RIFIUTI, AMBIENTE e ABUSIVISMO/ I grossi interessi delle mafie

Che c’azzecca – direbbe Di Pietro – l’abusivismo edilizio con l’inquinamento e i rifiuti? Di solito i secondo non sono che la conseguenza del primo: oasi distrutte, parchi naturali cementificati, riserve utilizzate per smaltire materiali edili. Tutto torna nel grande gioco delle mafie italiane. Con un dato sconcertante, che riguarda l’impunità. Nel 2006 a fronte di 23.551 reati ecomafiosi accertati, in Italia ci sono stati appena 163 arresti. In Molise a fronte di 224 infrazioni zero (!) arresti. Ecco perchè la regione governata dal Presidente Iorio si è trasformata nell’Eldorado eco-mafioso.

 

di Carmine Gazzanni & Andrea Succi

ecomafia_italiaCi si potrebbe chiedere: cosa c’entra l’abusivismo con l’inquinamento? I due illeciti sono strettamente legate. Come segnalato, infatti, nel 2009 c’è stata una crescita nell’inquinamento derivante da scarichi fognari o cattiva depurazione del 45% rispetto al 2008. Ebbene,  tale crescita percentuale va di pari passo con un’altra crescita, quella, appunto, dell’abusivismo edilizio costiero (+ 7,6%). Casualità? Probabilmente no, “visto che di solito i secondi non sono che la conseguenza del primo”.

Possiamo pensare, inoltre, che dietro tale abusivismo ci sia ancora una volta la mano delle criminalità organizzate, dato che sono proprio le regioni a tradizionale presenza mafiosa in testa nella speciale classifica di riferimento: la Campania è in testa con 1514 infrazioni; segue la Puglia (1338 infrazioni), la Sicilia (1267) e la Calabria (1160). Si potrebbe citare, tra i tanti, il caso del lungomare di Triscina, frazione del Comune di Castelvetrano in provincia di Trapanai, che detiene il triste record di “abusivismo diffuso” con le sue cinque mila case fuorilegge; o ancora le tremila case dell’Oasi del Simeto (Catania): nonostante l’area fosse stata inserita già nel 1969 in un Parco territoriale che nel 1984 divenne riserva naturale, l’abusivismo ha portato alla presenza – come detto – di ben tremila costruzioni abusive.

O ancora, spostandoci in Calabria, potremmo ricordare il caso eclatante di cemento in spiaggia (se non proprio in mare) con quella che gli abitanti di Catanzaro chiamano oramai la “Palafitta”: una costruzione sul bagnasciuga nel mare di Falerna che ha vissuto una vicenda giudiziaria interminabile e, dopo ben 37 anni, ancora si attende una sentenza definitiva che stabilisca se la “Palafitta” sorga sul demanio oppure no. E si potrebbero citare, ancora, le 800 ville dei clan nell’Area marina protetta di Capo Rizzuto (Crotone), per le quali partirono indagini che hanno portato all’arresto di 150 persone.

Tuttavia, l’inerzia delle amministrazioni locali si fa sentire: nel giugno 2008 è stato firmato il contratto con una ditta di demolizioni per abbattere i primi 18 manufatti. Ma da allora tutto tace: il procuratore è stato trasferito e delle ruspe non si è vista nemmeno l’ombra.

La leadership, tuttavia, è, come detto, in mano alla Campania. D’altronde anche se riprendessimo il rapporto “Ecomafie” ci accorgeremmo della gravità della situazione in questa regione: negli ultimi dieci anni sono state tirate su 60 mila case fuorilegge, una media di 6.000 all’anno, ovvero 500 al mese, cioè 16 al giorno. Siamo nella regione dove il 67% dei Comuni sciolti per mafia è commissariato per reati legati all’abusivismo gestito direttamente dai clan della camorra. Per quanto riguarda la Campania diversi sono i casi emblematici.

Potremmo menzionare lo scempio di Alimuri (Napoli), l’ecomostro che quest’anno compie 48 anni, una spaventosa struttura di cemento (18 mila metri cubi su un’ area di 2 mila metri) alta 16 metri in paziente attesa che qualcuno decida le sue sorti; l’albergo del Clan Nuvoletta a Castelsalandra (Salerno) nel cuore del Parco Nazionale del Cilento: nonostante la zona, chiaramente, fosse di assoluta inedificabilità, l’albergo ricevette la licenza edilizia dal Comune e il clan subito ne approfittò aumentando  immediatamente le cubature e realizzando al suo interno alcune piscine e il campo per il tiro al piattello, un piccolo zoo e anche 25 villette.

