RIFORMA GELMINI/ 2010, l’anno zero dell’istruzione per ricchi. Siamo al fascismo azzurro….

La pacifica e democratica battaglia degli studenti e dei docenti precari contro la riforma Gelmini resta sacrosanta – nonostante tutta la bagarre mediatica per gli scontri che riportano alla memoria i tragici giorni di Genova – per il rispetto dovuto al primato della scuola pubblica e della Universita’ statale di fronte alla scuola e alla Universita’ privata.

di Ferdinando Imposimato

logo_asciaE’ intollerabile che queste sottraggano risorse preziose all’istruzione pubblica in violazione dell’articolo 33 della Costituzione, secondo cui «Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo stato».
Gli studenti medi e universitari hanno iniziato una giusta battaglia per la difesa della scuola pubblica e della Università statale, supplendo alle inerzie dell’opposizione. E la devono proseguire anche nei prossimi mesi. Il voto del 14 dicembre scorso non ha cambiato i termini del problema. Tuttavia gli studenti non debbono cadere nella trappola dell’estremismo velleitario e violento, che distrugge le loro sacrosante rivendicazioni e fa il gioco dei nemici della scuola pubblica. 

E’ intollerabile che dentro la manifestazione degli studenti e dei precari abbiano trovato spazi teppisti, violenti e black block, che producono l’effetto della ingiusta criminalizzazione della legittima protesta studentesca contro la riforma della maggioranza. A favore della quale votera’ anche Gianfranco Fini. Con la conseguenza di una scuola di privilegiati e di una universita’ aperta solo ai benestanti. Eppure, negli “elenchi” letti nella trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Fini sembrava portatore di un messaggio di rinnovamento a favore dei giovani: ora e’ attestato in difesa della “casta” e dei partiti che non rappresentano gli interessi dei cittadini ma le oligarchie di vertice. 

Noi deploriamo la violenza dei provocatori nemici della protesta pacifica, essenziale alla democrazia. E pensiamo che il risultato del 14 dicembre non possa “delegittimare la legittimita’” delle richieste degli studenti. La convinta solidarieta’ degli italiani va agli studenti e ai precari, che chiedono solo di rispettare la Costituzione. I giovani restano la speranza di riscatto nelle tenebre berlusconiane, con una opposizione inerte. Forse perche’ la riforma Gelmini riprende molte delle indicazioni dell’ex ministro Luigi Berlinguer, governo Prodi. Quella contro l’ingresso dei privati, a cominciare da Confindustria, e contro la riduzione delle borse di studio, e’ una battaglia in difesa dei piu’ deboli e dell’Italia migliore. 

La riforma scolastica della Gelmini si risolve in una serie di tagli a scapito della scuola pubblica e delle universita’ statali, e in maggiori finanziamenti a favore della scuola e delle universita’ private. L’idea di trasformare la scuola pubblica in entita’ soggette alle leggi del mercato e dell’efficientismo e’ l’ultimo colpo inferto alla scuola statale. Essa si pone in netto contrasto con il principio che la Repubblica istituisce scuole statali (gratuite) per tutti gli ordini e gradi, e che lo Stato premia i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, avendo essi «diritto di raggiungere i gradi alti degli studi». Non solo: la riforma dimentica che la Repubblica non si ispira a principi utilitaristici, ma si impegna (articolo 3 della Costituzione) a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la liberta’ e l’eguaglianza, impediscono a tutti i lavoratori la piena partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale dello Stato. E dimentica che lo Stato – sosteneva Aldo Moro – e’ una grande organizzazione solidaristica che adempie ai doveri di solidarieta’ politica, economica e sociale (articolo 2).

