Rai, 62 milioni di sprechi: tra flop clamorosi, concussione, intrecci “amorosi” e cachet da capogiro

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Questa non è (più) la Rai. Chi ricorda il programma “Balls of steel”? Probabilmente nessuno, dato che gli ascolti furono pessimi. Eppure è costato 2 milioni 900 mila euro. Chi, invece, “Wild West”? È costato 2.722 euro al minuto, pari a un milione 470 mila euro complessivi per sole tre puntate andate in onda. Chi ancora “Votantonio”, costato un milione 350 mila euro nonostante sia andato in onda una sola volta? Sono questi gli sprechi della Rai segnalati in un dossier dal Codacons e consegnato alla Corte dei Conti, per un totale di 62 milioni di euro. E poi i cachet delle varie edizioni dei Festival (incredibili anche quelli degli ospiti), le fregature del televoto per i telespettatori. E due episodi che gettano pesanti ombre sul servizio pubblico. A Radio Rai 1 si è fatta fuori una giornalista per far posto ad un’altra conduttrice “molto vicina” al direttore del Gr (nonostante gli ascolti pessimi rispetto ai precedenti). E, infine, il caso di concussione: il costo di un programma sarebbe stato gonfiato fino a 100 mila euro perché 30 mila era la fetta da spartirsi.

 

Un danno da 62 milioni, euro più euro meno. Questo è quello che si evince dall’esposto presentato dal Codacons pochi giorni fa alla Corte dei Conti contro la Rai per danno erariale.

Una nuova pesante tegola sul servizio pubblico dopo l’’indagine avviata dalla stessa Corte sul programma di Milly Carlucci Ballando con le stelle sul compenso stellare destinato a Christian Vieri: 800 mila euro inizialmente pattuiti, che poi sarebbero scesi a 600 mila. Ma l’azienda parla di una cifra inferiore, circa 450 mila euro per il suo impegno a cavallo tra il 2011 e 2012.

Secondo l’accusa, però, “la cifra sarebbe comunque eccessiva”.

Quanto oggi viene denunciato dal Codacons, però, è ancora più grave. Nel fascicolo – che Infiltrato.it è riuscito a recuperare – si trova di tutto: dagli incredibili cachet delle varie edizioni del Festival di Sanremo, agli impressionanti costi dei tanti flop confezionati dalla Rai; dai format esterni costati un occhio della testa (invece di servirsi delle strutture interne) ai danni derivanti dal televoto per programmi poi abbandonati (cosa che peraltro andrebbe contro una sentenza della Cassazione).

Fino ad altri due particolari che, se dovessero essere accertati, butterebbero la Rai in acque più che torbide: a Radio Rai 1 si è fatta fuori una giornalista per far posto ad un’altra conduttrice “molto vicina” al direttore del Gr (nonostante gli ascolti pessimi rispetto ai precedenti).

E, infine, il caso di concussione (provato da una mail consegnata alla Corte) tra un produttore e un direttore: il costo di un programma sarebbe stato gonfiato fino a 100 mila euro perché 30 mila era la fetta da spartirsi.

LE STRANE SPARTIZIONI RA PRODUTTORI E DIRETTORI. CONCUSSIONE? – Una segnalazione molto particolare riguarda, come si legge nel rapporto, “strane spartizioni di proventi Rai tra produttori e direttori”.

È il caso di un “produttore onesto” (il nome è tenuto segreto per privacy) il quale si sente proporre da un direttore una spartizione del compenso previsto per un programma televisivo.

Questi, incredulo, tende una trappola al direttore e gli invia una mail fingendo di non aver capito (sebbene avesse coscienza di essere stato vittima di quello che nei fatti era un tentativo di concussione). Nella mail – che il Codacons ha consegnato alla Corte – il “produttore onesto” chiede come ripartire i 100.000 euro previsti per il programma da produrre. E scrive l’assurdo: “7 me 3 altri???”.

La trappola funziona. E il direttore – che peraltro, informa il Codacons, è ancora nel pieno delle sue funzioni – abbocca. “Ovviamente c’è un errore. A te 3. Fammi sapere….”, scrive.

La concussione è evidente. Ma non finisce qui. Il produttore, infatti, sdegnato, rifiuta la proposta. Per tutta risposta, il direttore gli dice: “tanto c’è la fila fuori della mia porta per accettare…”.

