REGIONI/ La mappa dei Presidenti “impresentabili”: mezza Italia gestita da condannati e indagati

Il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani è stato assolto dall’accusa di truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta Terremerse, uscendo dalla schiera dei governatori indagati. Ma i presidenti di regione condannati sono già quattro: il lombardo Formigoni, il valdostano Rollandin, il calabrese Scopellitti e il molisano Iorio. A questi si aggiunge la schiera di indagati: il pugliese Vendola, l’abruzzese Chiodi, il lucano De Filippo, il sardo Cappellacci e l’alto atesino Luis Durnvalter. Mezza Italia è gestita ancora da condannati e indagati. E certo non è incoraggiante. 

 

di Viviana Pizzi

presidenti_impresentabiliLE ASSOLUZIONI RECENTI DI ERRANI E VENDOLA

È di qualche ora fa l’assoluzione per “non aver commesso il fatto” arrivata dai giudici di primo grado di Bologna nei confronti del governatore piddino dell’Emilia Romagna Vasco Errani.

Errani doveva rispondere di truffa aggravata in relazione a un finanziamento di un milione di euro ottenuto dalla Regione Emilia-Romagna per la costruzione di uno stabilimento agricolo nel ravennate. Era accusato anche per falso ideologico, per aver fornito informazioni fuorvianti al magistrato che indaga sui contributi concessi alla cooperativa presieduta in passato proprio dal fratello di Errani, Giovanni.

Come una settimana fa per Nichi Vendola, assolto dall’accusa di abuso d’ufficio per aver riaperto i termini di un concorso per l’assunzione di un primario di chirurgia toracica all’ospedale di Bari, anche Errani ne esce pulito.

Ma se per il Governatore dell’Emilia Romagna i problemi giudiziari finiscono qui, al presidente della Puglia toccherà fare chiarezza su un’altra vicenda: infatti il 12 aprile 2012 Vendola ha ricevuto un nuovo avviso di garanzia, per cui deve ancora rispondere, sempre davanti al Tribunale di Bari, dei reati di abuso d’ufficio, peculato e falso, perchè accusato di aver falsificato una transazione da 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti. Il processo ancora non è stato istituito.

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MEZZA ITALIA GOVERNATA DA CONDANNATI E INDAGATI

Ma la lista dei presidenti di regione già condannati è ben più lunga: Roberto Formigoni (Pdl, Regione Lombardia), Augusto Rollandin (Pdl, Valle D’Aosta), Michele Iorio (Pdl, Molise) e Giuseppe Scopellitti (Pdl, Calabria) oltre ad avere in comune la militanza politica nello stesso partito condividono anche il medesimo destino giudiziario.

Due dei quattro governatori condannati però verranno presto sostituiti con nuove elezioni regionali. Uno di questi è proprio Roberto Formigoni, a capo di organismi elettivi ormai disciolti dopo i recenti scandali che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di tredici tra gli ex consiglieri regionali dell’assemblea legislativa lombarda.

 

IL CASO FORMIGONI

Veniamo però allo specifico e vediamo condanne e inchieste riportate dal governatore che non ha ancora annunciato una sua eventuale ricandidatura.

Il presidente della Regione Lombardia è stato condannato a 900 euro di multa e 110mila euro di risarcimento danni nei confronti del Partito Radicale Italiano e del suo leader regionale Marco Cappato per averli accusati di aver manipolato le firme a sostegno della sua rielezione per il quarto mandato da governatore. L’accusa era partita nel 2010 all’indomani della rielezione.

È del sedici aprile 2012, invece, la notizia –riportata dal Corriere della Sera – che Formigoni è indagato in concorso con il faccendiere Daccò nell’inchiesta sulla fondazione Maugeri.

Daccò è stato condannato a dieci anni di reclusione per essere finito nello scandalo dei fondi neri riferito all’ospedale San Raffaele per i reati di associazione per delinquere e bancarotta. Era anche accusato di aver pagato viaggi aerei di cui usufruiva proprio il governatore lombardo e la sua famiglia. Per questa cosa Pd, Idv e Sel presentarono anche una mozione di sfiducia che venne bocciata con 49 no e 28 sì.

