Santanchè Story – Come unire l’utile al dilettevole: impresa e killeraggio mediatico

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In questo momento la Santanchè imprenditrice e Berlusconi sono legati soprattutto da due aspetti: gli affari e la guerra a Fini, le imprese e il gusto per il killeraggio mediatico. Pare che sia stata proprio Daniela a gestire il caso Fini, con cinismo e senza esclusione di colpi. E con l’intuito di unire affari e politica, sfruttando ogni occasione per pianificare i suoi business. Come per il caso Ruby…

 

Ma il forte peso di Daniela sta anche in altro. Non sono pochi, infatti, a ritenere che sia stata la Santanchè ad organizzare e gestire il killeraggio mediatico contro Gianfranco Fini. Capiamo perché.

Daniela infatti, non è soltanto politica. Esiste anche la Santanchè imprenditrice. Nel 2007, con la sua società di comunicazione “Adv”, fonda Visibilia a metà con “Tosinvest” della famiglia Angelucci, editrice di “Libero” e del “Riformista”.

Cos’è Visibilia? È una concessionaria, ovvero una società che si occupa della raccolta pubblicitaria per una o più testate giornalistiche, tenendo per sé una commissione. E certamente Visibilia comincia con il piede giusto, proprio approfittando del fatto che la famiglia Angelucci sia proprietaria dei due giornali ed ereditando, dunque, la loro raccolta pubblicitaria.

E la fortuna non può che aumentare dopo che, nel 2008, quando Feltri torna alla direzione de “Il Giornale”, anche il quotidiano della famiglia Berlusconi si affida a Visibilia per la pubblicità.

Marco Lillo, tempo fa, ha analizzato proprio lo spropositato guadagno pubblicitario dei quotidiani di famiglia Angelucci rispetto alle loro vendite: “Nel 2008 Il Riformista (secondo quotidiano degli Angelucci) dichiarava un milione di euro di introiti da pubblicità che però hanno del miracoloso se si pensa che il quotidiano diretto da un ex deputato del Pd, Antonio Polito, si ferma in edicola sotto le 3 mila copie. Mentre Libero nel 2008 dichiarava 8,6 milioni di proventi da pubblicità per una diffusione di ben 125 mila copie medi, anche se i ricavi da vendita delle copie pari a 28,7 milioni suddivisi per i giorni di uscita corrisponderebbero a una vendita media inferiore alle 100 mila copie”. Tutto merito di Visibilia, dunque. E dell’accoppiata Santanchè-Angelucci.

Tuttavia ben presto i guadagni cominciano a dimostrarsi una bolla di sapone, tant’è che “Libero” torna ad affidare la gestione degli spazi pubblicitari a Publikompass-Gruppo Fiat (che li deteneva già prima di Visibilia). E non è finita: alcuni mesi fa “L’Espresso” scriveva del ritardo con cui Visibilia pagava le competenze a “Libero”; in più, secondo l’ultimo bilancio, i crediti della società verso i clienti sono lievitati da 7,6 milioni nel 2008 a 11,2 milioni, tanto da costringere gli amministratori a sestuplicare i debiti della società verso le banche.

Ma ciò che conta per Daniela è certamente la vicinanza a “Il Giornale”. Come scriveva sempre “L’Espresso”, “lui (Vittorio Feltri, ndr), Daniela e Sallusti (subentrato a Feltri, neo direttore editoriale) sono inseparabili nella campagna anti Fin […] In effetti, l’interlocutore e il trait d’union è proprio lei, Daniela”. Senza “Libero”, in pratica, la Santanchè non dispera, anzi: stringe rapporto con il duo Feltri-Sallusti nella guerra mediatica contro Fini.

IL CASO RUBY

Dopo il caso-Fini, la Santanchè ha cercato di dare il suo contributo anche riguardo il caso-Ruby, ma questa volta con esiti controproducenti. A fine settembre, infatti, un’altra rivista appena nata – “Io Spio”, un settimanale di gossip di proprietà di Mario Farina (su cui torneremo più avanti) – comincia ad essere foraggiata pubblicitariamente da Visibilia. Ed infatti, proprio un servizio del settimanale, atto a screditare la giovane marocchina, invece non ha fatto che dare più forza e vigore a quanto già i magistrati supponessero e a quanto, poi, è venuto fuori con le intercettazioni (basti vedere la foto della copertina del settimanale qui pubblicata).

Infatti, c’è da ricordare che il settimanale in questione era del 5 novembre. Dunque, ben prima che uscissero le intercettazioni. Recitava il titolo di apertura in maniera significativa: “Bungabufala – Ecco la neomaggiorenne che con le sue fantasiose dichiarazioni rischia di fare cadere un governo”. Un titolo accompagnato da una foto, più da giornalino per adulti che da gossip per tutti. E all’interno tanto di commento e di articoli per far passare Ruby come una ragazza che “dice cazzate” e, pertanto, da non prendere sul serio.

Ma eccolo lì l’inaspettato: escono le intercettazioni e pare che sia stato lo stesso Silvio Berlusconi che abbia detto alla marocchina di dire “cazzate”. Se prima , per “Io Spio” i conti non tornavano, ora – spiace – ma tornano perfettamente.

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