Insomma, l’usus è proprio questo: c’è sempre un fetta per tutti. E i conti, ovviamente, si ingrossano. A tal proposito il Codacons ha fatto i suoi calcoli: “il costo per l’erario delle somme distratte con questo metodo si può calcolare al 70% dell’introito”.

Cosa vuol dire questo? Settecentomila euro ogni milione di spesa, ovvero 70.000 euro ogni contratto da 100.000 euro pagato dall’azienda. Una bella sommetta, insomma.

FLOP TELEVISIVI: MILIONI DI EURO PER PROGRAMMI ANDATI IN ONDA UNA SOLA VOLTA – Il capitolo flop televisivi è immenso. Le cifre sono incredibili. Tutte pesantissime per la Rai che nell’epoca pre-Gubitosi non avrebbe badato a spese (tanto, come si sa, sono spese del cittadino contribuente).

Prendiamo il caso di Balls of steel (Palle d’acciaio),  costato al minuto 1.611,11 euro, per una somma totale di 2 milioni 900 mila euro. Il tutto con un risultato di share descritto, dagli stessi dirigenti della rete, come “deludente”.

Ancora, la trasmissione Stile Libero Max che, con il suo share medio di 6.39, è costato alla Rai ben 1 milione 607 mila euro. Ovvero, sottolinea il Codacons, 178.600 euro a puntata e 2.551 euro al minuto.

L’elenco è infinito. Wild West, con il suo costo di 2.722 euro al minuto, pari a 490.000 euro a puntata e un milione 470 mila euro complessivi, ha totalizzato, durante le tre puntate andate in onda, uno share inferiore al 10%. Non differenti risultano i dati relativi alla trasmissione Donne, costato alla rete 489 mila euro a puntata per uno share del 9%. Per arrivare poi alla trasmissione Votantonio, costato ben 450 mila euro per ognuna delle 3 puntate realizzate, per un totale di un milione 350 mila euro eassurdità delle assurditàandato in onda una sola volta.

Sotto la lente d’ingrandimento, poi, anche gli appalti esterni di format o programmi che potrebbero invece essere realizzati senza il concorso esterno. Come nel caso di Che tempo che fa di Endemol. O in quello de I Soliti ignoti, “profumatamente pagato dalla Rai” (si stima 27 milioni di euro) nonostante, come segnalato anche da Striscia la Notizia, fosse sostanzialmente simile a un’idea che Gianni Ippoliti ebbe oltre vent’anni fa con il programma La Vela d’Oro (a cui peraltro, ironia della sorte, partecipò lo stesso Fabrizio Frizzi come conduttore).

LA GRANA DEL TELEVOTO – In più, nel fascicolo si fa riferimento ad arricchimenti indebiti con il televoto, come nel caso di Star Academy, sospeso dopo tre puntate. Scrive il Codacons: non possono considerarsi valide le singole sessioni di televoto se poi non si raggiunge lo scopo finale.

Quanto di più vero dato che il telespettatore vota da casa – versando un euro a sms e/o chiamata – sperando che il suo beniamino arrivi alla vittoria finale. In altre parole, il Coordinamento per la difesa dei diritti dei consumatori si chiede che fine abbiano fatto quei soldi.

La questione del televoto, per il Codacons, è tutt’altro che secondaria. “L’obbligazione di natura restitutoria a vantaggio dei consumatori e utenti che hanno mandato sms digitando da telefonia fissa o mobile la numerazione ad hoc abilitata – si legge nel fascicolo – dovrebbe costituire un must, valevole quale rimedio successivo che avrebbe lo scopo di tutelare l’utente”.

Oggi non è così.

Nonostante una sentenza della Cassazione (la numero 27092 del 22.12.2009) chiarisca che un ente pubblico come la Rai abbia l’obbligo di trasparenza ed efficienza nei confronti dei telespettatori quando manda in onda programmi nei quali i consumatori e utenti – a determinate conosciute e chiare condizioni – corrispondono prestazioni economiche in cambio della certezza di poter concorrere alla formazione del finale esito di quel programma televisivo.

