RENATA POLVERINI/ Tra cimici e security, tutti i retroscena del giallo. E spunta il nome di Lotito.

007, spioni e security in “servizio” attivo soprattutto nel Lazio, storico obiettivo la Regione. Dopo i casi Marrazzo e Laziogate, qualche settimana fa è scoppiato l’ennesimo scandalo che coinvolge apparati di security privata e 007 nostrani. Obiettivo: l’ufficio di presidenza di Renata Polverini. E, tra le altre cose, spunta persino il nome di Claudio Lotito, dominus incontrastato di importanti business capitolini…

di Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

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007, spioni e security in “servizio” attivo soprattutto nel Lazio, storico obiettivo la Regione. Negli ultimi anni una forte accelerazione, a cominciare dalle intrusioni spinte di Francesco Storace, per delegittimare i suoi avversari nella corsa al vertice amministrativo, Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo; passando poi attraverso il Laziogate a base di mega appalti sanitari (ha fatto capolino, come documenta la Voce di aprile, Daniela Di Sotto, ex consorte del presidente della Camera Gianfranco Fini) e il caso Marrazzo, mix di coca, trans e servizi (stavolta carabinieri, “mele marce” – sic – secondo i vertici della Benemerita), con un convitato di pietra al tavolo: la camorra spa, ovvero il clan dei Casalesi, che detta legge per i traffici della polvere bianca dall’alto casertano fino al cuore di Roma.

 

NEWS_1233848854_ClaudioLotito-LazioChairmanInquirenti e magistratura – si spera – accerteranno ogni responsabilita’. Val la pena, comunque, di spendere qualche parola in piu’ sulla societa’ dei misteri, delle ispezioni notturne, della task force capitanata da un tenente e un appuntato mandati sul posto – gli uffici di presidenza della Regione Lazio – per tenere in scacco i vigilanti tramite quattro non ancora identificati 007.
Da un gruppo all’altro, eccoci al secondo pezzo da novanta della vigilanza, Nuova Citta’ di Roma, l’ex super colosso “Urbe” passato di mano in mano e poi approdato alla famiglia Montali (Sebastiano e Fabrizio), grazie ad una sponsorizzazione eccellente, quella del senatore ex Idv e poi numero uno degli Italiani nel Mondo Sergio De Gregorio, in ottimi rapporti con l’ex capo del Sismi Nicolo’ Pollari. Mega appalti di vigilanza, nel mirino della Nuova Citta’, dalla sanita’ a tutto quanto fa pubblico. Senza dimenticare, pero’, il privato che conta. Un caso su tutti, la prestigiosa ambasciata statunitense di Roma nella mitica via Veneto. Ebbene, e’ fresca dei primi di aprile la missiva inviata dalla Fiscascat Cisl all’ambasciata a stelle e strisce (ufficio contratti e ufficio sicurezza, nonche’ al dipartimento di stato degli Usa) per denunciare una sfilza di inadempienze contrattuali da parte della societa’ che si e’ aggiudicata il grosso appalto, ovvero l’ex Urbe. Cosi’ scrive, in una infuocata lettera-denuncia del 4 aprile, il segretario regionale Fisascat Mauro Brinati: «La scrivente organizzazione sindacale intende denunciare la gravissima inadempienza dell’istituto di vigilanza Nuova Citta’ di Roma nei confronti dell’Ambasciata americana di Roma e dei lavoratori GPG adibiti al servizio di vigilanza e sicurezza sulle rispettive postazioni e sedi affidate».

 

Ma eccoci a poche settimane fa. 12 aprile. I media nazionali strillano una notizia, peraltro relegata nelle pagine interne e poi del tutto glissata nei giorni seguenti: cimini e telecamere nella sede della Regione Lazio, addirittura nell’ufficio di presidenza, occupato da quasi un anno da Renata Polverini. Anche stavolta, a quanto pare, la pista sembra quella di matrice “sanitaria” vista la politica che Polverini, la quale e’ anche commissario straordinario per la sanita’, ha deciso di intraprendere (tagli di posti letto, convenzioni e accreditamenti piu’ difficili): «non so chi abbia interesse a spiarmi – dichiara a botta calda il governatore – fose la malavita, forse i servizi deviati, forse qualche azienda che stiamo penalizzando con la nostra azione riformatrice». 