Il 25 luglio 2012 arriva, dalla procura di Milano, la conferma sullo status di indagato di Formigoni. Il reato che gli viene ascritto è quello di corruzione in concorso con Daccò, Antonio Simone, Umberto Maugeri e Costantino Passerino.

 

IL CASO ROLLANDIN

Meno documentata ma più grave la condanna riportata da Augusto Rollandin presidente in carica della Valle D’Aosta. Nel lontano 1994 la Cassazione gli ha inflitto sedici mesi di reclusione per abuso d’ufficio e per favoreggiamento in appalti pubblici. Nonostante tutto si impose con il suo partito e venne eletto come presidente della Regione nel 1998 per poi venir dichiarato decaduto subito dopo. Nel 2001 entra in Senato dove non viene applicata, udite udite, l’interdizione dai pubblici uffici. Riabilitato dalla condanna nel 2008 viene prima eletto consigliere regionale e poi presidente della Giunta Regionale.

 

IL CASO IORIO

Condannato invece in primo grado per abuso d’ufficio per aver favorito la società Bain &Co nell’ottenimento degli appalti per lo studio di fattibilità dell’autostrada Termoli San Vittore e per la realizzazione della Asrem è il governatore del Molise Michele Iorio.

Per ora dovrà scontare un anno e sei mesi di reclusione ma il ricorso in appello è un fatto scontato vista la proclamazione di innocenza da parte del presidente e la sua intenzione di ricandidarsi per ottenere, al pari del suo collega Formigoni, la quarta rielezione consecutiva.

Anche per Iorio ci sono altre indagini da risolvere. Tra le più gravi e già citate ampiamente da questa testata quella della procura di Larino, nello scandalo “Black Hole” sulla malasanità bassomolisana. Il 22 settembre 2009 cade l’accusa di concussione, ma resta quella per abuso d’ufficio, per cui è rinviato a giudizio. Il 6 dicembre 2010 Iorio è nuovamente indagato nell’ambito dello smaltimento rifiuti per la nomina di Antonio Del Torto, presidente del Cosib, Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Valle del Biferno, arrestato nella stessa inchiesta.

Dovrà rispondere di abuso d’ufficio e frode ai danni dello Stato anche nell’inchiesta post sisma che lo vede indagato per aver allargato il cratere sismico del terremoto del 31 ottobre 2002 (quello che fu la concausa del crollo della scuola Jovine) da 14 a 84 comuni.

 

IL CASO SCOPELLITI

Tra i condannati anche il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopellitti (Pdl). Risale al novembre 2009 il giudizio negativo dalla Corte dei conti che gli impone di risarcire l’erario per 1.300.000 euro. Il tutto avviene in seguito all’acquisto di una ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, “Italcitrus”, che il Comune di Reggio Calabria ha acquistato per 2.536.000 euro al fine di trasformarla in centro di produzione della Rai.

Nel settembre 2010 riceve la sua seconda condanna. Il Tribunale di Reggio Calabria lo reputa colpevole di omissione di atti d’ufficio per non aver vigilato durante la sua carica di Sindaco di Reggio sullo smaltimento del percolato della discarica di “Longhi Bovetto”  e gli infligge  perciò  sei mesi di reclusione.

Non è tutto: il 20 luglio 2012 il Presidente della Regione Calabria Scopelliti viene rinviato a giudizio dal  Tribunale di Reggio Calabria con l’accusa di abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico. Assieme a Scopelliti vengono rinviati a giudizio anche i tre componenti del collegio dei revisori dei conti del Comune di Reggio Calabria, Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero Alessandro De Medici. Lo scoperto di bilancio di cui devono rispondere è di 170 milioni di euro.

Sotto inchiesta  formalmente anche per abuso d’ufficio. E’ finito nel mirino della Procura della Repubblica di Catanzaro che lo accusa di aver licenziato alcuni provvedimenti in campo sanitario. senza aver ottenuto il parere preventivo del Tavolo Massicci, dove governo e regioni collaborano per il piano di rientro.

 

I PRESIDENTI INDAGATI

Di Vendola, Formigoni, Iorio e Scopellitti abbiamo già parlato nei paragrafi precedenti: ai loro nomi però se ne aggiungono altri.