RADIO RAI1: FACCIO FUORI LA GIORNALISTA PER METTERE LA FIDANZATA. E GLI ASCOLTI? PESSIMI – La questione riguarda la storica trasmissione di Radio Rai1 Italia: Istruzioni per l’uso di Emanuela Falcetti. Ebbene, la giornalista, dopo trent’anni di lavoro precario, è stata licenziata con un avviso in bacheca. Ma prescindiamo per un attimo dai metodi vergognosi utilizzati.

Perché mai la sua trasmissione sarà stata cancellata? Ascolti bassi? Pare proprio di no. In base ad alcune rilevazioni erano un milione e trecento mila gli ascoltatori, pari al 28% di share. E allora? Cos’è successo? Secondo il Codacons la questione sarebbe per così dire amorosa.

Al posto di Italia: Istruzioni per l’uso, infatti, viene inserito in scaletta il programma Prima di tutto, “all’interno del quale lavorerebbe una giornalista (Susanna Lemma, ndr) secondo alcuni troppo vicina al Direttore Antonio Preziosi”. Le perplessità sono più che fondate dato che da 1,3 milioni di ascoltatori pari al 28% di share si è scesi a 642mila ascoltatori con uno share del 15,42%.

Denuncia pertanto l’associazione: da tale accadimento vi è il serio timore che ne sia derivato un danno, non solo al servizio pubblico, ma anche erariale, imputabile a chi ha deciso la sostituzione del programma facendo crollare ascolti e introiti pubblicitari. Soprattutto se si dovesse accertare “se esistano rapporti personali che travalichino quelli professionali tra la sig.ra Susanna Lemma che ha sostituito la Falcetti e il direttore del GR Antonio Preziosi”.

LA STORIA DI SPRECHI DELLE EDIZIONI DEI FESTIVAL: TUTTI I CACHET DI CONDUTTORI E OSPITI – Non potevano non finire nel fascicolo gli incredibili stipendi che assicura la Rai – spesso “in maniera immotivata” – ad alcuni conduttori. È il caso, ad esempio, dei compensi elargiti a Paolo Bonolis e Roberto Benigni per il Festival di Sanremo 2009 (secondo indiscrezioni riferite dal Codacons 1 milione di euro al primo e per Benigni la cessione dei diritti delle sue partecipazioni sulla rete pubblica, valutati tra i 350mila euro e i 2 milioni di euro). Tutti compensi che non dipendono in alcun modo dall’andamento degli ascolti. Ma, d’altronde, non è una novità: il Festival è sempre costato tanto.

Nel 2006 500 mila euro andarono a Ilary Blasi , una delle donne del Festival di Giorgio Panariello – peraltro tra i più negativi sotto il profilo dell’audience – il quale a sua volta portò a casa un milione di euro. E se Simona Ventura nel 2004 si accontentò di 320 mila euro (in un’edizione, anche questa, segnata da scarsi ascolti) e Tony Renis, direttore artistico, di 500 mila euro, un milione di euro fu il compenso record per Paolo Bonolis nel 2009. Un po’ meno di un milione di euro si disse che fu la cifra presa anche da Michelle Hunziker nel 2007, al fianco di Pippo Baudo (800 mila euro).

E poi gli ospiti. Nel 2004 180 mila dollari furono dati a Dustin Hoffman per due performance imbarazzanti, compresa una in cui parlò della “cacca”; 250 mila euro vennero elargiti a Sharon Stone che si esibì al cospetto di Pippo Baudo; tra i 400 e i 500 mila euro furono dati nel 2006 a John Travolta in una partecipazione criticata dallo stesso conduttore del Festival, Panariello.

Addirittura 800 mila furono quelli elargiti a Jennifer Lopez nel 2010, anno in cui Antonio Cassano prese 150 mila euro per farsi intervistare da Antonella Clerici. Un vero e proprio scandalo lo provocarono poi i 90 mila euro dati al condannato per violenza carnale Mike Tyson , per un’intervista concessa nel Festival 2006 di Paolo Bonolis.

Per non parlare dei 500 mila euro dati nel 2005 a Hugh Grant per prendere un tè sul palco dell’Ariston e rivelarsi anche piuttosto infastidito durante un brevissimo scambio di battute a monosillabi.

Le cose non sono cambiate con l’ultimo Festival (come Infiltrato.it ha già documentato): 600mila euro a Fazio e 350mila alla Littizzetto. Certamente non un buon biglietto da visita per il risparmio.

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