Quirinale, i Poteri Forti in ballo: Aspen, Astrid, Trilateral, Bilderberg. La Presidenza è “cosa loro”

Tutti i papabili alla Presidenza della Repubblica – come evidenziato da un’inchiesta di Rita Pennarola su La Voce delle Voci – sono legati ai Poteri Forti internazionali, che operano e dettano legge anche in Italia: Aspen, Astrid, Trilateral e Bilderberg. Più una miriade di associazioni ed enti, tra cui la Fondazione Italianieuropei di D’Alema, nei cui direttivi spuntano sempre gli stessi. Il dubbio che viene, insomma, è che votare uno sia votare tutto il Sistema.

 

di Carmine Gazzanni

poteri_forti_italia_quirinaleDue votazioni sono bastate ad affondare definitivamente Pier Luigi Bersani e, con lui, tutto il Partito Democratico. Tra le critiche della base democratica (molti hanno addirittura bruciato la loro tessera), alla fine della giornata, il nome dell’inciucio, Franco Marini, ha fatto flop non raggiungendo quota 672.

Ed ora Bersani vuole riprovarci: in pentola – secondo i rumors – ci sarebbero Massimo D’Alema e Romano Prodi. Il primo nel caso in cui si voglia tentare di mantenere in piedi l’accordo con l’acerrimo nemico (che poi tanto nemico non è, visto l’inciucio) Silvio Berlusconi; il secondo nel tentativo di ricompattare tutto il centrosinistra. Ipotesi, quest’ultima, che significherebbe l’addio alla possibilità del governissimo: il Professore, infatti, è l’incubo numero del Cavaliere e certamente manderebbe all’aria l’ipotesi di larghe intese e andrebbe ad aprire una breccia nei Cinque Stelle, che l’hanno pure votato durante le loro Quirinarie. Improbabile, invece, che alla fine Bersani si convinca per Stefano Rodotà: nonostante il giurista sia di chiara estrazione di sinistra, il segretario democratico ha una tremenda paura che convergere sul candidato prescelto dai Cinque Stelle possa contribuire a suggellare il successo di Grillo. Meglio, dunque, ripiegare su nuovi-vecchi impresentabili piuttosto che su una figura di tutto rispetto com’è quella del costituzionalista.

Il quadro che si sta delineando, insomma, certamente non è dei più rosei. Le possibilità in mano a Bersani sono piuttosto risicate. Con grande probabilità il segretario Pd avanzerà un nuovo nome nella votazione di questa mattina (per la quale saranno richiesti ancora i due terzi dei voti: 672), dopodichè – in base anche a come andranno le cose – nella quarta (per la quale sarà richiesta semplicemente la maggioranza assoluta: 504 voti) potrebbe riaffacciarsi l’ipotesi Franco Marini, il quale facilmente con i voti di Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica, potrebbe diventare il successore di Giorgio Napolitano.

Il quadro delineato, però, non sembra nei fatti garantire un benché minimo cambiamento. A vedere i legami tra i vari candidati per il Quirinale si rimane sconcertati. Una rete incredibile di interessi, associazioni, enti e fondazioni nella quale è difficile districarsi. Partiamo proprio dal candidato di ieri Franco Marini, il cui nome compare nel direttivo dell’associazione Italianieuropei. Il presidente di quest’associazione (nonché fondatore) è Massimo D’Alema. Presidente dell’advisory board è un altro dei papabili: Giuliano Amato. Curioso, peraltro, che tra i membri troviamo anche Giulio Napolitano, figlio del più noto Giorgio. Un caso?

Stefano-Rodota_astridSembrerebbe proprio di no dato che il nome del figlio del Presidente in scadenza di mandato lo troviamo anche nel direttivo della costola della Fondazione Italianieuropei, l’Astrid (“Fondazione per l’analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni democratiche e sull’innovazione nelle amministrazioni pubbliche”), in cui compaiono, tra gli altri, anche Stefano Rodotà, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, oltre all’onnipresente Giuliano Amato. Violante e Amato, come se non bastasse, siedono allo stesso tavolo anche in un’altra fondazione, Lelio e Lisli Basso, insieme tra gli altri anche al nuovo uomo del Pd, l’ex ministro Fabrizio Barca.

Non c’è da stupirsi, d’altronde, che il padre del prelievo forzoso sia un po’ dovunque (sono tanti i poteri, occulti e non, a cui è legato). È infatti anche uno dei quattro presidenti onorari dell’Aspen Insitute, associazione nota per il metodo “a porte chiuse” (come chiaramente specificato nello statuto) e che mira a dare linee direttive alla casse dirigente (come dettoci direttamente dalla responsabile comunicazioni dell’associazione, la dottoressa Stefania Sallustri). Ebbene, nell’Aspen, oltre al dottor Sottile, ecco spuntare anche Romano Prodi e Gianni Letta. Altri due possibili “quirinabili”.

Prodi anche, però, sa il fatto suo, visto il legame anche ad associazioni internazionali come il Club Bilderberg (negli anni ha partecipato a due conventions) e la Commissione Trilaterale (in un’intervista a Il Fatto Quotidiano il rettore bocconiano Carlo Secchi – anche lui membro della Trilateral – aveva sottolineato come lo stesso Professore era stato un associato). Nella lista dei membri del 2013 Prodi non c’è. Ma al suo posto troviamo un suo fido compagno, Enrico Letta, nipote di Gianni, per questo uomo dal dialogo proficuo con il Pdl e anche lui presente in tante associazioni di peso: oltre alla Trilaterale, Letta jr. ha preso parte anche all’ultima convention di Bilderberg (insieme a Franco Bernabè, Lilli Gruber e John Elkann), è membro dell’advisory board di Italianieuropei e uno dei quattro vicepresidente dell’Aspen.

Letta, però, compare anche nell’Istituto Affari Internazionali, il cui presidente Stefano Silvestridi cui già ci siamo occupati in passato – ha avuto un ruolo chiaroscurale in vicende importanti del nostro Paese. Come ricorda Rita Pennarola su La Voce delle Voci, di lui si sono occupati Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel libro “Attentato al Papa” (Chiarelettere), in cui si legge, fra l’altro: “nel Rapporto Impedian 14, data di emissione 23 marzo 1995, con oggetto ‘Nino’, è scritto: ‘[Nino è] contatto confidenziale del Kgb. Nino è stato vicedirettore dell’Istituto per gli affari internazionali (Iai), che era in stretto contatto con i ministeri italiani degli Affari esteri e della Difesa. Era un contatto confidenziale della Residentura del Kgb di Roma’”.

Ma “il vicedirettore dello Iai, nome in codice ‘Nino’, altri non era se non il professor Stefano Silvestri, esperto in relazioni internazionali, uno dei componenti del comitato di crisi nominato da Francesco Cossiga nei giorni del sequestro di Aldo Moro”.

bonino_monti_bilderbergCome se non bastasse Silvestri è storico membro della Trilaterale (proprio come Letta). Ebbene nell’Iai, oltre a Enrico Letta, spunta anche Emma Bonino, altra papabile. I cui legami con il Bilderberg sono storia.

Tanti nomi, dunque. Ma una sola rete. Ecco perché chiunque andrà al Colle rappresenterà presumibilmente anche tutti coloro con cui siede in questo o quel direttivo di questo club o di quella commissione. Per ora dunque, stando a questi nomi, la certezza è una: al Colle andrà il Sistema. Ancora una volta. A prescindere dal nome: una venialità.

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