Ma ecco la notizia, regolarmente oscurata dai media alle prese con Rubygate e dintorni: l’8 aprile dalla triplice sindacale di commercio, servizi e turismo del Lazio (Filcams Cgil, Fiscascat Cisl e Uiltucs Uil) parte una denuncia indirizzata ai vertici della Regione, al Questore e al Prefetto di Roma, rispettivamente Francesco Tagliente e Giuseppe Pecoraro, e al Nucleo Ispettivo della Guardia di Finanza. Un esposto-bomba, contenente fatti e misfatti sui quali dovra’ indagare la magistratura, con date, nomi e circostanze precise. Attenzione soprattutto alle date, perche’ quanto denunciato si riferisce a due specifici episodi, avvenuti il 3 e il 18 marzo.

SPIONI NEL PALAZZO

«Ci viene denunciato da piu’ lavoratori dipendenti dell’Istituto di vigilanza Roma Union Security, adibiti al servizio di sicurezza presso la sede della Regione Lazio in via Rosa Raimondi Garibaldi, che in data 3.3.20011 e in data 18.3.20111, nel corso della notte sono avvenuti fatti che richiedono sia fatta la necessaria chiarezza». In entrambe le occasioni, quando – viene precisato – negli uffici non c’era alcun dipendente della Regione, ma solo la vigilanza incaricata, «rispettivamente alle ore 23,50 e alle ore 23,10, si sono presentati presso la sede dela Regione, il Tenente Cirillo coadiuvato dall’App. Lilli, ambedue dipendenti dell’Istituto di vigilanza Roma Union Secutirty, i quali ordinavano a tutte le GPG;(guardie private giurate, ndr) in servizio di abbandonare le rispettive postazioni assegnate, di non effettuare i previsti giri periodici di controllo e di radunarsi al piano terra dello stabile. Una volta radunate le GPG in servizio, il Tenente Cirillo e l’App. Lilli le hanno fatte accedere nei locali della reception e trattenute in quel luogo per circa tre ore». 

La ricostruzione di quelle ore prosegue a ritmo serrato. Leggere per credere. «Nel frattempo il Tenente Cirillo e l’App. Lilli facevano accedere nei locali della Regione Lazio, con un automezzo aziendale, quattro persone sconosciute ed in borghese», le quali «prelevavano le chiavi degli uffici tra cui la chiave della Presidenza, vi accedevano e vi si trattenevano per oltre due ore e quaranta minuti. Successivamente venivano riposte le chiavi degli uffici “visionati”, fra cui quello della Presidenza, e il Tenente Cirillo e l’App. Lilli accompagnavano le quattro persone in borghese fuori degli uffici della Regione Lazio, liberavano le GPG in servizio che sino a quel momento erano state trattenute all’interno della reception, ordinando loro di riprendere le proprie postazioni ed effettuare i residui giri di controllo, senza fare menzione a nessuno dell’accaduto». 

Continua la denuncia al calor bianco: «Sui fatti esposti, del tutto inusuali, alcune guardie giurate hanno ritenuto doveroso fare relazione di servizio al Responsabile dell’Azienda, la quale, per tutta risposta, attraverso il responsabile tecnico operativo presso la Regione Lazio, Tenente Cirillo, ha pesantemente redarguito gli estensori delle relazioni, adducendo che i fatti avvenuti erano stati regolarmente disposti dai vertici aziendali. Inoltre, per la loro mancata consegna del silenzio, sono stati tutti trasferiti ad altri servizi al di fuori dell’appalto Regione Lazio».  

A questo punto i sindacati si chiedono, da un lato, se la Polverini sia a conoscenza dei fatti (le denucia, ricordiamolo, e’ dell’8 aprile), «soprattutto in considerazione di quanto recentemente avvenuto con lo scandalo Laziogate»; dall’altro, se gli organi di polizia (Questura di Roma, Carabinieri, Fiamme gialle), attraverso propri vertici ispettivi, abbiano «in qualche modo disposto – in questo caso legittimamente – autorizzazioni in riferimento alle quattro persone che nottetempo si sono introdotte all’interno degli uffici della Regione Lazio ed in particolare nell’ufficio di Presidenza, sostandovi per oltre due ore sia nella notte del 3 che del 18 marzo ultimo scorso».

Fino ad oggi il silenzio piu’ assordante. Intanto – pesce d’aprile a scoppio ritardato – il 12 compare la notizia delle “cimici” negli uffici della Polverini, seguita da un altro nulla assoluto. Saranno in grado, con calma, questura, prefettura, guardia di finanza, avvisate delle strane manovre di ruspanti 007 privati negli uffici pubblici della Regione, di fornire risposte ai cittadini? Di far luce, una volte per tutte, sui traffici milionari a base di appalti, tangenti e altro (mafie comprese) che da anni ormai governano i destini dei danari pubblici gestiti a fiumi sempre piu’ impetuosi (soprattutto – va sempre sottolineato – in campo sanitario) nella prima e piu’ ricca (di fondi statali) regione d’Italia?

