PROTEZIONE CIVILE/ Stop alla ricostruzione e nessuna gestione commissariale. A meno che non sia Expo

Dopo essere stati completamente dimenticati da gran parte della politica e media, per i terremotati dell’Emilia arriva un’altra scioccante notizia: stop alle agevolazioni fiscali. Da ottobre tutti a pagare le tasse. Probabilmente, però, non sarà l’unica sorpresa per gli emiliani (e non solo): se il decreto sul riordino della Protezione Civile a firma Mario Monti dovesse essere approvato anche in Senato, stop anche alle agevolazioni pubbliche per la ricostruzione in caso di calamità naturali e nessuna proroga per le gestioni commissariali. A meno che non si tratti di Expo 2015, del Palazzo del Cinema di Venezia o del Nuovo Auditorium di Firenze. Incredibile, ma vero.

di Carmine Gazzanni

expo_protezione_civileDal primo ottobre stop alle agevolazioni fiscali per i terremotati dell’Emilia. Una notizia scioccante se si pensa che l’ondata sismica è di soli tre mesi fa. Dopo essere stati praticamente dimenticati dalla stampa e da gran parte della classe politica, per gli emiliani arriva un altro boccone amaro. Incredibilmente amaro dato che i danni ci sono stati eccome. Il fascicolo pubblicato e trasmesso all’Unione Europea dalla Protezione Civile, a riguardo, chiarisce e non poco il dramma dello stop alle agevolazioni: i danni causati dalle ondate sismiche, stando a quanto si legge nel dossier, si aggirerebbero intorno ai 13,2 miliardi. Una cifra spaventosa. Un incredibile disastro, il cui peso, da ottobre, sarà solo e soltanto sulle spalle dei cittadini emiliani.

In realtà, però, questa potrebbe essere anche la prima di una serie di cattive notizie con cui gli emiliani (e non solo gli emiliani) dovranno fare i conti. Infiltrato.it – uno dei pochi che già in illo tempore sollevò la questione – mesi fa aveva rivelato che nel decreto legge sul riordino della Protezione Civile (primo firmatario Mario Monti) c’era qualcosa che non tornava. Quello stesso decreto poco più di un mese fa è stato approvato dalla Camera ed ora si attende il sì definitivo del Senato che certamente arriverà appena dopo la pausa estiva.

Ma andiamo con ordine. Sebbene nella parte generale si parli della “necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il riordino del Servizio nazionale di protezione civile ed il rafforzamento della sua capacità operativa”, in soli tre articoletti questo decreto cambia e non poco le carte in tavola. Partiamo dall’articolo 2. È proprio qui infatti che l’esecutivo ha inserito una norma che, col senno di poi, oggi capiamo essere strettamente legata alla decisione di interrompere l’agevolazione fiscale per i terremotati. In pratica, il testo pone uno stop definitivo agli aiuti pubblici per la ricostruzione degli edifici. Lo Stato, in altre parole, non interverrà più con aiuti economici. Qualunque sia la calamità naturale. Si legge infatti nel decreto che è prevista “l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati”. E si aggiunge – per evitare che qualcuno possa capire male – “a qualunque uso destinati”. Dal negozio, dunque, alle fabbriche. Fino alle case.

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Quali garanzie, allora, per il cittadino? Nessuna, salvo il fatto che ora la polizza assicurativa sarà estesa anche “ai rischi derivanti da calamità naturali”. Facciamo un esempio. Prendiamo un piccolo commerciante che ha la fortuna di avere anche una casa di proprietà. Si abbatte sulla città in cui vive un terremoto devastante. Casa e negozio rimangono fortemente lesionati. Senza alcun aiuto pubblico sarà praticamente rovinato. L’unica sua salvezza sarà la polizza assicurativa. Ma anche qui i problemi non sono certo di poco conto. Quali potrebbero essere infatti i costi? Ancora non è dato sapere. Non solo. Vengono, infatti, stabiliti i criteri tramite cui stabilire i possibili costi assicurativi. Uno di questi è la “mappatura del territorio per grado di rischi” (art.2 comma 3). Con la conseguenza, però, che cittadini che si trovano ad abitare in territori ad alto rischio sismico, saranno costretti a pagare una polizza decisamente più alta rispetto a quei cittadini che, invece, vivono in zone a basso rischio sismico.

Insomma, anche sulle calamità naturali lo Stato vuole risparmiare. Riprova ne sia quanto stabilito anche all’articolo tre: “le gestioni commissariali che operano […] alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono suscettibili di proroga o rinnovo, se non una sola volta e per la durata massima di trenta giorni”. Insomma, tutte le gestioni commissariali per emergenze scadranno alla data stabilita. Nessuna possibilità di proroga. Eppure di commissariamenti per emergenze naturali il nostro Paese è pieno zeppo. Ad oggi sono ben 56 le aree ad alto rischio, ora per eventi sismici, ora per eventi atmosferici, ora per rischi idrogeologici. Né sorprende allora che l’area emiliana colpita dal terremoto godrà del beneficio del commissariamento solo fino al 31 maggio 2012. In pratica solo un anno. Pochissimo tempo se pensiamo che L’Aquila ancora oggi è considerata – a giusta ragione – area in stato di emergenza.

Ma non per tutti i commissariamenti sarà vietata una proroga. Ci sono infatti alcuni gestioni commissariali che potranno essere rinnovate. Si penserà a terribili eventi sismici o incredibili alluvioni. Niente di tutto questo. Sono il comma 1 e il comma 2 dell’articolo tre a stabilirlo. “Ai fini del completamento degli interventi” si prevede “la prosecuzione degli interventi avviati per alcuni grandi eventi”. Ovvero l’Expo 2015, la realizzazione del Nuovo Auditorium di Firenze e del Nuovo Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. Per questi tre “grandi eventi” sarà consentita una “proroga”.

Lo Stato vuole risparmiare. Ma non su tutto. Grazie a Dio.

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