Ricorda tanto la storia di un Cavaliere in sella da un quindicennio…

Chi sara’ mai l’angelo che riesce a trovare l’attico giusto per l’amico giusto nel momento giusto?

PagineGialle_LOGOHa un nome e un cognome, si chiama Francesco Silvano. Un angelo custode a 360 gradi, Silvano, grande amico del cardinal Crescenzio Sepe (ora al vertice della diocesi di Napoli, per anni numero uno di Propaganda Fide) ma, soprattutto, “l’amico” che riesce a tirar fuori dal cilindro della santa Congregazione (zeppo di duemila immobili e passa, nella stragrande parte superlussuosi, nel “core de Roma”) l’appartamento di via Giulia concesso graziosamente al capo della protezione civile Guido Bertolaso, che deve solo scomodarsi per pagare le bollette.

Sede prestigiosa in piazza di Spagna, Propaganda tutta Fede e Fitti milionari – per fare solo un esempio, il palazzo di piazza Mignanelli locato per la bazzecola di 160 mila euro (mese!) al re della moda Valentino – redige una apposita “graduatoria” per i futuri assegnatari, su cui sovrintende una commissione ad hoc formata da tre “eminenti” figure scelte sulla scorta di spiccate doti di “Scienza e Prudenza”, cosi’ come espressamente invocato dalla costituzione apostolica “Pastor Bonus” (articolo otto).

La trimurti (nel gergo vengono definiti “consultori laici”) e’ composta, oltre che da Silvano, da Angelo Balducci e Pasquale De Lise. Notissimo ormai alle cronache il primo, vero uomo ovunque ai Lavori Pubblici (e della Provvidenza), “Gentiluomo di Camera” del Papa, consultore laico della stessa Congregazione (e siamo a due) per la evangelizzazione dei Popoli. Presenza di gran peso la seconda, dal momento che De Lise, a lungo componente del comitato etico dell’Agcom, e’ fresco presidente del Consiglio di Stato (la nomina e’ del 10 giugno scorso), dove ricopriva gia’ la carica di presidente aggiunto (da numero due a numero uno, in sostanza, la promozione fortemente caldeggiata da Silvio Berlusconi in persona), nonche’ membro del comitato dei garanti per i festeggiamenti per i 150 anni dall’unita’ d’Italia.

Ed e’ proprio l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi a raccontare ai pubblici ministeri di quando De Lise, insieme a Balducci, gli mostrava con orgoglio il catalogo delle maison di Propaganda Fide a disposizione degli amici…
Poco noto alle cronache, defilatissimo, il terzo “consultore laico”, Francesco Silvano. Ecco il massimo che – anche via internet – si riesce a scovare: «ex manager Telecom, vicino a Comunione e Liberazione». Stop. Una storia, la sua, invece tutta da raccontare. E che porta addirittura al caso Cirillo, l’ex assessore dc rapito dalle Br nel 1982 e poi liberato dopo il pagamento di un riscatto: una delle pagine piu’ oscure della nostra prima repubblica, per di piu’ non lontana dal tragico ricordo del rapimento ed esecuzione (placidamente avallata dalla Dc di Giulio Andreotti e Francesco Cossiga) di Aldo Moro.

Torniamo a Silvano che, nell’82, siede al vertice di Seat, la controllata del gruppo Stet che si occupa delle famose “pagine gialle”. E il flusso dei soldi pagati alle Br per liberare il potente assessore all’urbanistica, il gavianeo doc Ciro Cirillo, passa in gran parte (i due terzi circa del milardo e mezzo di vecchie lire) proprio attraverso pubblicita’ ordinata dalla Seat su alcuni mezzi d’informazione partenopei, proprio in quei giorni della “trattativa” tra servizi segreti, Br, Dc e camorra. A raccontare per primo ai magistrati (dopo una quasi quindicennale valanga di no e smentite da parte dei vertici dc) le reali “modalita’” della trattativa e’ stato, nel 1994, un altro gavianeo doc, Raffaele Russo, per anni sottosegretario alle Poste, storico feudo di casa Dc, Antonio Gava in testa.

Rinchiuso a Poggioreale, temendo vendette di camorra, a un certo punto Russo decide di vuotare il sacco. «Il denaro del riscatto – verbalizzo’ – fu raccolto in parte a Roma, attraverso Antonio Gava e Flaminio Piccoli e tramite la Seat. Altri soldi arrivarono da una riunione di imprenditori a casa di Gava, quella riunone di cui parlano molti pentiti».

Solo la Voce, in un’inchiesta di quasi dieci anni prima – maggio 1985 – aveva alzato il velo su quella trattativa, e soprattutto sui canali che avevano consentito il passaggio dei soldi dai capibastone scudocrociati alle Br, con l’ok di Camorra e Servizi. “Pubblicita’, ecco il segreto”, il titolo della cover story. «Proprio la Stet, attraverso la sua consociata Seat – scrivevamo – avrebbe dirottato fiumi di danaro in direzione Napoli: destinatari alcuni mezzi d’informazione locali».

In particolare due tivvu’ partenopee (una d’area scottian-pomiciniana, Canale 34, l’altra – Teleuropa – diretta da Enrico Zambelli, colui che poi consegno’ il bottino alle Br), e un settimanale, Napoli Oggi, all’epoca di stretta osservanza Dc, inondato per un anno intero di pubblicita’ Seat (nonche’ di tutto l’arcipelago Stet), unico in Italia a pubblicare i messaggi Br e, all’indomani del rilascio, un’intervista esclusiva a Cirillo dal titolo: “Nessun riscatto pagato per la liberazione!”. In quell’inchiesta della Voce ampio spazio veniva dedicato – oltre che al ruolo della Seat – al vertice di Stet, Michele Principe.

Piduista (iscrizione del 29 genaio 1980), Principe per anni e’ stato direttore generale Rai, riuscendo – contemporaneamente – a lavorare per la “concorrenza”. Fu un altro altro piduista, Bruno Tassan Din, ai vertici di Rizzoli e Corsera, a dichiarare ai magistrati che «Principe ricevette denaro per qualche centinaio di milioni e ci diede tutta una serie di consigli e indicazioni per operare nel settore della emittenza televisiva privata, nel quale volevamo impegnarci».

Ricorda tanto la storia di un Cavaliere in sella da un quindicennio…

Tratto da “La Voce delle Voci” di Settembre 2010

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