UN PATRON DI NOME LOTITO

Per ora una sola certezza. Ossia i nomi dei due ex militari, poi passati al servizio di un colosso della vigilanza privata capitolina. Ossia la Roma Union Security, che fa capo alla galassia imprenditoriale riconducibile al patro’n della Lazio Claudio Lotito. Lui oggi annuncia querele a chiunque si occupi di questa vicenda accostando ad essa il suo nome. Di certo Lotito oggi e’ in gran spolvero anche nel settore dei vigilantes, benche’ da sempre impegnato nei business delle imprese di pulizia. “Er monnezza”, lo chiamavano allora, “er sacchetto che parla in latinorum”, lo etichettano oggi amici e nemici. Di strada Lotito ne ha fatta, e tanta. Non solo sposando una Mezzaroma (rampolla della potente dinasty mattonara), non solo cavalcando la smania pallonara laziale dopo fasti e nefasti della gestione di Sergio Cragnotti (il cracchista grande amico dell’ex banchiere d’oro Cesare Geronzi e sodale di Calisto Tanzi protagonista dello scandalo Parmalat con migliaia di risparmiatori in attesa di risarcimenti e giustizia), ma soprattutto galoppando sugli appalti milionari concessi dalla Regione Lazio negli ultimi anni alle sue imprese di pulizia. 

Racconta un tecnico regionale che per anni ha seguito le gare pubbliche nel settore dei servizi, dalla refezioni scolastiche agli ospedali: «Le societa’ di Lotito negli ultimi anni hanno fatto man bassa di appalti nelle piu’ importanti asl della citta’ e della provincia. Si e’ creato infatti una sorta di oligopolio, dove a spartirsi la torta sono stati due o tre gruppi. Del resto gli appalti delle aziende sanitarie sono di vario tipo. Ma sul versante delle pulizie a vincere e’ stata quasi sempre la squadra di Lotito». Certo non la formazione allenata da Eddy Reia, impegnata allo stremo nel guadagnare l’ammissione alla Champions League, ma le societa’ made in Lotito alle prese con scope, bidoni e milioni.   

URBE FOR USA

Segue la descrizione di una autentica odissea, con tanto di inadempienze, errori ed omissioni compiute dalla societa’ nei confronti dei dipendenti: nonostante una serie di impegni sottoscritti e contrattualizzati. Dal 2009 ad oggi. Secondo le accuse di Brinati, la societa’ si e’ aggiudicata appalti bypassando le regole, come nel caso della maxi commessa a stelle e strisce, soprattutto in materia di indennita’ riconsciute ai dipendenti. Un impegno previsto espressamente nel capitolato d’appalto, ma del tutto disatteso. Ecco cosa scrive il segretario Fisascat: «Alle reiterate richieste nei confronti della Nuova Citta’ di Roma, il direttore generale Enzo Pergolizzi rispondeva furbescamente che i capitolati di gara vengono fatti per accaparrarsi gli appalti e non certamente per rispettarli».

E’ lo stesso Brinati a mettere nero su bianco, nel 2009, una circostanziata denuncia, che parte dai progetti sbandierati per rilanciare la storica sigla, nominando, fra l’altro, un comitato di esperti super partes in grado di supportare l’azione del cda. Ma non succede nulla. In compenso – scrive Brinati – sono sempre piu’ frequenti le incursioni negli uffici aziendali di personaggi quali «Sebastiano Montali, ex politicante di area socialista con un passato poco limpido e il figlio Fabrizio, plurinquisito e indagato dalla Dia per associazione mafiosa e dalla procura della repubblica per corruzione, riciclaggio e collusione con la banda della Magliana».

Non basta. Passano alcuni mesi e parte un’altra denuncia, per una “proposta indecente”, ovvero la creazione fittizia di un buco in bilancio. Attraverso un complesso gioco di sigle e scatole cinesi, in sostanza, la societa’ satellite Securitel, destinataria del core business della vigilanza, avrebbe potuto fare un bel bottino (una trentina di milioni di euro) attraverso una serie di fallimenti pilotati. Montali junior ne parla addirittura con Brinati, gli espone il suo “piano” di spoliazione e creazione di risorse da spartire. Il sindacalista sbatte la porta e denuncia i fatti alla magistratura. Nel frattempo prosegue lo spezzatino aziendale, la drastica riduzione dei dipendenti, mentre i vertici aziendali non si fanno mancare “benefit faraonici”. Sul versante sindacale, invece, si intensificano i rapporti con l’Ugl, la sigla di destra fino ad un anno fa guidata da Renata Polverini.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Maggio 2011

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