calvi.

Tratto da La Voce delle Voci di Ottobre 2010

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