Gianni Chiodi, governatore Pdl dell’Abruzzo eletto dopo lo scandalo sanità che riguardava il predecessore Ottaviano Del Turco, nel settembre 2008  è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 14 persone. Le accuse dalla procura sono attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, inquinamento dell’aria, crollo colposo e falso materiale. Il procedimento nei suo confronti non è stato ancora aperto.

Tutto ancora da giocarsi nelle aule giudiziarie anche per Vito De Filippo (Pd) presidente della Regione Basilicata. Risulta infatti indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ ufficio. È stato accusato di essere una talpa  nell’ ambito dell’inchiesta su tangenti, fondi neri e cocaina portata avanti dal pm di Potenza John Henry Woodcock, indagini basate su presunte tangenti pagate da un imprenditore e dalla Total a politici e funzionari regionali.

Se la passa invece maluccio il pidiellino governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, indagato per presunta corruzione nell’ambito dell Affaire eolico in Sardegna. Deve rispondere anche di abuso d’ufficio per avere raccolto ed eseguito i consigli di Flavio Carboni, del senatore Marcello Dell’Utri (non  indagato)  e del suo coordinatore del partito Denis Verdini. Il 15 giugno 2012 è stato chiesto  richiesto il rinvio a giudizio nell’inchiesta sul crac della municipalizzata del centro di Carloforte. Il presidente della Regione dovrà rispondere di bancarotta per una società, di cui era presidente del consiglio di amministrazione, fallita nel 2010 con un passivo accertato di circa due milioni di euro.

Luis Durnvalter, presidente della provincia autonoma dell’ Alto Adige è invece stato accusato dalla Corte dei Conti di aver impegnato un milione e trecentomila euro  di soldi pubblici senza aver fornito alcuna giustificazione valida. L’indagine è ancora aperta.

 

I PRESIDENTI NON INDAGATI MA “IMPRESENTABILI” 

Il nome del leghista Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, è finito al centro delle cronache nella questione della raccolta firme per la sua elezione a governatore avvenuta nel 2010. La sua elezione è stata in bilico per un possibile annullamento di circa 12mila voti ottenuti da liste con firme false. Il Consiglio di Stato lo ha lasciato al suo posto, a pagare è stato Michele Giovine condannato in appello per aver falsificato le firme per la lista “Pensionati per Cota”.

Il piddino Claudio Burlando, presidente della Liguria, il sedici settembre 2007 ha imboccato contromano uno svincolo autostradale. Davanti alla pattuglia della polizia ha ammesso l’errore e dichiarando di essere privo di patente e carta d’identità  esibì la vecchia tessera da deputato scaduta anni prima.  Non subì alcuna multa e il caso venne archiviato.

Una multa per eccesso di velocità, due mesi prima, è arrivata anche al governatore leghista della Regione Veneto Luca Zaia. Era stato beccato sull’autostrada A 27 mentre aveva raggiunto la folle velocità di 193Km/h.

Renata Polverini, presidente dimissionario della Regione Lazio, non è mai stata iscritta in nessun registro degli indagati, ma è stata costretta alle dimissioni il 27 settembre scorso dopo lo scandalo corruzione che è culminato con l’arresto del capogruppo Pdl Franco Fiorito. Era però finita agli onori della cronaca nell’ambito dell’inchiesta Affittopoli accusata di vivere a prezzi bassi in un quartiere dell’Aventino. Si è difesa sostenendo che la casa era stata affittata alla famiglia del marito. La Corte dei Conti intanto  sta studiando la documentazione di una gara di 184.300 euro per una campagna promozionale sugli sconti sui biglietti di autobus e tram per gli under 30. Tale gara è stata vinta da Francesco Miscioscia, pubblicitario ed ex candidato nella lista Polverini nelle elezioni regionali del 2010

 

I BUONI ESEMPI

Ci sono anche presidenti di Regioni che finiscono su giornali e tv soltanto per la loro attività istituzionale. Si tratta dei piddini Renzo Tondo del Friuli Venezia Giulia, Enrico Rossi della Toscana, Catiuscia Marini dell’Umbria e Gian Mario Spacca delle Marche.

Mosche bianche in un mare di scandali.

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