Oggi e’ un fatto che la maggior parte degli studenti universitari proviene dalle classi sociali piu’ abbienti mentre dai lavoratori manuali proviene una minoranza esigua che non supera il 10 per cento. «Cosi’ il monopolio della ricchezza – diceva Piero Calamandrei – porta fatalmente al monopolio della cultura, sicche’ le scuole medie ed universitarie, sbarrate agli ottimi quando sono figli di poveri, si riempiono di mediocri e anche di pessimi». Che diventano pessimi professionisti, pessimi magistrati, pessimi politici e quindi pessimi governanti che pensano al loro vantaggio personale e non al bene comune, come si vede da esempi recenti che sono sotto gli occhi di tutti.
Viene cosi’ a mancare quel continuo ricambio attraverso il quale si verifica senza posa, nelle vere democrazie, il rinnovamento della classe politica dirigente, che non rimane una casta chiusa, come e’ oggi, ma e’ la espressione aperta e mutevole delle forze piu’ giovani e meritevoli della societa’. Puo’ cosi’ accadere che politici squalificati, come il presidente del Consiglio (che esalta esponenti della mafia – ad esempio Vittorio Mangano – quali simboli di coraggio e mantiene ai loro posti sottosegretari in odore di camorra), ci governino per decenni. E che personaggi della opposizione, bocciati dalla pubblica opinione e dalla Universita’, si propongano, senza pudore, come artefici di una impossibile riscossa. Consacrando cosi’ un regime che minaccia di essere eterno.

UN FASCISMO CHE AMMANTA DI AZZURRO
Ed e’ proprio in questo cristallizzarsi del potere politico in una minoranza inetta e ignorante, e tuttavia privilegiata, divisa tra maggioranza ed opposizione, la ragione del declino della classe dirigente italiana, esaltata da media asserviti, cortigiani ed intellettuali senza nerbo e senza dignita’. Ed e’ proprio qui da ricercarsi la causa piu’ profonda del trionfo del nuovo fascismo che si ammanta di azzurro, in questa fiacchezza, in questa anemia, in questa indifferenza popolare, narcotizzata dai grandi fratelli e dalle fiction. La sola speranza di riscatto viene dagli studenti, non condizionati dal ricatto di un governo insolente e prepotente. Noi siamo con gli studenti e le loro battaglie per la difesa della scuola pubblica e della Universita’ statale.

Nella nostra fragile ed ingiusta democrazia non accade che la scelta dei governanti cada su persone intellettualmente meglio dotate ma, grazie ad una legge elettorale che viola la liberta’ dei cittadini, su mediocri che ignorano cosa sia il bene comune e l’eguaglianza. Mentre aumentano le ingiustizie sociali e le nuove poverta’. E si tende a privilegiare una scuola riservata alle classi benestanti. Ma se solo agli appartenenti a certe classi sociali e’ dato di farsi strada ed emergere, mentre in altre categorie l’intelligenza e’ costretta, per mancanza della istruzione idonea, a rimanere occulta e socialmente inoperosa e sacrificata, allora la democrazia declina e con essa la liberta’ e la giustizia sociale.
L’ISTRUZIONE PER RICCHI
Laddove le scuole costano e puo’ frequentarle solo chi puo’ sostenerne il costo, l‘istruzione si risolve in un privilegio economico,
che e’ anche un privilegio politico. E attraverso il potere economico discriminatorio dell’istruzione, il governo democratico aperto a tutti i meritevoli diventa il governo dei ricchi. Ed e’ questo privilegio economico e dunque politico dei ricchi che la riforma Gelmini tende a garantire a scapito dei non abbienti, privilegiando la scuola privata e tagliando le risorse per la scuola pubblica. 

Di tutti i privilegi che la ricchezza conferisce agli abbienti, anche se incapaci, quello dell’istruzione e’ il piu’ ingiusto, odioso e pericoloso. L’uomo non puo’ esser capace di accedere alle cariche elettive se non gli si garantisce una educazione sufficiente per prendere coscienza di se’, per alzare la testa dalla terra, e per intravvedere fini piu’ alti che non siano quelli di saziare gli stimoli della fame. E se non si da’ attuazione all’articolo 51 della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza
Dopo l’asservimento del sistema mediatico-televisivo, che col silenzio o l’adulazione esalta il premier, il solo comparto da soggiogare resta la scuola pubblica. Ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze: senza una scuola pubblica di qualita’, l’Italia sara’ sempre in decadenza.

 

Tratto da “La Voce delle Voci” gennaio 2011

 

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