Altro grosso interesse delle criminalità organizzate sono i rifiuti: si registra, infatti, una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009). I numeri sono spaventosi: 7 miliardi il giro d’affari del traffico di rifiuti speciali (ossia quelli di produzione industriale); 3.000 metri l’altezza della montagna, di tre ettari di base, che sorgerebbe con i rifiuti speciali scomparsi nel nulla dal 2006; 13 milioni le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente nella sola Campania dal 2006 al 2009; 66 le procure impegnate in inchieste relative al traffico illecito di rifiuti nel 2008.

Una nota a parte merita certamente il traffico illegale di PFU (pneumatici fuori uso).  Infatti tali traffici nel 2009 hanno riguardato ben 16 regioni italiane e hanno coinvolto anche Paesi stranieri, o come porti di transito o come mete finali di smaltimento: Cina, Hong Kong, Malaysia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal. E dalle indagini emerge chiaramente come i PFU siano al centro degli interessi dei trafficanti criminali: ”questa tipologia di rifiuti – sottolinea Legambiente – è stata al centro di oltre l’11% del totale delle inchieste svolte dal 2002 ad oggi”. Ed infatti sono proprio le regioni a tradizionale presenza mafiosa quelle nelle quali si concentrano le discariche abusive: qui troviamo più del 63% delle discariche abusive, per una superficie complessiva pari al 70,4% di quella sequestrata in tutta Italia dalle Forze dell’ordine. La prima regione per numero di discariche sequestrate, contenenti PFU, è la Puglia, con 230 siti, quasi il 22% del totale nazionale. Al secondo posto della classifica per regioni si colloca la Calabria con 159 siti illegali, seguita dalla Sicilia (con 141 discariche) e dalla Campania, con 131.

I danni di tali traffici sono diversi. A iniziare da quelli ambientali e salutari. Molto spesso vengono intaccate aree abbandonate, campi agricoli, aree industriali dismesse, quando non finiscono direttamente in mare. In più, la sostanziale indistruttibilità dei pneumatici fa sì che molto spesso vengano incendiati, con dannose conseguenze per l’aria che respiriamo. E ancora: “la forma cava e la particolare miscela dei materiali” portano il copertone, mischiato ad altri rifiuti, a “galleggiare” in discarica e allo stesso tempo a trattenere all’interno acqua piovana, creando un habitat ideale per la proliferazione di zanzare e topi. Con la concreta conseguenza che si possa giungere ad epidemie.

Ma il danno è anche economico. Legambiente, infatti, ha stimato un danno economico complessivo, sia alle finanze pubbliche che all’imprenditoria legale, accumulato sempre nel periodo 2005-settembre 2010, di oltre 2 miliardi di euro (esattamente 2.086). Un danno economico impressionante che va dal mancato pagamento dell’IVA per le attività di smaltimento, alla vendita illegale di pneumatici, dalle perdite causate alle imprese di trattamento, fino agli oneri per la bonifica dei siti illegali di smaltimento.

C’è una riflessione importante da fare: la proporzione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali è di 1 a 3. Per ogni tonnellata di rifiuti prodotta dai cittadini ne arrivano 3 prodotte dalle industrie & simili. Ecco spiegato il motivo del morboso interesse da parte delle mafie nei confronti dello smaltimento illecito di rifiuti. Le industrie, le aziende, le società per produrre hanno bisogno di consumare. Se consumano hanno bisogno di qualcuno che si occupi dello smaltimento. Costi troppo elevati? No problem, arriva il broker della camorra che ti offre la sua terra a prezzi stracciati. Cosciente di una impunità pressoché garantita.

Facciamo degli esempi concreti: in Molise nel 2006 sono state accertate 224 infrazioni eco-mafiose, che comprendono reati per abusivismo edilizio, attività di escavazione illecite, traffico e smaltimento illecito dei rifiuti speciali, racket degli animali, furti e traffici di beni artistici e archeologici. Persone arrestate? 0. Zero. In Campania a fronte di 3.169 infrazioni accertate – parliamo di dati sempre riferiti al 2006 – le persone arrestate sono state solo 39. In Lombardia andrà meglio? Nemmeno per sogno: 942 infrazioni accertate, 9 arresti. La rossa Toscana? Una delle peggiori, in questo senso: 1.421 reati e 2 sole persone arrestate. Il totale nazionale vede 23.551 infrazioni accertate e appena 163 arresti.

Delinquere conviene. Soldi facili e impunità. Ma in certe regioni conviene di più. Quali? In quelle dove gli arresti stanno a zero. Vale a dire Molise, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, Marche e Basilicata. E se far salire i camion di rifiuti in Trentino e Val D’Aosta è scomodo, costoso e inutile… dove si può andare con facilità e riducendo i rischi al minimo? Ecco spiegato il motivo per cui il piccolo Molise è divenuto l’Eldorado delle mafie. Con tutte le conseguenze ambientali che questo comporta. Anche e soprattutto per la salute umana. Quasi quasi conviene investire nel business delle pompe funebri. Tra qualche anno ci sarà tanto da lavorare. A patto di non morire prima del tempo…

 

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